Black Knight è la serie TV Netflix sci-fi diretta da Ui Seok Cho, con protagonisti Kim Woo-bin (5-8), Kang You-Seok (Sa-wol), Esom (Jeong Seol-ah) e Song Seung-heon (Ryu Seok). Ambientata nel 2071, narra di una Corea ridotta ormai a uno spoglio deserto, dopo che una catastrofe ha lasciato in vita l’1% della popolazione.
Black Knight, trama e cast
Black Knight, come sopra anticipato, narra di una Corea ormai deserta per l’impatto di un asteroide sulla Terra. I pochi sopravvissuti alla catastrofe sono riusciti ad andare avanti grazie ad una serie di invenzioni, tra cui una sorta di maschera che permette l’afflusso di ossigeno, nonostante le condizioni precarie dell’aria circostante i protagonisti.

Il cibo e l’ossigeno vengono trasportati da una parte all’altra della Corea da un gruppo di corrieri, tra cui il popolare 5-8 (Kim Woo-bin), che finirà per essere coinvolto in una intricata cospirazione architettata dalla corporazione Cheonmyeong. Per una serie di coincidenze, 5-8 dovrà anche badare al giovane Sa-wol (Kang You-seok), il cui sogno è diventare un corriere per liberarsi dal proprio stato di rifugiato illegale.
Oltre a Kim Woo-bin, Kang You-Seok, Esom e Song Seung-heon, figurano nel cast anche Jin Kyung (la presidente coreana) e Nam Kyung-eup (il padre di Ryu Seok a capo della corporazione Cheonmyeong).
Black Knight, la recensione
La serie TV Netflix sci-fi diretta da Ui Seok Cho non riesce a raggiungere i risultati a cui aspira pressoché in nessun ambito realizzativo. Si presenta invece come un miscuglio, confuso, di trame e sottotrame, costruite in maniera non ottimale e caratterizzate dalla sensazione che qualcosa manchi in quasi ogni scena.
Quasi tutti i propositi, in particolar modo quelli degli sceneggiatori, finiscono per scontrarsi con uno sviluppo effettivo delle idee non all’altezza delle aspettative degli stessi addetti ai lavori, schiacciati dal numero di spunti ed espedienti soltanto abbozzati e non portati a termine.
I problemi della serie
Gli addetti alla scrittura di Black Knight presentano al pubblico un lavoro, almeno nelle intenzioni, realizzato per stupire lo spettatore, per la complessità della trama e l’intessitura di situazioni. La serie però non riesce a decollare, sia per la quantità di buchi di trama lasciati qua e là senza nessuna pezza a coprire le dimenticanze, che per una progettazione non all’altezza di quelli che dovrebbero essere i momenti più intensi di ciascuna puntata.

Tante premesse che non vengono portate sapientemente a compimento a causa anche del numero di tematiche in gioco. Sei episodi non bastano infatti ad approfondire le trame e sottotrame, e ciò si riflette sul risultato finale, che depotenzia la linea narrativa di 5-8, tra gli interpreti più capaci dell’intera produzione. Ciò è visibile soprattutto nell’ultimo episodio, che non raggiunge le vette che ci si poteva aspettare, almeno stando a quanto accennato nel primo episodio.
Tante idee, poca capacità di gestione
Black Knight vorrebbe proporre al pubblico un parco narrativo ampio: dal complotto di una potente corporazione alla difficile indagine che ci si aspetterebbe da un poliziesco, dalla lotta per la rivalsa sociale a quella per ottenere il potere. Uno degli ostacoli più grandi però incombe sull’intera produzione: sei episodi per sviluppare in maniera adeguata tutti gli spunti, avendo come sfondo un futuro distopico che necessiterebbe di almeno un minimo di caratterizzazione all’altezza dei propositi.
Ciò non avviene e l’ambientazione viene usata per accompagnare un complotto scialbo e già visto, un’indagine dagli esiti scontati, una rivalsa sociale che non racconta niente di nuovo e una lotta per il potere per niente trascinante.
Una costruzione discontinua e non sufficiente
Nonostante un grande sforzo da parte di tutti gli addetti alla realizzazione del progetto, Black Knight non riesce proprio a dimostrare un valore almeno sufficiente. La regia cerca d’essere varia quanto basta per poter dare un’idea allo spettatore del cambio di scenario, essendo la serie continuamente in bilico tra le fredde abitazioni di alcuni dei protagonisti e l’inospitale deserto popolato da ribelli e rifugiati.

Le scene d’azione, che dovrebbero rappresentare un fiore all’occhiello della produzione, non spiccano neanche per un istante, finendo per scivolare, inesorabilmente, nel dimenticatoio di chi guarda. Nemmeno l’utilizzo di un registro fumettistico all’inizio del primo episodio e alla fine di ogni puntata riesce a donare almeno un po’ di personalità al prodotto finito.
In conclusione
Da una produzione coreana che, soprattutto nei lungometraggi, fa spesso del riscatto sociale uno dei suoi punti forti, ci si aspettava un risultato decisamente diverso da una versione serializzata di tale tematica, pur essendo, in questo caso, accompagnata dall’utilizzo di un’ambientazione distopica proiettata nel futuro ipotizzato da penne non navigate.
Black Knight è dunque un’occasione sprecata, che avrebbe potuto portare un’aria di novità nel panorama seriale delle piattaforme di streaming. La serie sci-fi resta invece schiacciata dal peso dell’ambizione accompagnata da troppa approssimazione. Un prodotto che, per i risultati ottenuti nonostante i propositi, non può non ricordare il più recente My Name is Loh Kiwan, altra occasione sprecata di Netflix made in Corea.
