Una mamma per amica, o meglio dire “le ragazze Gilmore”

Una mamma per amica, in originale Gilmore Girls, è una serie televisiva ideata da Amy Sherman-Palladino, con protagoniste Lauren Graham e Alexis Bledel. È andata in onda dal 2000 al 2007 per sette stagioni, per poi averne un’ottava dal titolo A year in the Life che però non ha riscontrato lo stesso successo delle precedenti, come spesso accade.

Vorremmo concentrarci quindi solo e unicamente sulla serie “storica” che vede diversi punti a suo favore e un’idea originale e accattivante per l’epoca, ma anche alquanto attuale.

Una mamma per amica

Una mamma per amica o meglio le ragazze Gilmore

Andiamo alla trama, che è comunque molto nota. Le protagoniste sono una mamma e sua figlia, entrambe si chiamano Lorelai ma per comodità la figlia viene chiamata Rory. Lorelai ha avuto sua figlia a sedici anni, non ha voluto sposarsi con il padre di Rory, ma come donna indipendente e anche un po’ particolare ha scelto di scappare di casa, trovarsi un lavoro e crescerla da sola. Lorelai è una figura molto estroversa, ironica e caratterizzata benissimo anche grazie all’attrice che la interpreta, Lauren Graham.

Si tratta di un personaggio sopra le righe che però conquista il pubblico grazie alla sua esuberanza, alle battute sagaci, al verace umorismo e alla profonda umanità. Lorelai sembra non voler crescere mai, dentro di sé sa che dovrebbe ma preferisce non rinunciare alla propria libertà per obbedire a convenzioni sociali. Oltre a questo, è una donna affascinante ma soprattutto una mamma che fa del suo meglio. Per quanto sentimentalmente non riesca a trovare un equilibrio, per Rory rappresenta una guida fondamentale, nonostante comunque grazie alla scarsa differenza di età le due siano quasi sorelle.

Il titolo italiano rimanda un po’ a un senso diverso, poiché punterebbe la serie solo su mamma e figlia che hanno età simili, e per questo si comportano come amiche. È vero che naturalmente ciò accade, ma più che di Una mamma per amica dobbiamo parlare proprio delle ragazze Gilmore, mantenendo il titolo originale. Perché il punto è proprio come sono fatte.

Una mamma per amica

Rory, la letteratura e la crescita

Le tematiche affrontate nella serie sono infatti diverse e tutte sicuramente trattate grazie al fil rouge del legame fra mamma e figlia. Se Lorelai è così imprevedibile, Rory sembra (finché il personaggio non viene lentamente rovinato specie nell’ottava stagione) anche una guida per la mamma. Avendone il suo esempio, non vuole ripetere gli stessi errori. Allora anche la sua prima volta dovrebbe essere più ponderata, non avviene di certo ai 16 anni, e anche grazie alla guida dei nonni materni, altri personaggi incredibilmente caratterizzati, ha ben chiari i suoi obiettivi. È come se dovesse essere tutto ciò che la madre non ha potuto, ma anche di più. Perché Rory vuole andare ad Harvard, Rory ama leggere, vuole essere se stessa e se stessa corrisponde a queste ambizioni.

Sembra, specie nelle prime stagioni, quasi un automa. Ma di lei si rivela una grande umanità quando perde la testa per i ragazzi, ma soprattutto quando legge. Una mamma per amica è famoso per i moltissimi libri che cita, a partire da Alla ricerca del tempo perduto fino alle opere di William Shakespeare e i classici più acclamati. È possibile costruire un’intera biblioteca con i libri letti e citati da Rory, così come si potrebbero collezionare migliaia di DVD grazie ai vari riferimenti alla cultura pop con film e serie TV che mamma e figlia continuamente menzionano.

Questi aspetti passano per la definizione anche di altri elementi, come la crescita personale che passa anche attraverso lo studio, la visione di un film, il confronto con gli altri. Oppure ancora la scrittura, perché Rory vuole diventare giornalista. Tutto ciò senza nessuna pretesa di insegnare qualcosa, bensì raccontando semplicemente la vita quotidiana di una cittadina.

La vita quotidiana in dialoghi sagaci

Il punto centrale di Gilmore Girls sono però comunque i dialoghi. La velocità con cui avvengono è spesso stata criticata, ma la verità è che anche il ritmo che seguono i dialoghi è perfettamente coerente con le donne dipinte e non solo. I nonni sono una figura sempre presente, le loro litigate con Lorelai e il rapporto che hanno con Rory genera movimento e curiosità, e alcune delle scene più interessanti della serie avvengono proprio grazie a loro. È la comunicazione, o meglio, l’assenza di comunicazione tra i personaggi che li rende veri.

Allora quando si litiga non si segue di certo un copione, si ripetono invece le stesse cose, si divaga, si delira, perché nella vita reale sappiamo che è così. La serie risulta, quindi, profondamente realistica e incredibilmente naturale. È impossibile non affezionarci ai personaggi di Una mamma per amica e non desiderare di trascorrere almeno una serata con le due donne, anche solo per dire loro di stare zitte perché l’ennesimo discorso è noioso.

Naturalmente, si capisce, la serie è anche il trionfo di una visione profondamente femminista, ma non in modo cieco o assoluto. Lorelai in primis è una donna che si è fatta da sola, che ha cresciuto una figlia senza la necessità di un uomo a salvarla, ma non per questo è una donna perfetta. Gli uomini che la circondano sono spesso inetti, ma altre volte assolutamente perfetti e vittime della sua confusione. Luke, proprietario del locale che lei e Rory frequentano sempre, rappresenta in questo senso tutto ciò di cui lei ha bisogno: non un uomo che la salvi, ma un amico che ci sia per lei, qualcuno con cui parlare. Perché la parola è al centro della serie e anche della vita vera.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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