Lo scorso ottobre entra in pianta stabile a far parte del catalogo della piattaforma di streaming Netflix la miniserie Tutto chiede salvezza, distribuita ufficialmente dalla stessa piattaforma e per la produzione di Picomedia. Il prodotto, diretto da Francesco Bruni (Scialla!, Noi 4, Tutto quello che vuoi, Cosa sarà) si compone di sette puntate della durata di quarantacinque minuti ciascuna. La vicenda è tratta dal romanzo omonimo di Daniele Mencarelli, caso letterario del 2020. A capo del vasto cast corale si colloca Federico Cesari, nelle vesti del protagonista.

Tutto chiede salvezza trama
A seguito di una notte di eccessi di cui riesce a ricordare poco più di niente, il giovane Daniele (Federico Cesari) si risveglia nel reparto psichiatrico di un ospedale. Il ragazzo si ritrova costretto a trascorrere un’intera settimana nella sezione ospedaliera a causa degli incidenti causati durante le ore notturne in cui non era in sé, determinate da un abuso di sostanze stupefacenti che aveva compromesso il suo già sbilanciato equilibrio psicologico. Dopo un primo momento di rifiuto, in cui si accanisce contro la presunta ingiustizia che lo ha portato al confinamento, Daniele impara a conoscere gli altri ricoverati e ad entrare in sintonia con loro, mentre avrà modo di osservare al contempo i comportamenti di infermieri e dottori e di mettere a fuoco con lucidità le criticità del luogo.
Così facendo, Daniele fa la conoscenza del brillante e istrionico Gianluca (Vincenzo Crea), rinnegato dalle figure genitoriali, ma anche dell’enigmatico e saggio Mario (Andrea Pennacchi) o del più turbolento Giorgio (Lorenzo Renzi), dai trascorsi traumatici; ma anche del severo e diretto Dottor Mancino (Filippo Nigro) o degli infermieri Pino e Rossana (Ricky Memphis e Bianca Nappi). Col trascorrere delle ore Daniele osserva i meccanismi del reparto e vi si inserisce, forzandoli in parte a proprio vantaggio, mentre lavora su se stesso per comprendere cosa abbia causato l’episodio distruttivo che ha fatto sì che venisse portato al reparto. L’arrivo della problematica e irruenta Nina (Fotinì Peluso), però, rischierà di mettere a repentaglio il percorso di Daniele e la durata del suo soggiorno ospedaliero.

La recensione della miniserie
Prodotto attesissimo dal vasto pubblico di abbonati Netflix – anche in ragione della massiccia campagna pubblicitaria che ne ha preceduto l’uscita -, Tutto chiede salvezza ad una prima visione si configura come un prodotto certo non nettamente sgradevole ma ben lontano dal risultare innovativo, ben calibrato o indimenticabile, anche nello stesso limitato panorama seriale italiano. Lo stile narrativo, che si preannunciava fresco e non scontato, finisce in breve per rivelarsi tendenzialmente lineare se non addirittura piatto o confuso. Indubbiamente il caso letterario è un punto di partenza complesso, a cui è difficile fare giustizia in modo assoluto, ma la gestione del materiale narrativo si dimostra incerta, quasi caotica. Vengono così a mancare quasi del tutto gli approfondimenti legati ad alcuni personaggi secondari, e anche relativamente a quelli su cui la narrazione si sofferma la parentesi è abbozzata e limitata, rendendo così ogni personaggio una mera appendice del percorso del protagonista.
La scrittura tendenzialmente stentata finisce inevitabilmente per riflettersi sullo stampo registico dell’intera serie. Per questa ragione, una modalità di ripresa quale quella presente in Tutto chiede salvezza che non sarebbe accusabile di nessun grave errore finisce per manifestare sullo schermo tutta la propria insicurezza mantenendosi su una standardizzata linearità, che di tanto in tanto osa con alcuni movimenti di macchina i quali finiscono per non avere seguito alcuno. Anche il tentativo di inserire alcune rare parentesi oniriche – sulla carta potenzialmente efficaci ma di fatto incongruenti poiché presentate in modo tentennante e discontinuo – si rivela, in questo senso, dimostrazione dell’incertezza registico-autoriale, che non sbaglia mai platealmente ma, d’altro canto, teme evidentemente di osare.

Per contro, proprio a causa della natura corale del prodotto, in Tutto chiede salvezza assumono inevitabilmente un peso specifico di importanza sostanziale e capitale le interpretazioni attoriali. Queste ultime, a loro volta, confermano la direttrice di fondo che permea l’intero prodotto: non efficacissime, ma neppure sbagliate. La sensazione è dunque che, specialmente nel caso degli interpreti secondari, forse a causa di una scrittura che investiga scarsamente le parabole dei personaggi gli attori stessi fatichino a esprimersi al meglio e si ritrovino costretti ad abbozzare solamente le loro performance, mantenendosi in una zona franca che rende il loro lavoro corretto ma non certo memorabile.
Nota di merito, in ambito interpretativo, al lavoro compiuto da Federico Cesari nelle vesti di un protagonista stremato, confuso, ma per sua natura comunque a tratti brillante e entusiasta. Sullo schermo l’attore riporta l’esperienza acquisita sul set di Skam Italia, di cui è uno dei protagonisti, e la rielabora, sebbene si tratti di un prodotto evidentemente meno riuscito: ciò che ne consegue, così, è un’interpretazione matura, consapevole e tendenzialmente credibile. D’altro canto, spiace notare che il contraltare al suo lavoro sia quello del personaggio femminile principale, incarnato da Fotinì Peluso, che si rivela purtroppo velatamente acerba e altalenante nei toni della sua performance, forse la più debole dell’intera serie.

In definitiva, forse le premesse di grandiosità e la tanto enfatizzata promessa di successo che hanno anticipato l’uscita di Tutto chiede salvezza hanno finito per non giovare al prodotto stesso, evidentemente schiacciato dal peso delle aspettative. Ciò detto, la serie per quanto incerta e tentennante non può dirsi comunque un completo insuccesso e si rivela, ad una visione svagata e non troppo approfondita, comunque un prodotto tendenzialmente godibile e perfettamente in linea con il tenore del catalogo Netflix.
