Tutti lo sanno

Tutti lo sanno, tranne il pubblico. Che intuisce, ipotizza e ragiona sulle dinamiche aventi luogo nel corso delle due ore di visione, salvo scoprire che l’assioma del titolo non riguarda la rivelazione finale bensì una delle dinamiche base nel rapporto tra due dei personaggi principali. Un evento che arriva in faccia allo spettatore non senza sorprese, con diversi, anche evidenti, indizi che lo lasciavano presagire e che tenta di smuovere le acque di una narrazione parzialmente stagnante, dove il quieto clima paesano e il conseguente dramma non trovano mai la necessaria forza per appassionare completamente al destino dei protagonisti. Un passo indietro per il regista iraniano Asghar Farhadi, qui alle prese con una produzione spagnola costruita intorno al divismo della coppia, anche nella vita reale, formata da Penelope Cruz e Javier Bardem, alle prese con ruoli in cui il rischio di macchiettismo e manierismo si fa sempre più pressante nel progressivo tourbillon di eventi.

Tutti lo sanno

La storia vede Laura, donna spagnola da tempo trasferitasi a Buenos Aires con il facoltoso marito Alejandro, far ritorno insieme ai figli, l’adolescente Irene e il piccolo Diego, nella cittadina natale poco distante da Madrid per festeggiare il matrimonio di una parente. Qui la donna ritrova anche Paco, amante di gioventù nonché proprietario di una ricca zona agricola un tempo appartenente alla famiglia di Laura, ora felicemente impegnato con la bella Bea. Dopo che gli sposi sono convolati a nozze ha luogo un party con decine di invitati ma, durante i festeggiamenti, Irene scompare nel nulla; la madre scopre che la ragazza è stata rapita e i sequestratori chiedono un ingente riscatto, ritenendo erroneamente che Alejandro navighi nell’oro. Questi decide di partire in fretta e furia per stare vicino alla compagna e seguire da vicino le indagini, nel frattempo brancolanti nel buio. Il fondamentale intervento di Paco potrebbe rivelarsi determinante per un esito positivo, mentre inquietanti segreti sepolti nel passato incominciano a venire alla luce, per la serie Tutti lo sanno tranne una delle figure effettivamente coinvolte.

Tutti lo sanno

La sensazione di assistere ad una “soap-opera d’autore” diventa sempre più palpabile con lo scorrere dei minuti, per quanto ovviamente la mano del talentuoso regista riesca sempre a schivare i tranelli del puro melodramma di marchio telenovela, grazie ad un magistrale uso tensivo delle emozioni umane messe alle strette da situazioni tragiche che tirano fuori i classici scheletri nell’armadio. Ciò nonostante Tutti lo sanno soffre di troppi momenti di stanca e inutilmente pomposi, come il lungo festeggiamento che precede l’effettivo rapimento della teenager: un’ottica da tipica quiete che precede la tempesta che si rivela stancante e gratuita, eccessiva nel suo netto distaccarsi da atmosfere liete a sciagura immediata. Il film è disomogeneo e vive sulla forza intrinseca delle proprie scene madri, tutte giocate sul confronto attoriale tra i suoi interpreti che emergono anch’essi soltanto a tratti. La Cruz passa da un sorriso continuo a lacrime perenni, in una trasformazione mimica e facciale che non rende giustizia alla sua straordinaria carriera, e Bardem acquisisce una dolente determinazione solo nella parte finale. Non è un caso che il migliore del cast principale risulti il “terzo incomodo” di Ricardo Darin, abile ad agire in sottrazione tra le due primedonne.

Tutti lo sanno

La stessa chiosa finale, lasciante un epilogo parzialmente aperto per quanto basato su un costrutto ormai risolutore, appare come un facile espediente per far parlare di quanto visto anche dopo i titoli di coda, scelta che in un’operazione lineare di questo tipo appare poco idonea. Le figure di contorno, pur sulla carta degne di interesse, si risolvono così in semplici comparse che avrebbero avuto da dire molto di più se gestite con maggior raziocinio, e lo stesso svelamento dell’identità dei rapitori risulta forzato per quanto espresso in precedenza, lasciando l’amaro in bocca proprio nelle fasi clou. Tutti lo sanno cavalca una pedanteria narrativa che finisce per destabilizzare la storia e i personaggi, con l’attenzione che si risolleva grazie ad improvvise impennate che vanno a stonare con l’invece più sobrio mood generale, in una sorta di unione obbligata che priva di personalità l’intero costrutto filmico. Per un’opera che ha i suoi meriti ma si dimentica di mantenere un equilibrio tale da renderla uniformemente compiuta.

Voto Autore: 2.5 out of 5 stars