Recensioni FilmTokyo Godfathers - L'umanità e la dignità degli ultimi

Tokyo Godfathers – L’umanità e la dignità degli ultimi

Tokyo Godfathers è un film d’animazione giapponese del 2003, diretto da Satoshi Kon. È il terzo e penultimo film del regista, venuto a mancare prematuramente nel 2010. Nonostante la sua carriera da regista conti solamente quattro film, la portata e l’importanza che hanno avuto sull’animazione giapponese, soprattutto oltre oceano, è enorme. I film di Satoshi Kon sono tutti pensati per lo schermo fin da subito e, soprattutto, sono pensati per adulti.

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Tokyo Godfathers – Trama

È la notte della vigilia di Natale. In una Tokyo fredda ed innevata, tre senzatetto si imbattono in una scoperta inaspettata: un neonato. Abbandonato tra i rifiuti, avvolto nelle coperte, il bambino è accompagnato da una borsa contenente alcune foto, un biglietto e degli indizi sulla possibile identità dei genitori. I tre protagonisti – Gin (Tooru Emori), un ex ciclista alcolizzato e disilluso dalla vita, Hana (Yoshiaki Umegaki), una donna transgender dalla sensibilità acuta e dal passato doloroso, e Miyuki (Aya Okamoto), una ragazza adolescente fuggita di casa in seguito a un conflitto familiare – decidono di mettersi in viaggio attraverso la città per rintracciare la madre del bambino e restituirlo alla sua famiglia.

Nel corso della giornata e della notte successiva, il trio affronta una serie di eventi straordinari, coincidenze imprevedibili e incontri con altri personaggi ai margini della società. Da un killer professionista a una madre in lutto, da una sposa disperata a un padre assente, un mosaico di volti e personalità ci dipinge il vero volto di Tokyo. Ciascuno di questi momenti contribuisce a far emergere i traumi, i ricordi e i legami spezzati dei protagonisti, costringendoli a confrontarsi con le proprie colpe e speranze.

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Recensione

Tokyo Godfathers spicca nella filmografia del maestro Kon come la pellicola più ancorata al mondo concreto. Se in Perfect Blue e Millenium Actress ritroviamo una delle tematiche più importanti della sua poetica – la dissolvenza tra mondi – in Tokyo Godfathers la mette da parte per raccontare una storia lineare, quasi classica. Proprio nel film che sembra essere il meno “visionario” del regista però, egli riesce ad esprimere tutta la sua umanità. Tokyo Godfathers è crudo, vero, ma allo stesso tempo ci dona un bagliore di magia, data dall’umanità proprio di quelle persone che teniamo ai margini della nostra società.

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L’opera è ispirata, a detta dello stesso Kon, al film di John Ford del 1948, 3 Godfathers. Lo stesso Ford aveva fatto libera – e critica – interpretazione di un romanzo di Peter B. Kyne del 1913, esplicitando il parallelo con i Tre Re Magi della tradizione cristiana. È proprio con queste opere in mente che Kon ribalta, nella propria, l’archetipo cristiano adattandolo al modernismo della città di Tokyo e immergendolo nell’atmosfera natalizia.

I protagonisti e personaggi di Tokyo Godfathers

Tokyo Godfathers è una storia di famiglia e amore trovati tra la spazzatura. I personaggi, tre senzatetto sporchi e rigettati dalla società, assumono caratteri ben marcati e l’autore li tratta con dignità e complessità rare. La Tokyo mostrata da Kon è multietnica, disuguale, vera, piena di immigrati, poco di buono, assassini e prostitute. Eppure il film non li inquadra mai con una lente pietosa, bensì gli dà spazio, spessore e profondità. Kon non ride mai di loro, ma con loro.

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Hana è stato un personaggio visionario. È uno dei primi personaggi transgender nell’animazione giapponese a non essere ridotto a caricatura. È mostrata come la figura più generosa, affettiva e coraggiosa del gruppo, con un senso materno commovente e che le dà la forza di continuare. Il film risulta così anticipatore di discorsi moderni sull’identità di genere, senza scadere in provocazioni o didascalie, ma solo raccontando un – bellissimo – personaggio.

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Il caso e le coincidenze – Un miracolo laico

Satoshi Kon struttura Tokyo Godfathers come una catena di coincidenze, esagerate, ma mai gratuite. I protagonisti ritrovano un bambino in un cassonetto, incrociano un boss della Yakuza strettamente legato al bambino, incontrano la madre per caso. A prima vista sembrerebbero deus ex machina ed espedienti per portare avanti la trama, ma con un’analisi più attenta si può evincere come il regista li usi come strumento per svelare tratti interiori dei personaggi. Inoltre, con queste coincidenze, Kon suggerisce , una sorta di miracolo laico, un’armonia sotterranea dell’esistenza che si manifesta quando ne abbiamo davvero bisogno.

L’opera si presenta come una commedia natalizia anomala, strabordante di umorismo e tenerezza, senza mai rinunciare ad uno sguardo critico e compassionevole sulle disuguaglianze urbane e umane. Il tono e i registri sono in costante alternanza tra comico, drammatico e surreale, gestiti con maestria ed equilibrio. La forza di Tokyo Godfathers sta nel riuscire a commuovere non attraverso un pathos forzato, ma con una costruzione narrativa precisa e il rispetto dei personaggi. Tokyo Godfathers è un dramma umano, non artefatto.

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Cast

Il cast vocale di Tokyo Godfathers è essenziale ma perfettamente calibrato, con performance che riescono a rendere i personaggi anche nella loro dimensione più umana e dolente. Tooru Emori, attore teatrale di lungo corso, presta la voce a Gin: la sua interpretazione riesce a bilanciare sarcasmo e vulnerabilità, dando profondità a un personaggio che avrebbe potuto rimanere una macchietta. Yoshiaki Umegaki, noto anche per la moltitudine di personaggi femminili interpretati a teatro, interpreta Hana con una tenerezza disarmante e un’ironia sottile, evitando ogni caricatura. A completare il trio c’è Aya Okamoto nel ruolo di Miyuki, la più giovane, che dà voce all’irrequietezza e alla rabbia repressa dell’adolescenza.

Conclusione

Satoshi Kon è stato un artista e autore raro che il cinema rimpiangerà per sempre. Dopo la sua morte prematura nel 2010, nessun altro regista ha saputo occupare il vuoto che ha lasciato: tra il cinema d’autore e l’animazione popolare, tra complessità e accessibilità. I suoi film dimostrano che Kon è uno dei pochi autori d’animazione giapponese a non legarsi a un genere o a un’estetica ripetitiva. La forza del maestro risiede però, nel lasciarci sempre un barlume di speranza in un’umanità che perde ogni giorno un po’ di empatia, ma non per questo meriti di essere abbandonata. Con Tokyo Godfathers, Satoshi Kon firma la sua opera più umana, ricordandoci che l’amore, la famiglia e l’umanità sono le chiavi per attraversare questo mondo senza perdersi.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La notte di Natale, tre senzatetto trovano un neonato abbandonato tra i rifiuti in un vicolo di Tokyo. Decidono di mettersi in cammino per cercarne i genitori, attraversando una città fatta di incontri fortuiti, vecchi fantasmi e piccoli miracoli. Tra commedia e dramma, il film segue il percorso di redenzione e umanità di tre emarginati uniti da un destino improvviso.
Niccolo' Barrucci
Niccolo' Barrucci
Sceneggiatore cresciuto tra letteratura, videogiochi e cinema. Per anni mi sono interrogato su quale fosse la mia vera passione. La risposta era nel comun denominatore di tutto ciò che mi piaceva: le storie.

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