The Fin è l’ultimo film diretto da Syeyoung Park ed è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Locarno nella sezione Cineasti del presente. Si tratta di una coproduzione tra Corea del Sud (Seesaw Pictures) e Germania (Essential Produktion), a cui si aggiunge il supporto del Doha Film Institute del Qatar.
I paesaggi della Corea del dopoguerra, innervati di un rosso poco realistico, fanno da sfondo principale alla vicenda.
Nella sua immaginazione distopica e inquietante, Syeyoung Park vuole evitare ogni forma di rappresentazione mimetica del reale circostante.
Ed ecco che lo spazio di The Fin sembra essere strappato al tempo: non compaiono auto, non ci sono cellulari e manca totalmente ogni elemento che rimandi al capitalismo.
Insomma, il film mostra un mondo apocalittico dove vivono gli Omega. I personaggi sono emarginati mutati che vengono sfruttati come manodopera a basso costo da una fazione governativa, la Omega Labor Force, a cui è affidata la gestione della caccia nel territorio.

Una texture piena di colori
The Fin si svolge principalmente in un laghetto da pesca posto all’interno di un edificio abbandonato. Il luogo appare come un’oasi colorata e caleidoscopica dove si sentono melodie euforiche.
Il montaggio del film ha richiesto un lavoro di addirittura tre anni. Lo stesso Park ha spiegato infatti che: “nel film ho voluto inquinare lo schermo con texture diverse. Non c’è un’immagine pulita. Il meccanismo stesso di realizzazione di The Fin ha prodotto molto rumore digitale sullo schermo e molte texture differenti ovunque, in continuo movimento”.
E ha aggiunto: “le texture conferiscono allo spettatore la sensazione di essere un fantasma o comunque un elemento spirituale”.
Se nell’oceano prevale il rosso, nello spazio urbano ci sono soltanto il bianco e il nero. La monotonia della città si scontra in modo evidente con la brillantezza di colori degli spazi naturali, proprio come il laghetto.
La luce e le sfumature traducono la speranza di salvezza e salvaguardia del nostro Pianeta.
