The Crown è una serie televisiva di genere storico e drammatico, ideata da Peter Morgan e prodotta da Sony Pictures Television e Left Bank Pictures per Netflix.
La serie racconta la vita della Regina Elisabetta II a partire dall’anno 1947, e sarà composta da sei stagioni, ognuna di dieci puntate. Le prime quattro stagioni sono state tutte acclamate dal pubblico e accolte in maniera positiva dalla critica, mentre la quinta stagione, la penultima, è uscita il 9 novembre 2022. La serie vanta numerosi riconoscimenti – molti di questi come migliore serie drammatica o come miglior attore o migliore attrice -, tra i quali si ricordano sette Golden Globe e otto Premi Emmy.
Nel cast principale di questa quinta stagione troviamo Imelda Staunton (Regina Elisabetta II), Jonathan Pryce (Principe Filippo), Lesley Manville (Principessa Margareth), Dominic West (Principe Carlo), Jonny Lee Miller (John Major) ed Elizabeth Debicki (Principessa Diana).
The Crown 5 trama
The Crown 5 racconta le vicende avvenute a Buckingham Palace nel corso degli anni ’90 – in particolare tra gli anni 1992 e 1997 -: la Regina Elisabetta II, ormai prossima al quarantesimo anniversario da sovrana del Regno Unito, sembra iniziare a sentire la fatica degli anni, e le continue crisi familiari e politiche mettono a dura prova l’esistenza stessa della monarchia. Come se non bastasse, la crisi matrimoniale tra il Principe Carlo, erede al trono, e la Principessa Diana getta le basi di una vera e propria crisi costituzionale, a cui nemmeno la Regina sembra poter porre rimedio.

The Crown 5 recensione
Probabilmente, la quinta stagione di The Crown, quella che ripercorre il decennio più difficile della Corona Inglese e del Regno di Elisabetta II, non poteva essere più attesa, sia a causa del periodo storico che si apprestava a raccontare sia per la morte della Regina stessa, avvenuta l’8 settembre 2022.
The Crown 5 ci mostra una Elisabetta tremendamente in crisi, e non solo per i recenti sconvolgimenti politici – la caduta dell’Unione Sovietica, l’indipendenza di Hong Kong -, rimasti in secondo piano; ma soprattutto per i numerosi cambiamenti di una società che stenta a riconoscere: l’avvento delle tecnologie e una nuova concezione di famiglia allargata, fortemente distante da quella promossa dal pensiero religioso britannico, portano la Regina a mettere in discussione se stessa e le proprie azioni, anche passate. Tutte le relazioni con i membri della famiglia, a partire dal Principe Filippo e la Principessa Margareth fino ad arrivare al figlio Carlo conoscono una nuova fase, in cui Elisabetta sembra rendersi finalmente conto dei sacrifici imposti dal sistema monarchico a tutti coloro che ne fanno parte.

La produzione Netflix riesce quindi nei suoi intenti, grazie ad una qualità sempre elevata sia nell’ambito della scrittura che nella messa in scena. Tuttavia, mai come in questa quinta stagione di The Crown si ha come l’impressione che l’essenza della serie si sia andata un po’ a perdere. L’intera stagione, a differenza delle precedenti quattro, manca di quella epicità narrativa che la contraddistingueva dagli altri drammi storici: le numerose sottotrame, sebbene sappiano catturare l’attenzione dello spettatore, sembrano perdersi di puntata in puntata. Inoltre, i diversi flashback a cui The Crown ci aveva abituato non arricchiscono la narrazione come le prime stagioni, ma interrompono il ritmo con il quale le vicende vengono raccontate. Le maggiori colpe sono probabilmente da imputare ad una mancanza di direzione della serie, di un fulcro narrativo come poteva essere ad esempio il rapporto tra monarchia e mass media, a tratti raccontato con notevole spirito critico, a tratti alla stregua del gossip. Anche i dialoghi, da sempre intensi ed efficaci, appaiono in qualche occasione superflui.
Per quanto riguarda il cast e i nuovi volti dei personaggi, da sottolineare sono quasi tutte le interpretazioni, a partire da Imelda Staunton, il cui ritratto di un’Elisabetta II regale, fragile ma potente rimane il più incisivo di tutta la stagione. Anche Elizabeth Debicki ci regala una Lady Diana molto realistica, con i suoi pregi ma anche con tutte le sue contraddizioni ed insicurezze, smontando l’idea di icona infallibile con la quale è stata etichettata negli anni dalla stampa popolare. Buone anche le esecuzioni di Jonathan Pryce come Principe Filippo, Lesley Manville come Principessa Margareth e Olivia Williams alias Camilla Parker Bowles, mentre Dominic West è quello che regala la recitazione meno convincente: il suo Principe Carlo, infatti, sembra essere troppo distante dal suo predecessore, meno dubbioso e goffo e più carismatico, deciso; quasi una caricatura dei personaggi a cui l’attore stesso ci ha abituato.

Nonostante gli alti e bassi, il prodotto rimane comunque uno dei più validi all’interno del panorama televisivo odierno, con un’attenzione per i dettagli elevata e una cura per l’estetica quasi sempre perfetta. La prossima stagione, l’ultima, sarà anche quella più insidiosa ed intrigante, essendo la più vicina ai giorni nostri, in quanto dovrà necessariamente trattare dei temi riguardanti il passato recente della monarchia – uno su tutti, la morte di Lady D. – e cercare di legarli in maniera coerente al futuro al quale noi tutti stiamo assistendo.
La sesta stagione dovrebbe arrivare solo tra un anno, nel novembre 2023. Un’attesa tutto sommato breve, per vedere la conclusione di un vero e proprio cimelio della televisione.
