Recensioni FilmTestimone d'accusa: tra mistero, ironia e suspense

Testimone d’accusa: tra mistero, ironia e suspense

Testimone d’accusa (Witness for the Prosecution) è l’enigmatico thriller diretto da Billy Wilder (A qualcuno piace caldo) e tratto dall’omonimo racconto giallo di Agatha Christie. La pellicola ha conquistato numerose candidature tra Oscar, BAFTA e Golden Globes. Il film, uscito nel 1957, ha un cast stellare, tra cui Marlene Dietrich, icona intramontabile del cinema e Charles Laughton che nel nostro paese si è aggiudicato il David di Donatello per il miglior attore straniero. La loro interpretazione contribuisce al fascino senza tempo dell’opera.

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Testimone d'accusa

Testimone d’Accusa: Trama

Sir Wilfrid Robarts (Charles Laughton), avvocato Illustre, viene dimesso dall’ospedale dopo aver avuto problemi cardiaci, con riposo forzato e l’obbligo di rinunciare alle cause penali, considerate troppo stressanti per le sue condizioni. La quiete della convalescenza, però, viene presto turbata da un clamoroso caso di omicidio: una ricca signora inglese viene trovata morta nella sua abitazione e tutti i sospetti portano a Leonard Vole (Tyrone Power), un giovane che la vittima aveva conosciuto poche settimane prima e con cui aveva stretto amicizia. È proprio Leonard che chiede aiuto al famoso avvocato per il suo caso disperato. Sir Wilfrid, contro ogni prudenza, accetta l’incarico, ignaro delle sorprendenti rivelazioni che lo attendono.

Testimone d'accusa

Testimone d’accusa: Recensione

“Un libro giallo va letto tutto d’un fiato”

Sono queste le parole che pronuncia in aula l’avvocato Sir Wilfrid durante il processo per l’omicidio dell’anziana signora. E hanno tutta la forza della verità, perché questo thriller ha il potere di tenere lo spettatore incollato allo schermo fino all’ultimo istante.

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La storia, che all’inizio sembra quasi scontata nella sua apparente semplicità, si fa via via più contorta e misteriosa man mano che il film procede. La pellicola delinea personaggi sfuggenti, ognuno con qualcosa da nascondere, figure che indossano una maschera in grado di celare la verità e i loro sentimenti. Il personaggio di Leonard è il classico bravo ragazzo: un sorriso a trentasei denti, aspetto pulito e ordinato. Il giovane è un inventore in cerca di finanziamenti per la sua creazione ed è pronto a proclamare la propria innocenza. Sua moglie è l’enigmatica Christine, interpretata dalla magnetica Marlene Dietrich. Qua l’attrice riesce a dar vita a un personaggio irriducibile, fermo, diretto, una donna tedesca tutta d’un pezzo. Christine, che all’inizio vuole aiutare il marito, arriverà ad aggravare la sua posizione.

Accanto a loro spicca la governante (Una O’Connor), che disprezza Leonard da quando lo ha conosciuto per la prima volta, e il cui sguardo tradisce un astio profondo per l’uomo che ha sconvolto la sua vita e quella della ricca Mrs. Emily Jane French.

A mediare tra questi personaggi c’è lo stimato avvocato Sir Wilfrid, che vede in questo caso una sfida personale. Dotato di grande intelligenza ed esperienza, riesce a cogliere la verità nelle persone, aiutato dal suo monocolo, che utilizza per interrogarle. Ma questo non è un caso ordinario. Sir Wilfrid è convinto di avere la soluzione in pugno, ma tutto sembra fin troppo semplice, e anche noi spettatori lo percepiamo. C’è qualcosa che non torna, ma cosa?

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Charles Laughton

Comicità e mistero

Testimone d’accusa, oltre a tenere lo spettatore costantemente sulle spine, offre anche dei momenti di respiro, grazie a scene di pura commedia, in cui al centro abbiamo quasi sempre l’infermiera Miss Plimsoll (Elsa Lanchester), che è la vera valvola comica della storia. Scattante e precisa, Miss Plimsoll, è incaricata di prendersi cura di Sir Wilfrid, compito che affronta come una vera e propria missione. La comicità nasce dal modo in cui tratta l’avvocato, costringendolo al riposino e programmando le sue azioni, come se avesse a che fare con un bambino. Di conseguenza, Sir Wilfrid, si sente oppresso e reagisce fumando di nascosto, eludendo l’infermiera e sorseggiando alcol direttamente da una borraccia.

È però verso la fine che emerge la vera essenza del film. Grazie ad una formidabile sequenza di colpi di scena, lo spettatore viene colto di sorpresa proprio all’ultimo momento. Anche chi credeva di aver risolto il caso insieme a Sir Wilfrid, si troverà trascinato dagli eventi, che porteranno a domandarci: Possiamo davvero fidarci delle persone che crediamo di conoscere? E quanto conosciamo davvero chi ci sta accanto?

Testimone d'accusa

Marlene Dietrich: un’icona indimenticabile

Il personaggio più enigmatico di questo film è la moglie di Leonard, Christine. Un personaggio impassibile, che tiene a freno le emozioni. Nessuno può distrarla dal suo obiettivo. Una donna pronta a tradire il prossimo, a testimoniare il falso o farsi anni di prigione. Tutto questo in nome di una sola cosa: l’amore. Sotto la maschera emerge proprio questo sentimento, capace di spingerla a compiere azioni estreme pur di ricongiungersi col suo amato. Per la gran parte del film vediamo solo il lato duro di Christine, eppure siamo affascinati dal suo mistero. Ed è proprio questa capacità di creare personaggi enigmatici e questo fascino da “femme fatale” che hanno contribuito a fare di Marlene Dietrich, attrice tedesca naturalizzata statunitense, una delle più grandi icone del cinema.

Il successo comincia a partire dal 1930 con il film L’angelo azzurro, in cui, oltre a recitare, canta e balla. Collabora con alcuni dei registi più importanti dell’epoca come Billy Wilder, Josef von Sternberg, Hitchcock e Orson Welles. Prende parte a film che la renderanno famosa in tutto il mondo come Marocco (1930) e Shanghai Express (1932).

Marlene Dietrich, grazie alle sue interpretazioni, ha contribuito a rendere il cinema quella grande macchina di sogni che oggi conosciamo.

Marlene Dietrich

Conclusione

Billy Wilder è stato un grande regista e sceneggiatore, capace di passare da un genere all’altro con straordinaria naturalezza e di far ridere o commuovere il pubblico come solo i veri maestri del cinema sanno fare. In Testimone d’accusa Wilder intreccia ironia, mistero e suspense, regalandoci una pellicola in grado di sorprendere e coinvolgere fino all’ultimo colpo di scena.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Umorismo, mistero e tensione
Cristian Bucolo
Cristian Bucolo
Adoro il cinema e la scrittura. Ho sempre sognato di innamorarmi ballando il tip-tap, fare viaggi interstellari, cercare tesori dell’Antico Egitto o viaggiare nel tempo. Ho pensato che non avrei mai provato l’emozione di queste esperienze, ma poi ho scoperto la settima arte e la recitazione. Adoro i film di Damien Chazelle, la comicità nelle sceneggiature di Billy Wilder e mi affascinano le pellicole di John Huston. Credo che il cinema possa farti guardare il mondo da un’altra prospettiva e scrivendo vorrei poter contribuire a diffondere questa visione.

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