domenica, 17 Ottobre, 2021

Someone Great

Distribuito da Netflix nel 2019, Someone great è una commedia romantica diretta dalla regista Jennifer Kaytin Robinson, al suo debutto al lungometraggio dopo alcuni progetti in televisione. Scritto dalla stessa, Someone Great si rivela una commedia dalla scrittura spigliata e dinamica, che riesce anche ad essere una bella storia di amicizia, con qualche punta realmente toccante.

someone great

Infatti, come denotano anche i manifesti e lo stesso titolo apposto sopra l’immagine finale del film, Someone Great pur essendo una commedia romantica ha come fulcro della storia d’amore l’amicizia tra tre ragazze, Jenny (interpretata da Gina Rodriguez, famosa per Jane the Virgin, vista anche in Annihilation), Erin (DeWanda Wise) e Blair (Brittany Snow).

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La storia inizia alla fine di una storia: Jenny si è lasciata con il suo ragazzo di nove anni. Distrutta dalla rottura, decide di passare una delle sue ultime giornate a New York, che deve abbandonare per il lavoro dei sogni a san Francisco, con le sue amiche, a bere, parlare e crescere.

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Ambientato a New York come un altro famosissimo gruppo di amiche, Someone great come Sex and the City delinea la vita di ragazze in questo caso quasi trentenni e le loro avventure e disavventure amorose: Jenny deve superare la rottura, Erin deve aprire il suo cuore alla fidanzata Leah e Blair si deve lasciare andare, uscendo da una vita perfetta ma infelice e ritornando ad abbracciare il caos e la gioia che ne viene. Negli ultimi anni, sia in tv che al cinema, si sono viste molte manifestazioni di amore platonico tra amiche, inquadrate molto spesso come la vera anima gemella della vita di una donna. E sono rappresentazioni importanti, che si staccano da una logica di dipendenza dagli uomini e in generale dall’amore inteso in senso tradizionale. Film come Le amiche della sposa (non a caso tra i produttori di Someone Great c’è il regista Paul Feig), Frances Ha e serie come Girls, affrontano tutti questo tema che diventa la loro tesi centrale: una bella amicizia femminile può essere il vero amore nella vita di una donna.

Someone Great si differenzia leggermente da questa visione. Certo, la relazione principale rimane quella tra Jenny, Erin e Blair, ma a livello di minutaggio la presenza dell’ex di Jenny, Nate è altrettanto importante. Infatti, il film è costruito su due piani temporali diversi: quello che si concentra in sole ventiquattrore e che spazia per tutta New York, e quello che invece, attraverso i flashback, si dilata per nove anni, cogliendo vari momenti, più e meno significativi della vita di coppia della protagonista. In modo molto realistico e toccante, Jenny va avanti nella sua giornata felice, serena, normale e poi vede qualcosa, anche solo una bottiglia di cocacola light, che come un treno la riporta indietro alla sua vita con lui. Alla fine del film infatti, Jenny non impara a sostituire il suo ex con le amiche, ma impara semplicemente a lasciarlo andare.

Le amiche sono qualcosa di sicuro, incontestato. A riprova di ciò, il minimo se non praticamente assente conflitto tra le tre amiche. E questo è solo uno degli elementi che lo rende un film estremamente positivo: il film infatti non demonizza la presenza degli uomini o delle relazioni amorose e sessuali. Non si pone come un aut/aut, ma anzi come un coming of age il cui risultato è appunto saper far convivere entrambe queste parti essenziali nella vita di una donna: Erin vive ancora come al college, con le amiche prima di tutto, ma senza prendersi nessuna responsabilità a lavoro e in amore; Blair si è irrigidita concependo invece le relazioni come pura responsabilità, e non come spontaneità e attrazione. Significativo, che alla fine siano queste due personalità opposte a completarsi. Mentre Jenny è già nel mezzo; deve solo accettarlo.

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Attrici brave, sceneggiatura divertente e di personalità. Aspettiamo il nuovo progetto della Robinson, che sarà Thor: Love and Thunder.

Voto Autore [usr 3,0]

Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.
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