Semret, il Locarno Film Festival a supporto delle madri e contro i pregiudizi

Presentato in anteprima mondiale il 10 Agosto al 75th Locarno Film Festival, Semret è un film di genere drammatico in lingua svizzera diretto dalla regista zurighese Caterina Mona, che coraggiosamente decide di proiettare il suo primo lungometraggio davanti a migliaia di spettatori riuniti all’interno di Piazza Grande. Il film, prodotto dalle case di produzione Cinédokké, Cineworx Filmproduktion e RSI-Radiotelevisione Svizzera, racconta le vicende di una giovane madre single che deve occuparsi della crescita della propria figlia ed al contempo cercare di ricucire delle ferite visibili e terribilmente dolorose.

Semret, trama

Semret è una giovane madre single eritrea che lavora come ostetrica all’ospedale di Zurigo. La donna, a causa di traumi passati che riguardano il marito, vive una vita molto solitaria e diffida delle persone che la circondano. Questo atteggiamento la porta a chiudersi in se stessa e ciò si ripercuote sulla vita della figlia quattordicenne, che cerca risposte sul proprio passato prendendo la madre di petto. Quest’ultima però pone sempre un muro, un muro che però dovrà abbattere per affrontare e chiudere il proprio passato.

Un passato difficile da dimenticare, un mondo che non ti accetta e una figlia che non ti comprende

La regista svizzera Caterina Mona si pone come obbiettivo quello di colpire nel profondo lo spettatore, e lo fa ponendogli davanti una moltitudine di temi complessi e di grande profondità. Rapporti familiari e genitoriali difficoltosi, le ripercussioni del passato sul presente, le problematiche ad integrarsi in un paese straniero e la difficoltà a relazionarsi sono tutti punti tematici di grande attualità, che la regista e sceneggiatrice del film cerca di mostrare allo spettatore col fine di sensibilizzarlo e farlo riflettere su quelle che sono realtà scomode, ma sulle quali troppo spesso l’uomo contemporaneo cerca di chiudere un occhio.

Il film riesce bene nel suo intento, la regista mostra una realtà difficile per una giovane extracomunitaria, e lo fa mostrando alcuni ostacoli che la donna subisce durante la quotidianità, come quando un autobus salta la fermata per non far salire Semret o quando nell’ospedale in cui lavora viene accusata ingiustamente di aver agito dannosamente nei confronti di una neomamma e di suo figlio. Semret si sente integrata, si veste come gli europei, si comporta come loro e dimentica le tradizioni dell’Eritrea, il proprio paese d’origine, ma questo purtroppo non basta a cancellare dei pregiudizi infondati e figli di un ignoranza ingiustificata.

Centrato poi anche il punto che si pone come focus principale dell’opera, ovvero il difficile rapporto tra una madre ferita che ha chiuso con il passato e non riesce a guardare il futuro con ottimismo e una figlia che invece vuole conoscere il proprio trascorso e alla luce dei suoi quattordici anni desidera tuffarsi con gioia alla vita. Durante il corso della pellicola impariamo a conoscere Semret e Joe, due personalità agli antipodi che sono però legate da un profondo amore che l’una prova verso l’altra. Il loro rapporto è estremamente conflittuale, la madre è iperprotettiva nei confronti della figlia e spesso questo crea un forte disagio nella vita di Joe, che non riesce a capire le motivazioni del comportamento materno. Nel finale, quando l’adolescente viene a conoscenza di alcuni fatti che hanno segnato la vita della madre, sembra esserci un chiarimento tra le due, le quali hanno capito gli errori commessi e ora vogliono inaugurare un nuovo inizio.

Largo spazio viene anche riservato al crescente sentimento tra Semret e Yemane, il padre del miglior amico di Joe. Questa conoscenza si trasforma pian piano in qualcosa di più intenso e forte, ma i traumi di Semret e la sua paura ad approcciarsi alla vita faranno da ostacolo a questo possibile nuovo amore.

Bisogna però dire che questo racconto deve molto alle due attrici che lo portano sullo schermo. Lula Mebrahtu e Hermela Tekleab, nonostante siano alle loro prime esperienze, dimostrano grande dimestichezza con l’obbiettivo e regalano due performance ottime, che donano grandi emozioni ed in alcuni momenti fungono da pilastro principale dell’opera. Pollice in su anche per Tedros Teclebrhan e Fanuel Mengstab, rispettivamente Yemane ed il figlio Tesheme. I due nonostante il minutaggio hanno un ruolo di grande importanza, visto che sono proprio loro a riaccendere qualcosa nell’animo delle due giovani protagoniste.

I migliori auguri a Caterina Mona, che firma il suo debutto in modo davvero notevole, realizzando un opera profonda e attuale, non caratterizzata da grandi tecnicismi o da una regia complessa e autoriale, ma che si pone come proposito quello di voler accendere i riflettori su alcuni aspetti della società contemporanea. Il tutto è raccontato attraverso gli occhi di due generazioni, una madre e una figlia, tanto diverse ma unite da difficoltà e problematiche molto più simili di quanto si possa credere.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Semret è un ottima opera prima, un esordio notevole che partorisce un film profondo e riflessivo privo di retorica e forzature.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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