Neanche la Universal forse se l’aspettava un tale successo. Così, quando Ritorno al futuro incassa una fortuna, sembra quasi doveroso realizzare un sequel. Steven Spielberg e Robert Zemeckis si mettono al lavoro. Il primo sempre nella veste di produttore, il secondo di nuovo come regista e co-sceneggiatore accanto all’amico e collaboratore Bob Gale. Nel 1989 esce  Ritorno al futuro –  Parte II che s’intreccia quasi alla perfezione con la prima avventura della celebre trilogia.

Dopo le scorribande temporali che lo avevano condotto indietro nel tempo, ora Marty McFly(Micheal J. Fox) deve vedersela col futuro. Doc (Christopher Llyod), allarmato e preoccupato per le sorti di uno dei figli di Marty, lo persuade a salire sulla DeLorean e a recarsi nel 2015. Fortuna che la macchina ora sia in grado di volare e che si alimenti con la spazzatura anziché col plutonio. Giunti a destinazione Marty caccia suo figlio dai guai ma non si accorge che l’ormai vecchio Biff (Thomas F. Wilson) ha trovato la macchina del tempo, è tornato nel passato e con le sue azioni ha modificato la vita dell’intera comunità di Hill Valley. Nel “nuovo” 1985 Bif è un uomo potente e corrotto. E’ il padrone di una città dove regna il caos e la perdizione. A Marty e Doc non rimane che tornare di nuovo nel passato per impedire che Biff cambi gli eventi. E occorre che facciano molta attenzione. Potrebbero  incappare nei loro “doppi” e complicare ancora di più le cose.

Solo a riassumerla  la trama di Ritorno al futuro –  Parte II si fa una certa fatica.  Zemeckis e Gale scrivono un  sequel che non è una pellicola a sé ma s’intreccia al primo film della saga attraverso una serie di invenzioni narrative che si moltiplicano a dismisura. Scelta azzardata, quella degli sceneggiatori, soprattutto perché chi non ha visto il primo episodio, rischia di perdersi a causa della trama piuttosto intricata e dei  continui andirivieni temporali

La prima parte di Ritorno al futuro –  Parte II più divertente e scanzonata, racconta le peripezie di Marty alle prese con l’avveniristica Hill Valley del ventunesimo secolo. La Hill Valley del 2015 è una metropoli ultra moderna dove le auto svolazzano nel cielo, gli skateboard fluttuano nell’aria, le scarpe sono fornite di “autolacci” e i cartelloni pubblicitari sono rigorosamente in 3D. Lo squalo 19 che d’improvviso sembra azzannare Marty ce lo conferma. Con questa scena si è voluta prendere in giro, seppure bonariamente, la saga nata dalla mente di Spielberg che all’epoca aveva già prodotto ben quattro pellicole. A vederlo oggi quel 2015 appare piuttosto diverso da quello realmente passato. E una certa ingenuità con la quale lo si immaginava fa quasi sorridere.

Dal momento in cui Doc e Marty tornano nel 1985 “alterato” dalle azioni di Biff, la leggerezza che aveva caratterizzato la parte iniziale del film  lascia il posto a un’atmosfera decisamente più dark. Biff si è impossessato di Hill Valley che ora è un posto malsano e corrotto dal gioco d’azzardo. A quanto pare Gale per il personaggio di Biff s’ispirò a Trump, già all’epoca imprenditore rampante dalla discutibile acconciatura. L’enorme hotel di Biff che sovrasta la città è un gigantesco casinò ed è il simbolo del suo immenso potere.  Marty e Doc fanno fatica a riconoscere Hill Valley, vivono in una sorta di incubo dal quale sembra quasi impossibile venir fuori.

Non sono tanto i viaggi spazio-temporali e le relative sciagure il vero motore del film quanto i caratteri dei personaggi. Dai loro difetti scaturiscono gli eventi. Tutto accade, infatti, per via di un almanacco sportivo che contiene i risultati delle partite di mezzo secolo. Marty, tentato dal miraggio della ricchezza, acquista l’almanacco e solo le raccomandazioni di Emmett lo faranno rinsavire. Il libro finirà nelle mani di Biff che cambierà in questo modo le sorti di ciascuno di loro. Anche Doc che è apparentemente integerrimo, non è immune da difetti. Pur consapevole che ogni viaggio con la macchina del tempo può generare catastrofi, in realtà è orgoglioso della sua creazione e ne subisce inevitabilmente il fascino.  In questo senso Ritorno al futuro –  Parte II è una sorta di parabola morale che, attraverso il principio di azione/reazione, mette in guardia da condotte disoneste e sconvenienti. Peccato che lo faccia in modo un po’ superficiale e la caratterizzazione di ciascun personaggio fa fatica ad andare oltre lo stereotipo del buono o cattivo.

Al di là di alcuni difetti Ritorno al futuro –  Parte II è una commedia godibile che vale comunque la pena di vedere. A questa segue il terzo e ultimo episodio della trilogia Ritorno al futuro – Parte III uscito nelle sale nel 1990. I due film furono girati contemporaneamente poiché si pensò di realizzare un’unica pellicola. Solo in seguito si decise per una trilogia. Nell’ultimo capitolo della mitica serie Doc e Marty si recheranno nel Far West e dovranno vedersela non più con Biff ma con il suo perfido antenato: il pistolero Buford “Cane Pazzo” Tannen.

Voto Autore: 3 out of 5 stars

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