lunedì, 20 Settembre, 2021

Nessuno sa che io sono qui

Nessuno sa che io sono qui (Nadie Sabe Que Estoy Aquì) è un film del 2020, diretto da Gaspar Antillo, per il quale quest’ultimo vince anche il premo Best New Narrative Filmmaker al Tribeca Film Festival. Il film è prodotto e disponibile su Netflix e vede tra i principali interpreti Jorge Garcia, già noto grazie alla serie tv Lost.

Nessuno sa che io sono qui

Nessuno sa che io sono qui è ambientato in una parte isolata del Chile, dove il protagonista, Memo, vive con lo zio Braulio (Luis Gnecco). La narrazione si focalizza principalmente sulla difficile e delicata storia del ragazzo, rappresentato come un uomo con delle grandi difficoltà a socializzare con il mondo esterno, quindi recluso in una bolla personale. Escluso sia mentalmente, ma soprattutto fisicamente da tutto il circostante, Memo condivide le giornate con lo zio, aiutandolo a portare avanti l’attività dell’allevamento di pecore nella sua fattoria. Nella prima parte del film, si comprende che le persone a cui Memo concede un dialogo e con cui è più “libero”, sono poche: lo zio Braulio e un amico che passa ogni tanto in fattoria per lavoro.

Nessuno sa che io sono qui

La storia che ha portato il ragazzo in questa condizione, è principalmente raccontata attraverso dei flash back, nei quali ripensa a ciò che è accaduto in passato, a quando era piccolo e come si sono evolute le cose. Memo vive nell’ossessione del trauma e del ricordo. I fatti riemergono quindi lentamente dal passato, insinuandosi nelle pieghe della sua quotidianità. Guillermo (Memo) è nato con il dono di una bellissima voce, che fin da bambino lo contraddistingue per l’emozione che riesce a far provare quando intona una canzone. Quello che avviene, purtroppo troppo presto nella sua vita, è che subisce su di sé le prerogative di un mercato ingiusto ed egoista. Quando il padre porta il bambino in una casa discografica e gli fa incidere un pezzo, il produttore fa un’offerta al padre, ovvero quella di vendergli esclusivamente la voce di Memo, a cui lui avrebbe “trovato un corpo”.

Nessuno sa che io sono qui

La voce era quindi perfetta, per il mercato del produttore, bensì ciò che non poteva funzionare era l’aspetto estetico di Memo, che non si adeguava agli standard per impacchettare un prodotto pronto ad essere lanciato. Tutto l’opposto di quello che si aspettava il bambino ovviamente, che si vede portar via oltre al suo talento, anche il suo futuro, per il quale sognava un palco e dei vestiti eccentrici. I vestiti che tornano e rimangono nei momenti liberi del ragazzo, che si costruisce da solo ed indossa per immaginarsi parte di quel mondo, tanto desiderato da bambino. In questo circolo vizioso, Memo non riesce a lasciar perdere niente, tenendosi costantemente aggiornato anche sulla vita di quel bambino che ha preso il suo posto: Angel Casas. Attribuendogli colpe e affrontando i pensieri con rabbia e rammarico.

Nessuno sa che io sono qui

Le cose iniziano a mutare leggermente nella sua vita, nel momento in cui conosce Marta (Millaray Lobos) per caso. Nipote dell’amico dello zio. Quest’ultima inizia a parlare con Memo, il quale non gli rivela mai veramente quali sono i fantasmi del suo passato che lo tengono rinchiuso in questa triste situazione, ma che scoprirà da sola. Lei riesce a condividere del tempo con lui, cercando anche di strapparlo da quella solitudine che tanto lo logora, ma è come se ci fosse un muro insuperabile davanti a lui. Non solo per Marta, ma per tutti noi. La grande capacità di Jorge Garcia, ci mette nella condizione di non riuscire quasi a penetrare davvero nel personaggio, ci tiene a distanza, come tiene a distanza tutto il resto del mondo. I campi lunghi sui paesaggi, seppur molto belli, contribuiscono ancor di più ad inserire il ragazzo e tutto il suo mondo in un immenso e complesso vuoto emotivo.

Grazie a Marta però, scatta qualcosa, dal momento in cui Memo le permette di sentire la sua splendida voce. Nell’innocente incoscienza di chi vive estraniato dalle dinamiche della società attuale, il ragazzo registra un video nel quale canta la canzone che ha reso famoso Casas. Quest’ultimo, per mano di un amico di Marta, finisce sul web, diventando in pochissimo tempo virale e obbligando il ragazzo ad affrontare il proprio passato. Ritornano così in superficie numerose problematiche irrisolte, sepolte con la consapevolezza di non averle mai districate. Insieme all’insensibilità di numerose persone, tra cui il padre di Memo. Tutto questo però, permette al ragazzo di riemergere e disvelare il passato, nonostante questo probabilmente non ricucirà mai le ferite causate e con cui ha convissuto tutta la vita fino a quel momento.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Il film racconta la storia di Memo, che vive una vita di solitudine e isolamento insieme allo zio,, in seguito a un trauma subito da piccolo. Privato del suo talento come cantante, con una voce che sa emozionare, si vede portar via anche il suo futuro. Semplice, profondo e delicato.
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.

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