Recensioni FilmNanny, la Blumhouse colpisce ancora su Prime Video

Nanny, la Blumhouse colpisce ancora su Prime Video

Nanny, un Amazon Original tra i migliori della piattaforma

Dopo più di dieci anni di carriera tra produzione e distribuzione, possiamo con certezza affermare che quando ci si affida alla Blumhouse si casca sempre bene. Intendiamoci, non tutti i loro film sono perfettamente riusciti, ma per un motivo o per un altro non si resta mai insoddisfatti del tutto. Qualcosa di interessante la si trova sempre ed è il caso di Nanny, il nuovo Amazon Original disponibile su Prime Video dal 16 dicembre 2022 e prodotto da Jason Blum & company.

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Diretto da Nikyatu Jusu al suo esordio alla regia, Nanny è un horror, ma anche thriller psicologico, qualora fosse per forza necessario inserirlo in un genere, perché in fin dei conti quanto conta ormai? Ci sono diversi film di genere che sapientemente mescolano caratteristiche appartenenti a generi diversi sfumandoli l’uno nell’altro e questo è talento vero.

Jusu compie questa operazione diventando, forse involontariamente, il corrispettivo femminile di Jordan Peele a cui sicuramente ha guardato. Il film ha uno sfondo sociale forte ed è una di quelle visioni in cui i sensi dello spettatore sono chiamati al coinvolgimento a 360° gradi.

Nanny, la trama

Aisha è una giovane donna senegalese che ha lasciato il suo paese d’origine per trasferirsi in America. Come molti immigrati il sogno è quello di trovare stabilità, serenità e riunirsi alla propria famiglia in condizioni economiche e sociali migliori.

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Nel caso di Aisha il suo desiderio più grande è portare il figlio piccolo Lamine in America con lei e per questo trova lavoro come babysitter presso una famiglia ricca dell’Upper East Side di New York. Il lavoro è molto stancante e, inoltre, i genitori della piccola Rose, Amy e Adam, non sembrano essere così tanto presenti nella vita della figlia.

Nel frattempo instaura un’intima amicizia con Malik, portiere del palazzo, e coltiva come può le amicizie con chi come lei ha dovuto lasciare l’Africa. L’atmosfera sul posto di lavoro comincia a farsi pesante e Aisha ha la sensazione di non essere sola in quella casa. Inquietudine, mistero, allucinazioni renderanno sempre più sottile il confine tra sogno e realtà.

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Fa paura? Non esattamente…

Nanny non fa paura, non almeno nel senso canonico del termine. Ciò che rende forte e sempreverde il genere è la capacità di esplorare infinite possibilità di paura, di brividi e sensazioni che si attaccano allo spettatore come un chewing-gum appena pestato.

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Il film di Jusu è fatto di suggestioni, di immagini molto ben costruite e scenografiche che portano Aisha in un mondo al di fuori di sé. Lei è sempre molto razionale, sempre con i piedi per terra e con obiettivi ben precisi. Sopporta un lavoro non esattamente gratificante perché ha bisogno dei soldi per portare il figlio dal Senegal all’America, non immaginava che il soprannaturale sarebbe venuto a farle visita.

Un soprannaturale, poi, reso visivamente in maniera molto subdola rispetto ad altri film simili. Più sopra si citava Jordan Peele come fonte d’ispirazione, ma in realtà ad esserlo è tutto il filone dell’horror sociale a cui proprio la Blumhouse ha dato grande slancio negli ultimi anni. Fondamentale la componente drammatica, la “benzina” senza la quale Nanny non sarebbe mai esploso in un finale che potremmo definire tra i più commoventi ed emozionanti visti recentemente.

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Il sogno americano

Approcciarsi a Nanny significa avere a che fare, prendendone coscienza, di una realtà che spesso allontaniamo, perché non ci appartiene. Aisha è, come molti altri immigrati, in cerca di un futuro migliore e guarda all’America come terra della salvezza. Inoltre, crede che portare suo figlio a New York significhi garantirgli un futuro migliore di quello in Senegal.

Proprio perché appartenente al filone dell’horror sociale ciò che più fa paura in questo film è la società e, ancor prima, l’uomo. Entrambi sono declinati in modo terrificante se osservati dal punto di vista di una giovane ragazza molto avvenente, madre e lavoratrice in un paese ipocrita. I genitori di Rose sono il perfetto esempio di questa maschera indossata quotidianamente. Sono bianchi, ricchi e non nascondono una certa apatia non solo per il mondo esterno, ma anche per la figlioletta.

Adam, il padre, sembra voler dare di sé l’immagine di un uomo politicamente impegnato, ma alla fine dei conti è un uomo come tutti gli altri…letteralmente. Amy, la madre, è la perfetta antitesi di Aisha per quanto riguarda la maternità e da questo contrasto il personaggio di Anna Diop – attrice bravissima già vista proprio in Us di Jordan Peele – ne esce non solo vincente, ma anche rafforzato.

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Troppa carne al fuoco?

Una delle critiche mosse a Nanny è quella d’aver messo troppa carne al fuoco, aver parlato di troppi argomenti facendo un mash-up dal risultato confusionario. L’impressione iniziale potrebbe essere questa, ma Jusu ha dimestichezza con la materia e non solo sa come parlarne, ma anche come rendere visivamente dinamiche e tematiche portanti nella storia di Aisha.

Tecnicamente il film si avvale di un comparto sonoro e visivo di tutto rispetto che non eccede mai nel mostrare troppo. Misurato nell’atmosfera cupa e angosciante e musicalmente azzeccato nei momenti onirici, in bilico tra sogno e realtà, in cui la protagonista si confronta con timori, paure e dubbi. Nanny è un film molto particolare, apprezzabile sotto più punti di vista e uno dei migliori prodotti Amazon Original.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Nanny è uno dei migliori prodotti Amazon Original, nato nella fucina sempre ardente che porta il nome di Blumhouse. La storia è quella di Aisha, immigrata senegalese, assunta come babysitter da una famiglia di ricchi per la figlia Rose. Il film ha molte tematiche e tante anime, segno che definirlo semplicemente un horror limita il suo potenziale. C'è molto da scoprire e fa riflettere quanto il filone del cosiddetto horror sociale stia prendendo sempre più piede, mostrando che sia la società che l'uomo sono la cosa più spaventosa che esista.
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