Recensioni FilmLittle Odessa di James Gray, recensione

Little Odessa di James Gray, recensione

Little Odessa è l’opera prima del regista James Gray, stella del cinema indipendente americano. Uscito nel 1994, il film viene presentato al festival di Venezia dove vince il Leone d’Argento alla miglior regia e la Coppa Volpi alla miglior attrice non protagonista a Vanessa Redgrave. Mai celebrato come dovrebbe, Gray dimostra di essere un autore completo già all’inizio di carriera, con uno degli esordi più incredibili di un regista alle prime armi. Negli anni il suo talento esploderà maggiormente con le opere successive, almeno nell’ambiente indipendente, dove diventa una firma.

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Little Odessa

Little Odessa, Trama

Un giovane sicario interpretato da Tim Roth, torna nel suo quartiere originario di Brooklyn, chiamato Little Odessa, per uccidere un gioielliere. Lì trova la sua famiglia, dove ha sempre vissuto e con cui egli non ha più rapporti da anni. Sarà la sua occasione per provare a riallacciare il legame con i propri familiari e in particolare con il fratello adolescente interpretato da Edward Furlong.

Little Odessa
I protagonisti con l’attrice Vanessa Redgrave, che interpreta la madre

Little Odessa, Recensione

Little Odessa è un film sincero, un’opera tremendamente umana che parla di una famiglia immigrata dell’Est Europa. Il protagonista interpretato come detto da Tim Roth è un ragazzo con origini russe, che di professione fa il sicario. Un giorno è costretto a tornare nel suo quartiere d’origine a Little Odessa. Sarà l’occasione per vedere la famiglia con cui non ha rapporti da diverso tempo. Il regista descrive e racconta questo avvicinamento con un’umanità tipica delle grandi storie. Ogni membro reagisce in maniera differente. Il padre, uomo burbero e serio, disprezza il figlio e lo considera deplorevole, tanto da cacciarlo e non volerlo nemmeno vicino. La madre, malata di tumore, lo accoglie invece come farebbe qualsiasi madre e sembra quasi perdonarlo dei suoi crimini. Ella capisce di non poter riuscire a superare la malattia, quindi si augura dal figlio che possa cambiare la sua situazione e diventare una persona migliore.

Da ultimo il fratello adolescente, con cui si stabilisce il rapporto più bello del film. Tra i due si percepisce una forte intesa, un legame unico e la loro unione diventa molto forte. Il giovane sembra quasi non essere interessato al violento presente che lo contraddistingue, ma vede in lui una persona capace di cambiare, proprio come vorrebbe la madre.

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Little Odessa
I due attori principali del film

Il regista rappresenta con umanità un personaggio dalle dubbie virtù ed è proprio qui che risiede la grandezza del film. Per quanto possa sembrare senza cuore, non traspare mai una dura condanna da parte dell’autore. Per tutta la visione si ha l’impressione che il protagonista possa raggiungere la redenzione ma le dinamiche che accadono trascinano Tim Roth sempre più in fondo, e la sua possibilità di cambiamento svanisce via via con il tempo. Il suo carattere è troppo ribelle per adeguarsi in una società sempre più povera, in cui le persone per bene fanno fatica a mantenersi. L’unica strada sembra quella del crimine e della violenza. Lo Stato si rivela totalmente assente e si coglie proprio la miseria di quei luoghi. Un personaggio risucchiato da una travolgente brutalità che lo circonda e che gli promette soldi facili.

Il suo desiderio insito traspare da quel velo di arroganza e serietà che lo avvolge superficialmente. Egli vorrebbe nel profondo essere diverso da ciò che è diventato ma questo non può accadere senza che nessuno lo aiuti. È totalmente solo in quel ambiente e anche la famiglia con tutti i suoi problemi non riesce a salvarlo. Il fratello adolescente prova con le sue forze a migliorare le cose e per un attimo sembra riuscirsi, purtroppo che il protagonista è talmente invischiato nei suoi affari che avviene quasi il contrario. È il giovane fratello che viene lentamente coinvolto in una brutta vicenda.

Little Odessa
Tim Roth in una scena del film

La famiglia appare quindi rivoluzionata e l’opera mostra una lenta disgregazione del nucleo familiare per via di un ragazzo che ha provato solamente a essere migliore ma che ha portato con sé i suoi demoni, i quali hanno avvelenato l’intera struttura.

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La storia viene raccontata con una drammaticità epica nel vero senso della parola, grazie a delle inquadrature e delle scene veramente impressionanti. Un’opera imponente che vuole ricordare e tentare quasi l’impresa di assomigliare ai più grandi film di mafia, usciti dai migliori registi italo americani. La pellicola mostra comunque altri aspetti più profondi e nella violenza del racconto si afferra l’interesse da parte del regista riguardo all’aspetto umano che sussiste tra i personaggi.

Si respira sofferenza e rassegnazione verso una storia che sembra già destinata verso un finale amaro, senza possibilità di scelta. Per essere l’opera prima di James Gray, siamo di fronte a un film mostruoso per la regia e l’originalità di una storia mai banale ma costantemente intensa fino a un’esplosione di emozioni. La scena in cui il protagonista e il padre sono in riva al fiume è meravigliosa e di una potenza micidiale, sapendo del legame sanguigno che li unisce.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'opera prima di James Gray mostra tutta la grandezza di un regista incredibile, purtroppo rimasto spesso in secondo piano nel panorama del cinema internazionale.
Giovanni Veverga
Giovanni Veverga
Amo gli autori che vogliono e sanno come raccontare una storia in grado di affascinare lo spettatore.

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