Recensioni FilmMatilda, la recensione dell'originale in attesa del musical di Netflix

Matilda, la recensione dell’originale in attesa del musical di Netflix

Matilda è un film che appartiene all’infanzia di molti. Il 25 dicembre Netflix delizierà gli spettatori con un remake (stavolta in formato musical) e il momento è quindi propizio per celebrare un prodotto artistico mai esaltato a dovere. Il successo al botteghino soprattutto fu un fiasco, considerando il deficit di bilancio in sede di post-distribuzione: a fronte di un budget iniziale di trentasei milioni di dollari, Matilda ne incassò appena trentatré.

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Eppure, a discapito di questi numeri impietosi, Matilda appartiene a un novero di film che, grazie all’Home Video ha recuperato terreno, assumendo la veste di cult assoluto (aiutato anche dalle lunghe estati su Italia Uno che non perdevano mai occasione di trasmetterlo; proprio alla luce di una qualità effettiva dei contenuti).

Siamo nel 1996 e Danny DeVito (regista di Matilda) decise di dirigere l’adattamento di uno dei romanzi più famosi di Roald Dahl. Lo scrittore è un’icona assoluta dei libri per bambini (non intesi come storie pensate solo per i più piccoli, ma come narrazione dedicata alle loro problematiche e ai loro sogni). Il risultato finale è stato quindi un film che è per tutti: invita anche gli adulti stessi a riflettere su alcune dinamiche emotive che spesso non vengono capite.

Roald Dahl ha avuto il merito di creare un vero e proprio immaginario che rispecchia, per certi versi, la modalità con cui un bambino legge il mondo e i suoi schemi, rivisitandoli poi sulla base di quelle che sono le sue proprie esperienze. Vi sono chiaramente altre trasposizioni su schermo delle sue opere (una delle ultime è Le Streghe che tanto aveva fatto discutere) e non bisogna assolutamente dimentica La Fabbrica di Cioccolato, probabilmente la storia più iconica nata dalle sue fatiche letterarie.

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Matilda appare invece nettamente come la più puntuale e proficua con riferimento a questo impianto narrativo che è stato presentato. Se si vuole comprendere cosa pensa un bambino della società, bisogna vedere proprio Matilda.

Matilda

Matilda è una storia di incomprensione e riscatto

Matilda ha una trama comune pur non essendo un film banale. Proprio come la piccola protagonista è una bambina come tutti, pur non essendo un soggetto “normale”.

La storia inizia con una presa d’atto: Matilda è una bambina con doti particolari; caratteristica che non sembra riconosciuta dai suoi genitori. Gli stessi, si lamentano di lei dal giorno in cui l’hanno portata a casa dall’ospedale. Appena nata, si capisce che la figlia è per loro un peso, una disgrazia e una presenza non voluta.

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Eppure, con un pizzico di considerazione in più avrebbero potuto percepire il potenziale che la stessa aveva: a due anni già scriveva il suo nome sulla zuppa di spinaci rovesciata sul tavolo della cucina, oppure a cinque già aveva senso di eleganza e buon costume (qualcosa bel lungi dall’essere alla portata di un bambino). I genitori non riescono (o meglio, non vogliono) prendersi cura di lei; pertanto, Matilda è abbandonata ai suoi sogni, alla lettura e alla sua personalissima visione del mondo.

I fabbisogni elementari non le sono garantiti: un bambino dovrebbe come slancio essenziale andare a scuola e costruirsi prima un’educazione e poi un futuro. Matilda deve invece rimboccarsi le maniche e fare tutto da sola: strano a dirsi, eppure la sua è una storia di autoaffermazione a scapito di tutti quegli ostacoli che incontra sul cammino (ostacoli che dovrebbero essere tra le altre cose, delle figure guida).

Il destino le va tuttavia incontro e, a seguito dell’ennesima truffa del padre recapitata alla preside della sua futura scuola, i Wormwood si convincono di poterla iscrivere all’istituto. La piccola entra dunque in un mondo nuovo (che certamente anelava) ma deve fare i conti con la malvagità della Signorina Trinciabue. La preside è infatti un’altra figura che odia i bambini e vuole dimostrare all’intero corpo docenti che più che educati gli stessi vadano puniti.

Inizia qui una fase anche abbastanza cruda, dove i giovani studenti si confrontano con angherie di ogni sorta: il fantomatico “Strozzatoio”, ad esempio, è l’arma finale della Trinciabue; una sorta di Morte Nera scolastica dove vanno a finire tutti i sogni dei bambini. Le punizioni passate in quell’apertura nel muro, insegnano quanto poco ascolto si dà alla prole (considerandola immatura e inesperta). Matilda stessa diventa un obiettivo della preside ma è proprio in questi momenti di rabbia e frustrazione che tutto il suo potere psico-cinetico esce fuori e viene usato dalla bambina per porre fine alle ingiustizie subite.

Matilda – La Recensione

Matilda, come detto, rappresenta nella sua semplicità un must in fatto di film per l’infanzia. Non è ovviamente da intendersi come una commediola per famiglie, dato che l’opera ha in seno un messaggio molto delicato da portare avanti.

Se si dovesse concentrare il computo del film in un’unica parola, questa sarebbe certamente “dispotismo”. Chiaro è che non va a confondersi con un concetto di natura politica ma ha comunque dei rimandi simili legati al mondo dei bambini. È il loro immaginario a essere in pericolo, quindi piuttosto che attenere a una soppressione di diritti, il termine ha a che fare con la sostanziale prevaricazione sui più piccoli di quelle figure adulte che più che fare da mentori, agiscono da impositori.

Matilda insegna come anche un bambino può subire la cattiva influenza di un capo o di un leader, una persona che essenzialmente non è stata scelta ma su cui si riversano tutte le aspettative di crescita: la figura in questione può essere una madre, un padre o anche semplicemente un insegnante. Importante è che ci sia fiducia e reciprocità in quanto, laddove questa non dovesse prendere forma, allora è lì che subentra l’intento sovversivo.

Matilda rappresenta proprio la ribellione perpetrata nei confronti del potente, colui che ha la responsabilità di prendere scelte per un bambino e di guidarlo verso l’età adulta, arredando al contempo la lunga strada da percorrere con esperienze belle e luccicanti. Non sempre questo avviene in maniera liscia e non sempre la figura di riferimento (anche per i piccoli) ha ragione. Questa può rivelarsi sbagliata, inadatta.

Danny DeVito riesce a cogliere queste sfumature contenutistiche alla perfezione, inscenando una commedia fine ed estroversa. Così come nei romanzi di Dahl vi è uno spazio consistente dedicato all’immaginazione, anche in Matilda rilevano dei tratti stilistici addossabili a scenari onirici o fantastici. Le misure smodate di alcuni oggetti di scena, ad esempio, altro non raffigurano che la portata che le azioni compiute dai grandi hanno sulla crescita di un bambino (in termini di influenzabilità).

La scena in cui la signorina Trinciabue costringe Bruce Pappalardo a mangiare un’intera torta rappresenta al meglio tutto ciò: la torta, simbolo di ingordigia, trasforma la preside da vittima in carnefice nel momento in cui viene somministrata con forza al piccolo colpevole. Da una fetta si passa all’intera torta, come a voler indicare che anche un adulto può passare dalla ragione al torto (tra l’altro più è grande la porzione, più cresce la cattiveria della Trinciabue).

L’unico modo che hanno i bambini per riscattarsi è quello di credere in un nuovo leader, un loro pari che possa guidarli verso uno stato di cose migliore: questa è Matilda che con i suoi poteri mette a tacere l’inconcludente ira della preside, liberando tutta la scuola dalle catene ideologiche da lei poste. I poteri rappresentano, in realtà, anche un altro assunto: indicano che nessun adulto può entrare nella mente di un bambino. Nessuno può davvero contaminare i sogni che un bambino fa con sé stesso e scolorire la sua preziosissima fantasia. Matilda quindi con la sua telecinesi riesce a tenere a distanza i potenti e, se serve, a punirli per le loro azioni.

Matilda

Cosa aspettarsi dal musical

Quali aspettative si possono coltivare quindi nei confronti di quest’uscita imminente? Il trailer indica una cifra stilistica che ricalca quanto fatto da DeVito. Eppure, rimane un pizzico di paura per certi dettagli stilistici. Colpisce positivamente Emma Thompson (la prossima Trinciabue) ma il taglio dell’opera sembra aver preso quella patina digitale che Matilda invece negava quasi del tutto. L’originale è un film ruvido, umile e strampalato e parla con un’onestà (narrativa e stilistica) che farebbe invidia a molti colossal altisonanti.

Nel musical, probabilmente, l’impronta sarà quella di un’opera che punta a essere scenograficamente più coinvolgente. Senza contare che sia ha molta curiosità nei confronti della regia in fatto di adattamento della storia ai giorni d’oggi. Pur avendo elementi fantastici al suo interno, Matilda aveva il merito di mostrare una società di riferimento praticamente identica a quella moderna.

La nuova prova sarà quindi raccontare le vicende di Matilda in un’ottica più contemporanea. Per tutte le risposte del caso, bisogna semplicemente attendere Natale.

Il Trailer del nuovo film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Matilda è uno dei film più onesti che esistano. Con grande semplicità racconta della spinta evasiva che hanno i bambini quando sono messi alle strette e quando percepiscono che qualcosa comandatogli dall'altro è veramente ingiusto. Con primizia narrativa Danny DeVito confeziona il suo migliore film e dona ai più piccoli (come anche ai più grandi) una saggia lezione di vita.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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