venerdì, 5 Marzo, 2021
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Lo Stagista Inaspettato

Gli assoluti, soprattutto nel cinema, non sono mai esistiti. Nulla che riguardi la settima arte è mai stato piatto o incontestabile. Non a caso, esistono pellicole come Lo Stagista Inaspettato, in grado di dividere profondamente la critica e gli spettatori. Opere dove il punto medio non esiste. Prodotti in cui la bilancia pende a destra, o a sinistra, senza intermezzi.

In ogni caso, anche per giustificare manifestazioni entusiastiche come quella di un certo Quentin Tarantino, è nostro dovere porci alcune domande fondamentali. Lo Stagista Inaspettato è un film dalla sceneggiatura fiabesca, illusoria, vagamente irrealizzabile? Si. È un’opera infarcita di luoghi comuni e civettuole forzature? Si. Ma allora, considerati questi problemi, il lavoro di Nancy Meyers è buono, oppure no?
Beh, siamo qui apposta.

Ben Whittaker è un uomo in via di estinzione. La sua generazione, quella dei settantenni, scruta il mondo dal miope riflesso di una lente sporca, senza riuscire in alcun modo a mettere a fuoco. Per ben quarant’anni, ha lavorato in una ditta che produceva elenchi telefonici. La metafora, prima di una lunghissima serie, chiarisce in partenza il sunto della questione. Ben, in buona sostanza, ha donato tutta la sua vita ad un’azienda che ormai non serve più.

La pensione, però, viene sconvolta dalla morte dell’amatissima moglie. Ben, all’improvviso, si ritrova solo. Comincia a viaggiare, ma ogni volta il ritorno diventa più difficile. Gli unici veri impegni sono ormai i funerali. Amici, parenti e conoscenti. Vittime di una vita che ha ormai smesso di dare e ha iniziato a riprendere.

Questa routine potrebbe continuare all’infinito, se non fosse per un volantino trovato per strada. Ben si avvicina e stringe il pezzo di carta. Un’azienda di e-commerce che vende vestiti, AboutTheFit, cerca stagisti senior. Segue una lista di curiosi requisiti. Ben ride, si sente un po’ ridicolo, però pian piano comincia a riflettere. E se fosse quella la svolta?

L’azienda, creata dal nulla, la dirige Jules Ostin, una donna che non potrebbe dedicarvi nemmeno un minuto, perché li ha finiti. Lavora incessantemente, dimentica di mangiare e spesso, pur senza volerlo, trascura la famiglia. Basta però un’occhiata fugace per capire che in realtà è una ragazza dolce, affettuosa e piena di entusiasmo. Il problema è che non ha più il tempo di dimostrarlo. Toccherà proprio a Ben, affidato a lei, cambiare tutto questo. Riportare Jules sul pianeta Terra, tra gli affetti, i sorrisi e le parole.

Come dichiarato in apertura, la pellicola contiene una quantità impressionante di stereotipi più o meno giustificabili. Lo Stagista Inaspettato, infatti, fonda la sua essenza sulla granitica costruzione di un mondo fatato e autosufficiente. Tutto è al posto giusto, nulla o quasi finisce male. Gli anziani sono simpatici, i giovani rispettosi, anche se scettici. L’economia gira alla grande e il sogno americano sembra più denso che mai.

Tutto ciò però, per la maggior parte del tempo, riesce miracolosamente a non stonare. L’atmosfera placida e leggera, confacente in tutto alla classica commedia newyorkese, genera anzi un senso di ottimismo ed immersione. E così, l’occhio dello spettatore, per centoventi minuti, sorvola sul non è per concentrarsi sul sarebbe bello.

Il ritmo, strano a dirsi, mescola due caratteristiche completamente antitetiche. La storia è lineare, prevedibile e quasi piatta. Eppure, avanza senza ostacoli, né rallentamenti. Le scene si susseguono con eleganza e velocità, non tradendo mai, neppure per un minuto, l’attenzione dello spettatore. Questo è possibile grazie a una serie di accorti dialoghi, in grado di passare dal quotidiano allo straordinario nel giro di pochi istanti.

Il segreto sta nel costante parallelo tra l’universo giovanile e quello più stagionato del protagonista. Lo Stagista Inaspettato, nonostante l’ovvia possibilità, non rende mai sullo schermo una vera e propria contrapposizione, optando invece per una sorta di rispettoso accostamento. Così facendo, ogni scena diventa potenzialmente il veicolo di una grande lezione per entrambe le parti, oltreché oro per tutti gli altri, ovvero noi spettatori.

Tutto questo calderone di buoni propositi, tuttavia, non è certo esente da difetti. In alcuni punti, l’esasperazione dei luoghi comuni provoca momenti davvero imbarazzanti. È il caso, esempio tra i tanti, del primo giorno di lavoro di Ben, che osservando il collega trafficare con Mac, smartphone, power bank e pen drive, tira fuori dalla valigetta marrone una sveglia analogica ed una calcolatrice. Lo sguardo del collega, per quanto perplesso, non si avvicina nemmeno lontanamente a quello dipinto sul nostro volto. Credeteci.

Bisogna sottolineare, al di là di tutto, che le gag di questo tipo non sono state utilizzate come motore principale. L’umorismo, al contrario, è coinvolgente ed azzeccato, quasi sempre in grado di suscitare risate complici e sincere. Fattore, questo, che assottiglierà ancor di più la durata percepita dell’opera di Meyers.

Impossibile, poi, non elogiare il lavoro di Robert De Niro. Il suo personaggio è misurato, espressivo e quasi sempre perfetto. Vederlo nei panni di uno stagista senior è strano, ma i produttori, forse senza rendersene conto, hanno inserito un minuscolo omaggio. Ben, infatti, mentre prova l’abbigliamento da indossare al lavoro, parla con sé stesso davanti ad uno specchio. Nulla di trascendentale, sia chiaro, eppure vedere De Niro conversare col proprio riflesso, non può non provocarci un piccolo tuffo al cuore.

Promossa anche Anne Hathaway, che riesce a donare alla sua protagonista sia le qualità nevrotiche da donna in carriera, sia le insicurezze affettuose di chi in fondo vorrebbe solo essere felice. La strana coppia con De Niro, poi, funziona alla grande, regalando momenti davvero pregevoli. Sontuosa, anche se un po’ sprecata, la bellissima Rene Russo, mentre si rivela più che dignitoso il lavoro svolto dal resto del cast, per di più sconosciuto al grande pubblico.

Lo Stagista Inaspettato, al netto degli ovvi difetti, è un prodotto davvero godibile, divertente, che non fa mistero della propria utopia. Quartieri a modo stracolmi di SUV. Vialoni alberati e quieti dove si affacciano case dal design impeccabile. Una New York caotica ma affettuosa, popolata da gente che prima sorride e poi comincia a parlare. Il tutto, accompagnato dalla più classica delle colonne sonore. Un insieme di pezzi che, davanti ad un momento drammatico, non saprebbe davvero cosa far suonare.

Tutto questo, però, non importa. In poco più di dieci minuti vi affezionerete a Ben. Qualche istante dopo, senza troppa fatica, succederà lo stesso con Jules. Due ore dopo, vi sveglierete dalla favola col sorriso sulle labbra, ben consci di aver visto qualcosa di irrealizzabile, ma bellissimo. Eppure, proprio perché gli assoluti non esistono, l’incantesimo non sarà scontato. Bisognerà sacrificare, infatti, un po’ del nostro noioso realismo.
Il consiglio è di farlo senza pensarci due volte.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Guardare Lo Stagista Inaspettato è come raccontare una favola ad un bambino. Affinché tutto funzioni, serve collaborazione da entrambe le parti. Le cose, nel mondo, sono diverse da come il film le racconta. Lo sappiamo, ma non importa. Noi spettatori, almeno stavolta, fingiamo di crederci. Perché ogni tanto, per un paio di ore, l’immaginazione può diventare molto più vera della realtà.
Diego Scordino
Amante di tutto ciò che abbia una storia, leggo, guardo e ascolto cercando sempre qualcosa che mi ispiri. Adoro Lovecraft e Zafòn, ho passato notti insonni dietro Fringe e non riesco a smettere di guardare Matrix e Il Padrino. Non importa il genere, mi basta sentire i brividi.
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