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Intervista a Limbo Film: il viaggio di Angelo Azzurro da Pineto fino Venezia

Nata nel 20223, Limbo Film è una giovane casa di produzione che ha scelto fin dall’inizio di muoversi sul terreno di confine tra cinema di genere e ricerca autoriale, con l’obiettivo di sviluppare progetti dalla forte identità visiva e narrativa. Un percorso che oggi trova un momento particolarmente significativo nella selezione di Angelo azzurro di Tommaso Acquarone, prodotto esecutivamente dalla Limbo Film, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Girato a Pineto e nato nell’ambito del programma REEL/Interreg Italia-Croazia, il cortometraggio racconta con uno sguardo intimo e sensibile il corpo, il desiderio e il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Un progetto che ben rappresenta la direzione intrapresa da Limbo Film: sostenere autori e storie capaci di coniugare una precisa visione cinematografica con una vocazione produttiva e internazionale.

Abbiamo parlato con la casa di produzione della genesi di Angelo azzurro, del lavoro di produzione esecutiva, della collaborazione con i partner del progetto e dell’importanza della vetrina veneziana, ma anche dei nuovi film e documentari che stanno delineando il futuro della società.

Limbo Film

Limbo Film nasce nel 2022 con un’identità precisa, quella del cinema di genere che si contamina con l’autoriale. Cosa vi ha convinti a entrare in Angelo azzurro come produzione esecutiva?

Ci ha convinti innanzitutto lo sguardo di Tommaso e la possibilità di accompagnare un film molto netto nella propria identità. Per noi il cinema di genere non è una formula rigida: ci interessa un cinema capace di avere una forte costruzione visiva e narrativa, ma anche una voce autoriale riconoscibile. Angelo azzurro, pur nella sua dimensione intima, aveva esattamente questa forza.

Cosa significa concretamente “produzione esecutiva” su un progetto come questo, nato dentro un programma come REEL/Interreg Italia-Croazia e con più partner coinvolti? Quali sono state le sfide logistiche o produttive più delicate?

Significa trasformare una visione artistica in qualcosa di concretamente realizzabile: costruire la squadra, organizzare territorio, location, casting, permessi, riprese e coordinare tutto con budget e tempi molto precisi. La sfida era mantenere intatta l’ambizione visiva del film lavorando con risorsecontenute, con interpreti molto giovani e in una location complessa, sospesa fisicamente tra mare e ferrovia.

Come si è svolta la collaborazione con gli altri soggetti produttivi e con Rai Cinema Channel?

È stato un progetto che ha funzionato proprio grazie alla complementarità dei diversi soggetti coinvolti. Apulia Film Commission ha creato attraverso REEL il quadro in cui il film ha potuto nascere, mentre con Waterclock e The Piranesi Experience abbiamo lavorato in un confronto produttivo costante. Rai Cinema Channel ha aggiunto un’importante prospettiva di diffusione e valorizzazione del corto oltre il percorso festivaliero.

Come è nato il rapporto con Tommaso Acquarone? Conoscevate già il suo lavoro, I miei occhi, qualificato agli Oscar 2023?

Conoscevamo il percorso di Tommaso e naturalmente I miei occhi, che aveva già dimostrato una capacità molto precisa di lavorare sui personaggi, sui corpi e su ciò che resta non detto. Con Angelo azzurro abbiamo trovato immediatamente un terreno comune: la volontà di proteggere una regia molto personale, dandole però una struttura produttiva solida.

Arianna Dell'Orso
Arianna Dell'Orso
Vivo sul mondo reale unicamente con il corpo, ma la mia mente viaggia a Westeros, nella Londra dei Peaky Blinders e fa affari loschi con Walter White. Il cinema di Hitchcock è il mio spirito guida

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