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In & Out – Recensione di un geniale film sull’omosessualità

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In & Out è un film intelligente, insolito, sorprendete, ammaliante, dolce e incredibilmente semplice. Tutte queste caratteristiche si mescolano nel renderlo un elemento dalla portata quasi divulgativa (psicologia ed emotività sono le matrici dell’opera intera).

Nel mese del Pride di Roma (celebrato, tanto quanto discusso) In & Out è una chicca assoluta da recuperare. È bene quindi indicare fin da subito il contenuto del film: si tratta di un film sulla scoperta della propria omosessualità.

La capacità e la sensibilità con cui viene trattato l’argomento sono da cineteca. Considerate che era il lontano 1997 quando Frank Oz decise di dare vita a una delle opere più importanti del genere (per certi aspetti anche la migliore).

Verso la fine degli anni Novanta, essere omosessuali era quanto meno più difficile dei giorni d’oggi. La società era ancora inserita in un contesto di stereotipi e schemi fissi che di fatto impedivano a molte persone di vivere con serenità il loro orientamento sessuale.

Il problema non era soltanto con sé stessi ma anche con la comunità intera. C’erano argomenti taboo e un’ignoranza decisamente velata (era un po’ la fase del “mi sta bene ma purché riguardi gli altri”). Erano anni in cui si tendeva ancora a seppellire le proprie emozioni sotto uno strato socialmente accettabile dell’io.

In & Out riesce a scardinare questi preconcetti. O meglio, a eroderli passo dopo passo con scene eleganti, poco irriverenti, posate, delicate ma, non per questo, meno d’impatto. Parla di quanto il nostro subconscio può esserci amico, una volta che decide di manifestarsi apertamente.

In & Out

In & Out – La trama si ispira a Tom Hanks

In & Out prende ufficialmente spunto da una dichiarazione fatta da Tom Hanks durante la cerimonia degli Oscar nel 1995 (anno in cui ricevette la statuetta come miglior attore per Philadelphia). È la storia di Howard Brackett, un professore molto stimato di una cittadina (inventata) dell’Indiana. Un dato forse non da poco, considerato che si tratta di stereotipi.

Come a voler dire che, dentro In & Out, quasi ci si trova nel mondo delle favole.

La città è in fervida attesa degli Oscar (sì, anche quest’elemento è stato interamente ripreso). Un ex alunno del professor Brackett, il famosissimo Cameron Drake, sta per essere premiato come miglior attore protagonista. Il caso vuole che abbia interpretato un soldato omosessuale in uno dei film di maggior successo dell’anno.

Durante la consegna della statuetta (che poi Drake ha effettivamente vinto) lo stesso fa un ringraziamento diretto a Brackett, esplicitando di essersi ispirato a lui in quanto gay.

Tutti coloro che a Greenview stavano seguendo l’evento rimangono attoniti ed esterrefatti. Il professore nega, convinto di amare la sua Emily. Torna a scuola e come se niente fosse si ripropone come la calamita sociale che è sempre stato.

Qualcosa è cambiato però: nonostante gli esilaranti doppi sensi o l’ironia volutamente spicciola di fondo, non viene mai e poi mai deriso (se mai, viene percepito come “diverso”). Inizia un percorso di autoconoscenza profondo, che passa necessariamente per la necessità di tornare a conoscere sé stesso.

In & Out

Poca forma e molta sostanza

In & Out si conclude con Howard che si rivelerà essere effettivamente gay. La domanda di fondo che viene posta dal regista è molto intelligente. Come mai Howard capisce di essere gay proprio quando è la società a suggerire una risposta che lui stesso aveva da sempre escluso?

Un processo all’inverso dove non è il gay a dover adattarsi al contesto (tirando fuori quanto ha dentro) ma sembra che sia proprio la società stessa ad andare incontro a chi evidentemente non ha i mezzi per far fronte a stereotipi e linee guida che ci vogliono in un modo e uno soltanto (conformati).

La critica ha elogiato, a ben vedere, In & Out sottolineando la genialità di fondo di riuscire a proporre un film mainstream sull’omosessualità, senza effettivamente tirare in ballo dinamiche sessuali.

Si questiona il naturale approdo a un certo orientamento emotivo senza scadere in banalità o cose già viste: per l’appunto con una sorprendente semplicità. Non si fa luce su ormoni o istinti, ma sull’accezione sociale del termine omosessuale (di cosa comporta a livello comunitario).

Il finale non è stato particolarmente apprezzato. Giudicato banale e ripetitivo (stavolta come in altri casi precedenti) non ha convinto propriamente tutti. Di In & Out rimane tuttavia il grande coraggio di inserire ben dodici secondi di bacio in bocca tra Kevin Kline e Tom Selleck (una feature audace per i tempi che furono).

La regia ha saputo unire spunti comici e commoventi dando luogo a un film che simboleggia in tutto e per tutto la confusione emotiva di chi passa attraverso una crisi identitaria.

Titolo più azzeccato non poteva poi esistere nel momento in cui è palese che nel compiere questo processo bisogna concretamente tirare fuori quanto si ha dentro. Dal nostro subconscio fino al palcoscenico più in vista della nostra strampalata società.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

In & Out è uno dei titoli più azzeccati di sempre. Indica che certe volte bisogna portare fuori quello che si tiene dentro. Bisogna svuotare il proprio subconscio e rendere la società partecipe dello stesso. Chi ci ama ci verrà incontro e, anzi, tenderà ad allinearsi a quanto proviamo. Non può esserci vergogna nel cuore di chi ha coraggio.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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