lunedì, 19 Aprile, 2021
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Il sommelier

Il sommelier, film del 2020, è il debutto alla regia per un lungometraggio di Prentice Penny. Quest’ultimo, sviluppa l’idea per il progetto, in occasione di un’esperienza personale. Più nello specifico, Penny unisce il desiderio di voler raccontare una storia del rapporto tra padre e figlio, al racconto del mondo del vino. Un mondo, che non è mai stato fonte di particolare interesse per il regista, bensì emerge solo durante e in seguito a un viaggio svolto a Parigi, in occasione di un matrimonio. Qui si smuovono effettivamente i suoi primi interessi, grazie all’incontro con un sommelier che riesce a fargli comprendere le dinamiche del lavoro e come capire gli elementi fondamentali di un prodotto vinicolo. Penny inizia quindi ad approfondire attraverso letture, film e documentari, per estrapolarne una storia che unisce il mondo vinicolo con quello pop e ambientare la vicenda a Memphis.

Il sommelier

In Il sommelier (Uncorked), il protagonista Elijah (Mamoudou Athie), si destreggia tra due lavori, il BBQ di famiglia e un’enoteca. Secondo i piani del padre (Courtney B Vance), Elijah dovrebbe mettersi a capo dell’attività di famiglia, come per lui è successo anni prima con suo padre. Per il figlio però, il lavoro al negozio di vini, sta iniziando a diventare qualcosa di più rispetto a un semplice impiego, trasformandosi in una passione e desiderio di crescita futura. Questo implica chiaramente la creazione di un divario tra le due figure, ponendo Elijah in una posizione di difficoltà maggiore. Proprio nel momento in cui pensa e crede di aver trovato la vocazione per il suo futuro, emergono problematiche date fondamentalmente da delle aspettative troppo alte e troppo strutturate da parte del padre. Questo aspetto fondamentale, Penny dichiara che in parte è un elemento autobiografico all’interno della narrazione, poiché egli ha vissuto un’esperienza analoga a quella di Elijah con il padre, che voleva un percorso differente per il figlio.

Il sommelier

Inizialmente quindi, si crea un divario quasi difficile da ricongiungere, poiché la scelta del figlio agli occhi del padre Louis risulta essere quasi una delusione inaspettata, tanto da non riuscire né a dargli fiducia, né ad essere felice per lui nei traguardi che raggiunge all’interno del percorso che decide di intraprendere. L’unica persona che lo appoggia veramente su queste scelte, è la madre Sylvia (Niecy Nash) e la fidanzata Tanya (Sasha Compère), conosciuta proprio mentre lavora come commesso al negozio. Elijah inizia quindi la scuola per diventare Master Sommelier, la quale risulta essere molto impegnativa, ma verso cui lo stesso rivolge grande dedizione.

Il sommelier

Durante gli studi, è previsto un periodo a Parigi, meta che ha ispirato per l’appunto il regista nello sviluppo della storia. La madre, contenta per il figlio, fa di tutto per mandarlo nella capitale francese, ma proprio in quest’occasione il rapporto con il padre esplode. La vicenda prende una piega negativa proprio in questo momento, con la malattia della madre che torna e peggiora, portando Elijah a fare ritorno e a fare del proprio meglio per riavvicinarsi al padre, appoggiandolo nella propria attività, ma riducendo così al minimo le proprie aspettative per la carriera che sognava. Louis, stupito del comportamento del figlio e deciso a farsene una ragione, si rende conto dell’importanza della passione di Elijah e della grande volontà nel cercare di intraprendere una carriera all’interno di quel mondo. Da questo momento vi è una svolta nel rapporto, portando i due a un ricongiungimento emozionale, dal quale emerge anche il passato del padre e le motivazioni legate alla sua carriera all’interno del BBQ di famiglia, quindi la conseguente repressione delle scelte del figlio.

Il film racconta il mondo del vino, sicuramente attraverso una prospettiva differente e più pop. La tematica e il dramma famigliare, in particolar modo il divario tra padre e figlio, è molto interessante. Soprattutto per l’importanza della stessa, quindi il peso delle volontà di un genitore, che spesso ricadono su un ragazzo, le cui necessità e aspirazioni sono completamente differenti. Rimane però leggermente spento tutto il lungometraggio, sia dal punto di vista narrativo, che sul fronte della composizione visiva. Risulta essere un film piacevole e scorrevole, ma nel quale non vi è un elemento che fa effettivamente grip sullo spettatore, per trasportarlo in maniera più profonda nel racconto. La colonna sonora è un elemento che tutto sommato accompagna piacevolmente il percorso, dalle note pop, rap e trap.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Il film racconta il mondo del vino, sicuramente attraverso una prospettiva differente e più pop. La tematica e il dramma famigliare, in particolar modo il divario tra padre e figlio, è interessante. Soprattutto per l’importanza della stessa, quindi il peso delle volontà di un genitore, che ricadono su un ragazzo, le cui aspirazioni sono completamente differenti. Rimane però leggermente spenta e piatta tutta la storia. Risulta essere comunque un film piacevole e scorrevole.
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.

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