Habemus Papam è un film del 2011 co-scritto, diretto e interpretato da Nanni Moretti, presentato in concorso alla 64ª edizione del Festival di Cannes. L’opera ha riscosso un notevole successo al momento della sua uscita, aggiudicandosi sette Nastri d’Argento, tre David di Donatello e una prestigiosa menzione come film dell’anno da parte della celebre rivista francese Cahiers du Cinéma.
Habemus Papam – Trama
Il film inizia con il funerale del Papa e l’apertura del Conclave, che dovrà eleggere il suo successore. Dopo varie fumate nere, viene eletto Pontefice il cardinale francese Melville (Michel Piccoli). Tuttavia, al momento dell’annuncio, subito dopo il celebre Habemus Papam pronunciato dal cardinale protodiacono, Melville cade in un profondo stato d’ansia e rifiuta di affacciarsi dal balcone che dà su Piazza San Pietro, davanti a una folla di fedeli in attesa.
Il nuovo Pontefice è sopraffatto dal peso dell’incarico che lo attende. Di conseguenza, i cardinali rimangono bloccati all’interno della Basilica: secondo il diritto canonico, se il Papa non si presenta ufficialmente al popolo, il Conclave è da considerarsi incompleto, e ai cardinali è vietato qualsiasi contatto con l’esterno.
Per cercare di risolvere la situazione, viene convocato uno dei migliori psicoanalisti, il professor Brezzi (Nanni Moretti), che viene ospitato all’interno della sede papale con il compito di aiutare il nuovo Papa a superare il suo stato di crisi.

Habemus Papam – Cast
Per l’interpretazione del Pontefice Melville, Nanni Moretti si affida a Michel Piccoli, figura di rilievo del cinema francese e non solo, che ha lavorato con registi del calibro di Jean-Luc Godard, Luis Buñuel, Jacques Rivette e Claude Chabrol.
Nel cast figurano anche, oltre allo stesso Moretti, autore e interprete del film, Renato Scarpa nel ruolo del cardinale Gregori e Margherita Buy, nei panni di una psicoanalista, ex moglie del dottor Brezzi (Moretti), anch’ella incaricata a visitare il Papa.

Habemus Papam – Recensione
Morto un Papa se ne fa un altro. Con Habemus Papam, Nanni Moretti ci porta dietro le quinte del Conclave e all’interno dell’animo umano del nuovo Pontefice, mettendo in luce le fragilità di una figura che spesso si fatica a vedere al di là del suo prestigioso ruolo.
La visione del regista altoatesino su quel collegio inaccessibile da cui viene eletto il nuovo Papa è più grottesca che sacra: giornalisti che – prima dell’ingresso nella Cappella Sistina – incalzano con domande futili, alimentando le ansie e le preoccupazioni dei cardinali. Queste tensioni sono rese visibili attraverso i movimenti nervosi degli ecclesiastici, chiamati a svolgere un compito tanto solenne quanto delicato.
Tra il mormorio delle preghiere di chi teme di essere scelto per questo gravoso incarico, è eletto il cardinale francese Melville, che però, al momento della presentazione ai fedeli sul balcone della Basilica di San Pietro, entra in un profondo stato di crisi depressiva.

Un’indagine sulla fragilità umana dietro il potere
Moretti spoglia la figura papale del suo ruolo infallibile di guida spirituale, evidenziando le debolezze di un uomo invaso da dubbi, paure e da un senso di inadeguatezza, travolto dall’idea di dover sostenere una responsabilità che non ha scelto.
Habemus Papam, dunque, mira a decostruire il mito e la retorica del potere, ponendo al centro la dimensione personale e psicologica, come ne Il discorso del re (2010) di Tom Hooper, e affrontando il tema del disagio individuale sotto pressione mediatica, come il ritratto di Lady Diana in Spencer (2021) di Pablo Larraín.

Lo psicanalista Brezzi e il Papa Melville: tra isolamento e desiderio di libertà
Anche il personaggio interpretato da Moretti, lo psicoanalista chiamato a indagare nella psiche del Pontefice, si scontra con l’intransigenza del mondo ecclesiastico. Le sue sedute sono continuamente osservate dai cardinali e si svolgono in un contesto surreale, dove il dottore è privo di cellulare e contatti con l’esterno, completamente isolato.
Papa Melville, invece, dopo una visita con un’altra psicoanalista (Margherita Buy), riesce a sottrarsi alla sorveglianza e ad assaporare, per un breve momento, un senso di libertà, ancora non riconosciuto pubblicamente come Papa. È in questa fase che Moretti punta i riflettori su un altro tema: l’ipocrisia quotidiana. Emblematico è il caso del barista che nega a Melville, semplice uomo, una telefonata, ma che l’avrebbe concessa volentieri se si fosse presentato nelle vesti di Pontefice.
Il film si conclude con Melville che si rifugia in un teatro dove si sta provando Il gabbiano di Čechov. Un’opera che riflette profondamente la crisi dell’artista e la fragilità dell’essere umano, temi che rispecchiano perfettamente la condizione del Papa protagonista. Come i personaggi cechoviani, anche Melville è fragile, reale, incapace di sostenere un ruolo che lo sovrasta, alla ricerca di un’identità che il mondo vuole imporgli ma che lui non riesce ad accettare.

In conclusione
Habemus Papam di Nanni Moretti è un’opera che vuole scavare nel lato umano di una figura potente e infallibile come quella del Papa, tradizionalmente vista come guida spirituale e, dunque, quasi immune da ogni debolezza.
Moretti mette anche in luce le ambiguità che caratterizzano l’ambiente ecclesiastico, spesso permeato da intransigenze e contraddizioni. Anche se Habemus Papam, come dichiarato dallo stesso regista, non vuole essere una critica alla Chiesa, bensì un’indagine satirica e a tratti surreale della fragilità interiore del Pontefice.
Un tema attuale e universale che spinge a riflettere e a guardare oltre le apparenze, toccando chiunque si sia mai sentito inadeguato di fronte a una responsabilità più grande di sé.
