domenica, 17 Ottobre, 2021

Evil Eye, la recensione del film della Blumhouse

Cosa sono i generi cinematografici? Sono un metodo per classificare l’arte nel tempo incorporando convenzioni socialmente condivise? Oppure solo uno strumento pubblicitario utilizzato dalle società di produzione e marketing per vendere? Anche se presentato come film horror, Evil Eye è un thriller romantico che difficilmente riesce a spaventare. Diretto dai fratelli gemelli indiano-americani Rajeev ed Elan Dassani, il film è presente nel catalogo “Welcome to the Blumhouse” di Prime Video.

Evil Eye

Sulla carta, Evil Eye della Blumhouse ha una premessa affascinante. Usha (Sarita Choudhury), come una tipica madre indiana, è ossessionata dall’idea di far sposare sua figlia Pallavi (Sunita Mani). Cercando di avere successo nel matchmaking a chilometri di distanza, Usha continua a fissare appuntamenti per la figlia di 29 anni che è nata e cresciuta negli Stati Uniti. Mentre aspetta in un bar che uno di questi potenziali mariti si presenti, Pallavi incontra Sandeep (Omar Maskati) che è ricco, bello e anche indiano. Così, inizia una relazione con lui.

Pallavi racconta con entusiasmo a sua madre del suo nuovo amore e di come si trovi bene con lui. Ma invece di essere felice per sua figlia, Usha inizia a comportarsi in modo molto strano. È convinta che Sandeep non sia davvero quello che sembra essere. Usha, infatti, crede fortemente che Sandeep sia la reincarnazione del suo fidanzato violento e pericoloso che ha cercato di ucciderla molti anni fa, prima che fuggisse e volasse negli Stati Uniti.

Evil Eye

La vibrante cultura indiana è al centro di una lente attenta. Dall’incontro con i matchmaker all’analisi dei segni di nascita della potenziale coppia, la sceneggiatrice Madhuri Shekar apporta maggiore profondità alla pratica e trova una corrispondenza adatta. Anche il titolo stesso “Evil Eye deriva da una vera superstizione che si crede sia stata lanciata da uno sguardo malvagio.

Solitamente i film dell’orrore userebbero la superstizione di un’altra cultura come fonte malvagia di magia che deve essere sconfitta, ma la Shekar la tratta con più rispetto di così. La storia del film della Blumhouse ruota principalmente attorno ai concetti di reincarnazione e karma. In passato, abbbiamo visto diversi film hindi basati su temi simili. Sfortunamente, la cultura e la rappresentazione non possono salvare Evil Eye dalla sua storia vuota.

Il film inizia con un accumulo di suspense, ma non lo offre mai. I flashback del passato di Usha non sono sempre efficaci, rendendo difficile per lo spettatore prendere quelle scene molto sul serio. La domanda persistente su quale sia la vera identità di Sandeep trova una rapida risposta entro i primi 20 minuti del film, e non c’è spiegazione sottostante del perché ciò stia accadendo. Quando poi arriva il colpo della scena finale, non è più tanto scioccante.

Evil Eye

Bernard White, che interpreta Krishnan, il marito solidale di Usha, è abbastanza convincente e reale nella sua interpretazione. In effetti, la relazione di Usha e Krishnan ha una buona dose di umorismo e stress poiché inizialmente respinge il suo comportamento dubbioso come paranoia. Ma in seguito inizia a sentire che lei sta perdendo la sua stabilità mentale e necessita di un aiuto medico.

Tuttavia, la più grande forza del film è la relazione tra Usha e Pallavi. Le piccole sfumature del rapporto madre-figlia sono il momento clou di tutta la narrazione. La maggior parte delle loro interazioni avviene tramite telefonate a lunga distanza e messaggi vocali. Ma nonostante le due donne si trovino in due diverse parti del mondo, la fotocamera cattura la loro chimica alla perfezione. Choudhry conferisce a Usha complessità e modella il suo personaggio per essere sia una forte presenza per sua figlia che una sopravvissuta che affronta il disturbo da stress post-traumatico.

L’uomo invisibile” (sempre prodotto da Blumhouse) affronta temi molti simili che ruotano attorno alle relazioni abusive. Ma la differenza tra quel film ed Evil Eye è proprio il senso di paura. Il film di Leigh Whannel utilizzava la fotografia e gli spazi chiusi per suscitare ansia. Sfortunamente questo dei fratelli Dassani non fa nulla del genere e fa sembrare la sua durata di 90 minuti come due ore.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

"Evil Eye" diretto dai fratelli gemelli indiano-americani Rajeev ed Elan Dassani, è un thriller romantico falsamente definito horror. Presente nel catalogo "Welcome to the Blumhouse" di Prime Video, il film esplora i temi della cultura indiana ruotando attorno a concetti di reincarnazione e karma. Le prestazioni sono buone e la storia è interessante, ma non c'è paura, solo superstizioni.
Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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