Ci sono stati numerosissimi film basati o ispirati al celebre romanzo di fantascienza di HG Wells, “The Invisible Man” (1897). Tuttavia, molto probabilmente, si conosce solo il classico originale del 1933 di James Whale e il bizzarro film del 2000, “L’uomo senza ombra” di Paul Verhoeven. Ma tra tutti gli altri sequel, remake, reimmaginazioni o film TV, nessuno si è davvero distinto e potrebbe anche non esistere. L’uomo invisibile di Leigh Whannell, noto soprattutto per aver creato insieme a James Wan la saga di “Saw“, potrebbe sembrare l’ennesimo adattamento, ma in realtà è un perfetto esempio di come realizzare un remake adeguato in chiave moderna. Questo è un film teso, spaventoso, inquietante, elegantemente scritto e con una prestazione stellare dell’attrice protagonista. L’uscita in Italia del film, inizialmente prevista per il 5 marzo, è stata spostata al 27 marzo 2020, direttamente in video on demand, a causa dell’emergenza Coronavirus.

L'uomo invisibile

E se il tuo compagno fosse un sociopatico narcisista, e anche un genio pionieristico dell’ottica, e l’unico modo per rompere con lui fosse letteralmente fuggire? Il film si apre con una sequenza pungente che vede Cecilia (Elisabeth Moss), bloccata in una di queste relazioni, che si sveglia nel bel mezzo della notte e cammina in punta di piedi in una casa gigantesca e opulenta, come se temesse che qualsiasi mossa sbagliata porrebbe fine alla sua vita. Non ci vuole molto per capire che sta scappando dal suo compagno (Oliver Jackson-Cohen) che in quel momento sta dormendo beatamente. Percepiamo quella casa come una prigione per lei, completa di alte mura che la circondano, tanto che deve arrampicarsi per fuggire. Non sappiamo praticamente nulla di questa coppia, o di cosa sia capace Adrian nel caso si svegliasse, ma il regista Leigh Whannell ci sposta sul bordo del sedile e tratteniamo il respiro sperando che quell’uomo non si svegli. Ancora prima di trasformarsi in un uomo invisibile, percepiamo già che Adrian è un mostro. Ciò che è geniale di questa scena è che praticamente imposta l’intera storia senza usare una sola parola. Anche dopo essere fuggita e aver ricevuto notizie del suo suicidio, le cose vanno di male in peggio per Cecilia quando si rende conto della verità: Adrian non è morto, ma è diventato invisibile. Qui, il film segue la solita strada della protagonista che sta cercando di far credere agli altri che sta succedendo qualcosa di soprannaturale e implorando loro di fare un salto di fiducia. Ma anche se abbiamo visto molti personaggi fare lo stesso in numerosi film, qui non sembra ridondante, grazie alla prestazione strabiliante di Elisabeth Moss, che ci investe completamente con le sue emozioni. Sentiamo la sua oppressione, la sua perenne angoscia, la frustrazione di non essere creduta, gli sforzi di star combattendo contro un pericolo reale, eppure invisibile.

L'uomo invisibile

Sebbene il passato di Adrian con Cecilia non sia mai mostrato sullo schermo, le cicatrici emotive con cui l’ha lasciata sono visibili in tutto il volto straordinariamente espressivo della protagonista. È strabiliante il modo in cui ci faccia sentire gli abusi e le vessazioni che ha subito. Quando i suoi amici chiedono se Adrian la picchiava, lei risponde: “Tra le altre cose…”. E quando dice anche che il suo compagno era capace di leggerle nel pensiero e di farle fare ciò che lui voleva, ci rendiamo conto che l’abuso era più psicologico che fisico. La trama di questo nuovo adattamento del romanzo originale di HG Wells è familiare, ma è modernizzata in un modo che consente al film di concentrarsi davvero principalmente su un personaggio: Cecilia. Più che la storia di un semplice mostro che cerca di perseguitare una ragazza sfortunata, c’è qualcos’altro in gioco qui. C’è la storia di una donna, che è stata illuminata e manipolata tanto da credere di essere sempre la colpa. La parola “invisibile” potrebbe anche significare lo sfruttamento sottile ed elusivo che esiste in una relazione abusiva che non è visibile a nessuno, ma solo alle persone coinvolte in essa. Queste sfumature non sono solo strati superficiali, ma diventano parte integrante della storia. Ad esempio, con tanta fortuna e carisma, Adrian potrebbe avere qualsiasi donna e ottenere qualsiasi cosa, ed è esattamente quello che Cecilia urla: “Perché io? Sono solo una ragazza di periferia”. E anche con l’incredibile potere dell’invisibilità, non fa altro che inseguire lei, e rendere la sua vita un inferno vivente. Riceviamo risposte a tutte queste eccentricità di Adrian solo da suo fratello Tom Griffin (Michael Dorman), il quale rivela che nessuno aveva mai lasciato, respinto o si era allontanato da suo fratello finora, tranne lei. Quindi, si tratta dell’ego ferito di un uomo? Questa profondità rende L’uomo invisibile molto più di un semplice film horror o thriller fantascientifico.

L'uomo invisibile

L’uomo invisibile potrebbe essere definito lo spettacolo di Elisabeth Moss. Trascorriamo poco tempo con altri personaggi, incluso il cattivo, la cui faccia non vediamo neanche molto. Quindi, la Moss fa tutto il lavoro presente qui. Anche se il magnate dell’ottica Adrian muore per suicidio all’inizio della storia, Cecilia si trova rapidamente ossessionata da una presenza invisibile sempre più invasiva, apparentemente inquietante che crede essere Adrian, mentre i suoi amici e sua sorella non riescono comprensibilmente a prendere sul serio le sue affermazioni. Per fortuna, il regista resiste alla tentazione di indulgere in tropici di malattia mentale. All’inizio del film, infatti, è stato chiarito che Cecilia ha una mente sana e il personaggio del titolo è una realtà tangibile. Quindi il regista sceglie di concentrarsi sulla sua disperazione per porre fine al suo tormento e dimostrare che non è pazza. La sua interpretazione, dipingendo un’immagine dolorosa di una donna maltrattata in uno stato di trauma perpetuo, sembra reale e credibile. Ma in realtà, anche tutto il film lo è. È snello, semplice nel suo approccio, apparentemente sottile, ma il modo in cui viene girato, l’eccezionale colonna sonora, gli effetti speciali e la performance della Moss aumentano la tensione quanto basta per fornire alcuni momenti di vera pelle d’oca e anche qualche paura. Senza comunque particolari trucchi, gli scontri tra Cecilia e il suo tormentatore spettrale sono abbastanza spettacolari. Data la complessità della messa in scena di elaborate sequenze di combattimento in cui un personaggio deve essere visibilmente assente, è scioccante quanto sia tecnicamente elegante e verosimile il tutto. L’azione è sempre sposata con la consegna radicata del film, con la macchina deliziosamente liscia e tracciata in movimento di Whannell che replica brillantemente la stessa estetica accresciuta ed economicamente surreale della sua precedente uscita di fantascienza “Upgrade” (2018).

Voto Autore: 3 out of 5 stars

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