sabato, 23 Ottobre, 2021

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga

Fin da bambino, il sogno di Lars, spiantato musicista della provincia islandese, è quello di rappresentare il suo paese nell’amatissimo Eurovision Song Contest, e vincere. Con la sua amica d’infanzia Sigrit ha messo su una band, i Fire Saga. La carriera però, per l’improvvisato duo, non sembra decollare; si esibiscono solo nel locale della loro cittadina e sono costretti a cantare solo canzoni tradizionali e non nuove hit con qualche potenziale. Per un caso più che fortuito si ritrovano nella shortlist dei papabili alla partecipazione finale (che si tiene ad Edimburgo), ma non hanno chance, e la loro esibizione è un fiasco. A causa di un ancora più fortunoso (e terribile) avvenimento, però, i due riescono a realizzare la prima parte del loro sogno, e partono per la Scozia. Comincia così la cavalcata verso il successo del duo raccontata in Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga. Qui entrano in contatto con la serie A della musica europea, e, almeno per quanto riguarda Lars, non si trovano molto bene in un ambiente del genere. Tra i molti camei di veri cantanti che si possono riconoscere spicca senza dubbio il personaggio immaginario di Alexander Lemtov, pop star russa di fama mondiale, grande favorito di quell’edizione, che mette gli occhi addosso alla bella Sigrit, distraendola dalla competizione e provocando una grande spaccatura tra lei e l’amato Lars. Durante il contest succederà di tutto, e i Fire Saga cresceranno molto di più come persone che come artisti.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga

È questa la sinossi che caratterizza Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga. Il film, scritto da Will Ferrell e diretto da David Dobkin (2 single a nozze, The Judge) è la perfetta dimostrazione di come il Covid abbia radicalmente compromesso anche le uscite dei titoli cinematografici. Originariamente la pellicola, prodotta da Netflix, sarebbe dovuta sbarcare sulla piattaforma in concomitanza con il vero Eurovision Song Contest di quest’anno (programmato dal 12 al 16 maggio in Olanda). La pandemia, però, ha fatto sì che la competizione fosse annullata e che anche il film subisse un ritardo nel suo rilascio (avvenuto il 20 giugno scorso). Di ciò tuttavia non risente la qualità di questa ottima commedia musicale, curata fino al dettaglio dallo stesso Ferrell (anche interprete di Lars). Per comprendere appieno l’atmosfera di questo contest canoro, pressoché sconosciuto negli Stati Uniti, Ferrell si è lasciato guidare dalla moglie svedese assistendo all’Eurovision dello scorso anno (a Lisbona) e parlando lungamente con i suoi protagonisti. In questo modo è riuscito a concepire e a scrivere una brillante commedia, ambientandola nel più misterioso e spesso deriso paese europeo e rendendo protagonisti due sognatori instancabili, pronti a tutto pur di dimostrare a coloro che non credevano in loro (l’Islanda tutta) di che pasta sono fatti i vichinghi.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga

Il risultato finale è un film dove si ride a crepapelle solo in certi punti, ma non si smette mai di divertirsi, anche nelle parti meno appariscenti. Chiaramente il maggior merito per questo risultato va ricercato nelle interpretazioni degli attori. In primis i protagonisti: Lars e Sigrit. Il primo è il classico Will Ferrell con l’aggiunta di un buonissimo accento nordico e di una parrucca bionda stile ABBA. Basta dire questo per far capire che è un personaggio più che riuscito. La seconda ha il volto di Rachel McAdams, che aveva già lavorato con Ferrell e Dobkin nel successo del 2005 2 single a nozze. Il personaggio di Sigrit è senza dubbio quello più interessante del film: è innamorata di Lars il quale, però, prima di intraprendere una relazione con lei, vorrebbe portare a compimento il suo sogno, e perciò finisce per trascurarla. Desiderandolo ardentemente, però, Sigrit segue Lars in ogni sua scanzonata iniziativa e finisce, da personaggio malinconico qual è,  per diventare anche lei una macchietta comica. Alcune delle scene più divertenti di Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga vedono protagonisti alla pari sia Ferrell sia Rachel McAdams. Convincono anche le prove di Pierce Brosnan, freddo pescatore padre di Lars e deluso dalle scelte di vita del figlio, e di Dan Stevens, nel ruolo di Lemtov, per larghi tratti antagonista del film, ma che nasconde una profondità emotiva in qualche modo struggente, senza che essa influisca negativamente su un film che, come unica pretesa, ha quella di far ridere il pubblico.

Dan Stevens nel ruolo di Alexander Lemtov

Ma la forza di Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga non sta solo nelle prove comiche dei protagonisti, su cui si basa la maggioranza delle commedie di oggi. Il film presenta una straordinaria completezza sotto ogni punto di vista. In primo luogo la regia di Dobkin, magistrale soprattutto nelle scene canore, sviluppate come se fossero veri e propri videoclip (bellissimo il medley di hit anni ’80 di metà film). Questa gestione delle scene musicali ci dà il la per parlare della colonna sonora del film, ad opera dell’islandese, allievo di Hans Zimmer, Atli Orvarsson. Tutte le canzoni che si possono sentire all’interno del film raggiungono il duplice compito di risultare decisamente credibili e al contempo ironiche nei confronti del contesto musicale che la pellicola mette alla berlina. Dall’iniziale Volcano Man alla hit di Lemtov Lion of love, alla trascinante Double Trouble, le canzoni sembrano tutte opere musicali perfette per il vero Eurovision, ma non nascondono una certa dose di satira verso una scena musicale ormai eccessivamente standardizzata e senza grossi picchi artistici. In questo senso essenziale e funzionale alla diversità dei Fire Saga rispetto al resto dei concorrenti, è la canzone finale, autentica dichiarazione d’amore di Sigrit verso Lars e verso la sua terra, molto più melodica e musicalmente interessante di tutte le altre. In ultimo colpisce la vista dello spettatore anche la fotografia di Danny Cohen (Il discorso del re, The Danish Girl), che fa leva principalmente sui cliché etnografici (come del resto molti delle scene comiche del film, in assonanza con lo stile di Ferrell) ma che rappresenta una vera eccellenza all’interno di un film  dove di per sé non sarebbe necessaria una resa fotografica così precisa.  Ciò vale soprattutto per le scene ambientate in Islanda (con balene che saltano nel mare e aurore boreali sempre in bella vista) e per quelle del Contest, lucide e splendenti come solo i concerti più suggestivi sanno essere.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga

 Non si può dire, però, che Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga sia un film dove a portare a casa il risultato non finiscano per essere le scene comiche scritte e interpretate dallo stesso Will Ferrell. Come si è già accennato, per tutto il corso del film c’è una certa coerenza da parte del Ferrell sceneggiatore, rispetto alle sue opere passate, soprattutto per quanto concerne l’esasperazione dei cliché etnografici di molti dei personaggi, in un film dove la geografia gioca un ruolo di primissimo piano. E così abbiamo gli islandesi molto pragmatici, che deridono e cercano di affossare qualsiasi velleità più ambiziosa di una vita normale, gli americani in gita in Europa piuttosto incoscienti e superficiali, i russi fortemente condizionati dalle direttive governative circa la moralità e le scelte di vita concesse o meno. Il tutto condito da una certa finezza, senza che la pellicola prenda una direzione pericolosamente bozzettistica o eccessivamente denigratoria. In generale però, le gag sembrano funzionare meno bene rispetto agli alti standard comici a cui ci ha abituati il cineasta californiano. Si può citare come esempio la risposta ricorrente che Lars dà a chi chiede se lui e Sigrit sono fratelli, che viene spiegata solo verso la fine del film, perdendo notevolmente di efficacia. È certamente un film più completo rispetto agli standard di Ferrell, una commedia non più solo demenziale, ma adatta praticamente ai gusti di chiunque, e dotata di una molteplicità di linguaggi e suggestioni davvero invidiabile. Ed è quindi logico analizzarla come tale, non semplicemente prendendo in considerazione la storia cinematografica del suo creatore. Pena una delusione ingiusta di fronte ad un film gradevolissimo. Che Ferrell abbia trovato una nuova strada per far ridere la gente? Ai posteri l’ardua sentenza.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Qualche capello in più e un accento nordico, per il resto è puro Will Ferrell d'annata. Comicità demenziale (ma non troppo), stereotipi etnici, canzoni volutamente troppo commerciali per due ore di spensieratezza intelligente.

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