Raccontare dieci anni di vita e di amore attraverso dieci Capodanni. Un’impresa ambiziosa, ma non impossibile, soprattutto se alla regia c’è Rodrigo Sorogoyen, uno degli autori spagnoli più talentuosi del panorama contemporaneo.
Presentata in anteprima fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2024, la miniserie Dieci Capodanni (Los años nuevos) è disponibile su RaiPlay, dove continua a mantenere stabile la sua posizione in top ten da settimane, segno di un impatto che va oltre la semplice curiosità iniziale.

Dieci Capodanni – La Trama
Ana (Iria del Río) e Oscar (Francesco Carril) si incontrano nella notte di Capodanno del 2015. Lui è nato il 31 dicembre, lei il 1° gennaio: un legame simbolico che, però, non si traduce in un’immediata affinità. Ana è una giovane donna inquieta, sempre in cerca della propria strada, con una vita caotica fatta di coinquilini che cambiano, lavori precari e amicizie effimere. Oscar, al contrario, è un medico metodico, amante dell’ordine e della stabilità.
La loro storia inizia il 1° gennaio 2015 e si dipana nel corso di un decennio, attraversando amori, rotture, successi e fallimenti. Un viaggio alla ricerca di se stessi e della maturità, scandito da dieci Capodanni che diventano finestre simboliche sulla loro evoluzione personale e sentimentale.
Dieci Capodanni – La recensione
Dieci anni di vita racchiusi in un solo giorno dell’anno: un’idea rischiosa, ma che qui si rivela sorprendentemente efficace. Ogni episodio rappresenta una tessera di un mosaico più grande, un racconto frammentato ma coerente che fotografa la transizione dai trent’anni ai quaranta. Un decennio spesso poco esplorato nelle narrazioni contemporanee, eppure cruciale. Se un tempo si pensava che fosse la giovinezza a definire il destino di una persona, oggi è evidente che la vera ricerca di sé si protrae ben oltre i vent’anni. Dieci Capodanni racconta questa generazione sospesa, ancora in bilico tra sogni e responsabilità.
La traiettoria di Ana e Oscar segue un percorso quasi inevitabile: l’infatuazione iniziale, l’amicizia che si trasforma in amore, la convivenza, la crisi e, infine, la separazione. Il tono della serie riflette questo sviluppo: le prime puntate sono frizzanti ed elettrizzanti, cariche di entusiasmo e passione; col tempo, l’atmosfera si fa più rarefatta, statica, per poi sfociare in un’ultima fase malinconica e riflessiva. Il passare del tempo si fa sentire nei dialoghi, nei silenzi e nei dettagli delle scenografie, che mutano insieme ai protagonisti.
Il risultato è un racconto intimo e universale al tempo stesso, capace di far emergere quel senso di nostalgia per ciò che si è stati e per ciò che si sarebbe potuti diventare. Lo spettatore non è solo un osservatore, ma si ritrova immerso nelle vite di Ana e Oscar, con il peso crescente del tempo e delle responsabilità

Dieci Capodanni – Il cast
Nonostante la presenza di personaggi secondari, il cuore pulsante della serie è rappresentato dai due protagonisti. Iria del Río e Francesco Carril non si limitano a interpretare Ana e Oscar: li incarnano con una naturalezza tale da renderli indimenticabili. È difficile immaginare altri volti al loro posto.
Ana è il personaggio più magnetico. La incontriamo mentre lavora in un bar, in una vita senza punti fermi. Cambia lavoro, amicizie e vita con la stessa facilità con cui cambia umore. La sua instabilità è oggetto di critiche, ma anche di fascino: è una donna che si ribella all’idea di essere ingabbiata in un ruolo prestabilito. Eppure, nel corso degli anni, qualcosa cambia. Fa errori, cade, si rialza, sembra trovare una sua strada… ma Oscar resta l’unico elemento costante nella sua esistenza.
Oscar è il suo opposto. Razionale, metodico, incline al sacrificio. È un medico che sente la responsabilità del suo ruolo e che cerca stabilità in un mondo che non gliela concede. È un personaggio più introverso, più difficile da decifrare. Si porta addosso il peso delle aspettative e dell’incapacità di esprimere fino in fondo le proprie emozioni. Con il tempo, però, anche lui cambia, e il suo percorso di crescita diventa una riflessione sul compromesso tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.
Entrambi, con le loro differenze e fragilità, incarnano alla perfezione il senso di instabilità e incertezza che caratterizza la loro generazione.
I tormenti di una generazione attraverso le serie tv
A prima vista, Dieci Capodanni potrebbe sembrare un déjà vu. L’idea di raccontare una relazione attraverso momenti chiave ricorda One Day, mentre il rapporto tra Ana e Oscar riecheggia quello tra Marianne e Connell di Normal People. Ma se è vero che le somiglianze esistono, è altrettanto vero che questa serie trova una sua identità ben definita.
Ana e Oscar, come Marianne e Connell o Dexter ed Emma di One Day, sono figli di un’epoca che fatica a riconoscersi. Giovani adulti sospesi tra il desiderio di realizzarsi e il peso delle aspettative sociali. A differenza di molte narrazioni che cercano il sensazionale, Dieci Capodanni abbraccia l’ordinario. In un’era dominata dalla FOMO (Fear of Missing Out), questa serie ci ricorda il valore delle vite normali, delle relazioni imperfette, delle esitazioni che ci definiscono più delle certezze.

Conclusioni
Dieci Capodanni è una serie che merita di essere vista. Dieci episodi che scorrono fluidi, scritti con precisione e interpretati con intensità. Una storia che riesce a essere profonda senza essere pretenziosa, che parla d’amore e crescita senza cadere nei cliché. Un piccolo gioiello del panorama seriale europeo.
Da guardare, senza esitazione.
