Recensioni FilmDiabolik - Ginko all'attacco!: recensione

Diabolik – Ginko all’attacco!: recensione

È uscito nei cinema il 18 novembre Diabolik – Ginko all’attacco! diretto dai Manetti Bros., sequel di Diabolik (2021). Ginko all’attacco! è stato girato insieme al terzo capitolo che verrà distribuito il prossimo anno.

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Diabolik – Ginko all’attacco!: trama

Ginko (Valerio Mastandrea) ha un piano per stanare Diabolik (Giacomo Gianniotti) ed Eva (Miriam Leone). Le cose però non vanno come previsto: Diabolik riesce a fuggire, seppur senza Eva. Per l’ispettore Ginko ha così inizio una feroce caccia al re del terrore.

Diabolik - Ginko all'attacco!

Diabolik – Ginko all’attacco!: recensione

Diabolik – Ginko all’attacco! conferma tutto ciò che si era visto nel primo film. L’estrema aderenza filologica al fumetto di partenza, che aveva fatto storcere il naso a molti, torna anche in questo sequel. Ci troviamo quindi nuovamente in un mondo sospeso, che niente ha a che fare con il nostro, dove i personaggi non parlano e interagiscono come esseri umani, ma piuttosto come proiezioni cartoonesche del medium fumettistico.

Tuttavia, una volta preso atto di questa caratteristica autoriale della trilogia dei Manetti Bros., Diabolik – Ginko all’attacco! dimostra che tante cose in realtà sono migliorate, a partire dal lato tecnico. Questa seconda avventura del re del terrore presenta una fotografia molto più d’atmosfera, curata da Angelo Sorrentino, capace di enfatizzare le situazioni messe in scena, giocando su tonalità più scure e definite, in linea con quello che è il soggetto. C’è anche molta più spazio dato all’azione, girata con una grande cura senza cercare mai di strafare.

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Diabolik – Ginko all’attacco!: i topi caratteristici del fumetto

Diabolik – Ginko all’attacco! presenta anche un ritmo più intenso del suo predecessore, che invece aveva il compito di introdurre una storia da zero e aveva quindi bisogno di prendersi i suoi tempi. Questo sequel inizia in medias res e non si ferma mai fino alla fine. È una storia molto più intensa, che racconta una caccia frenetica intrapresa da Ginko nei confronti di Diabolik ed Eva Kant. Se quindi il primo film era raccontato dal punto di vista dei due criminali, questo secondo film ha al centro Ginko e la polizia.

E quindi paradossalmente è un “film di Diabolik” più di quanto lo fosse il precedente, se con questa definizione intendiamo un film che riprenda le dinamiche narrative tipiche del fumetto creato da Angela e Luciana Giussani. Adattando uno specifico numero della serie, intitolato appunto Ginko all’attacco, i Manetti Bros. mettono in scena tutti i topoi della tradizione fumettistica di Diabolik, dai trucchi ai piani machiavellici, fino all’eterno fallire dell’ispettore Ginko.

È quindi un film più rigoroso del precedente, dove le sbavature sono concentrate principalmente nel finale, fin troppo blando e meccanico rispetto al resto della narrazione. Fino a quel punto però il film mantiene una propria coerenza nel creare un’atmosfera caratteristica, grazie anche alla colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi e ad alcune scelte vincenti, come quella di aprire il film con dei titoli di testa molto evocativi, che richiamano in maniera evidente quelli dei film di James Bond.

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Diabolik - Ginko all'attacco!

L’approfondimento dei comprimari

Diabolik – Ginko all’attacco! è una storia con una grande densità di trame. Non avendo più la necessità di costruire il rapporto tra Diabolik ed Eva Kant, i Manetti Bros. possono dedicarsi ad approfondire gli altri comprimari, a partire dall’ispettore Ginko. Valerio Mastandrea è ancora una volta il più credibile e convincente, a suo agio nel vestire i panni di un personaggio ossessionato dalla propria missione, molto più malinconico rispetto ai fumetti. In questo film fa il suo ingresso anche il personaggio di Altea di Vallenberg, interpretata da Monica Bellucci. Altea in questo film rappresenta la personificazione della crisi di Ginko, il quale si ritrova combattuto tra l’eterna lotta contro la sua nemesi e l’impossibilità di vivere la propria vita sentimentale con la donna che ama.

Tuttavia una volta arrivati alla fine del film si ha la sensazione che quello di Altea si stato un personaggio del tutto irrilevante ai fini della trama, dal momento che anche la sua relazione con Ginko non ha mai un ruolo all’interno della drammaturgia della narrazione. Rimane quindi il dubbio sul perché inserire un personaggio come Altea, che nei fumetti ha di frequente un grande peso narrativo, ma che qui non aggiunge e non toglie niente all’intero racconto.

Allo stesso tempo, in questo film è dato maggiore spazio alla polizia, in primo luogo all’agente Palmer interpretato da Pier Giorgio Bellocchio e anche ai nuovi ingressi di Alessio Lapice e Linda Caridi.

Più sullo sfondo rimangono Eva e Diabolik, ormai ridotti a personaggi icone, sulla cui personalità la narrazione si concentra il minimo indispensabile, senza che però questo influisca negativamente sulla riuscita generale, dal momento che, come suggerisce il titolo, il protagonista è qualcun altro.

Il secondo capitolo ha un nuovo interprete

Questo secondo capitolo vede inoltre un cambio di interprete. Giacomo Gianniotti nei panni di Diabolik è senza dubbio più vicino all’aspetto della sua controparte fumettistica rispetto a Luca Marinelli e pur non avendo quella minacciosità nello sguardo che contraddistingueva Marinelli, convince nei panni del re del terrore.

La filologia dei Manetti Bros. si riflette anche nei meccanismi seriali di questo film, che non presenta alcun legame narrativo esplicito con il precedente e il successivo film, in linea con quella verticalità narrativa tipica degli albi di Diabolik, cristallizzati in un eterno presente che solo di rado prende in considerazione eventi passati.

La speranza è che il terzo capitolo confermi quanto di buono c’è in questo secondo film e riesca a migliorare quei lati problematici che ancora pesano sulla riuscita della saga dei Manetti Bros.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni
Roby Antonacci
Roby Antonacci
Giornalista per Vanity Fair, collaboratrice per Moviemag, scrivo da sempre di cinema con un occhio attento a quello d'autore, una forte passione per l'horror e il noir, senza disdegnare i blockbuster che meritano attenzione.

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