Recensioni FilmSergio Leone - L’italiano che inventò l’America, la recensione

Sergio Leone – L’italiano che inventò l’America, la recensione

Sergio Leone- L’italiano che inventò l’America, diretto da Francesco Zippel , è un docufilm dedicato al grande regista romano: una raccolta di interviste inedite ai familiari ed a coloro che lavorarono con Sergio Leone nella realizzazione dei suoi indimenticabili film.

- Pubblicità -

Non mancano scene tratte dalla sua opera e video inediti che hanno lo stesso Sergio Leone come protagonista, alcuni di questi recuperati da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna.

Presentato alla 79^ Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Fuori Concorso Venezia Classici, coproduzione di Sky Studios e Leone Film Group, è stato distribuito nelle sale italiane da 01 Distribution a partire dal 20 ottobre 2022.

Lunga la lista degli intervistati, dai più prevedibili- Clint Eastwood ed Ennio Morricone in testa- a molti altri professionisti della settima arte: Martin Scorsese, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, Frank Miller, Giuseppe Tornatore, solo per citarne alcuni.

La trama

Il documentario mette in evidenza, in parallelo, sia la vita privata di Sergio Leone, sia il percorso professionale, dagli esordi con Il colosso di Rodi del 1961, fino al, purtroppo, mai compiuto kolossal sull’assedio di Leningrado.

Sergio Leone era figlio di un regista del cinema muto, noto con lo pseudonimo di Roberto Roberti: fin da piccolo aveva respirato il cinema, era un bambino cresciuto nella Trastevere occupata dai nazisti, che amava i classici hollywoodiani del tempo, i cui protagonisti erano generalmente eroi valorosi.

Secondo lo stesso Sergio Leone e gli intervistati, questa visione fanciullesca influenzò il lavoro del regista romano in modo capillare.

- Pubblicità -

Nel docufilm si evince quanto il lavoro per Sergio Leone fosse parte integrante della sua stessa vita: il regista afferma, in un video inedito, che non avrebbe mai fatto un film se non lo avesse amato visceralmente, dall’interno.

Questa visione così intima ed appassionata del suo cinema delineò anche i rapporti con gli altri: la sua collaborazione con Ennio Morricone, suo compagno alle scuole elementari, divenuto poi colonna portante dei suoi lungometraggi attraverso la musica, il suo atteggiamento sul set, amorevole e paterno nel caso di Jennifer Connelly, più autoritario in quello di Robert De Niro.

Ciò che alla fine trapela fuori dal docufilm è un’estrema e sincera gratitudine nei confronti del grande regista.

Una commemorazione onesta, priva di inutili artifizi, che arriva- con immagini, parole e musica- dritta al punto, emozionando lo spettatore, che sente vicine le pellicole di cui si è parlato.

Inoltre rivedere su uno schermo cinematografico scene memorabili, magari viste da qualcuno finora solo in tv o su dispositivi mobili, rende giustizia ad opere così belle ed importanti nella storia della settima arte, italiana e mondiale.

- Pubblicità -

Sergio Leone: un’eredità per il cinema e non solo

Che Sergio Leone abbia influenzato il lavoro di contemporanei e posteri è innegabile. Basta pensare che all’ultima festa del cinema di Roma alla domanda “qual è il film che ti ha portato a fare cinema?” la risposta sia stata in molti casi C’era una volta in America.

Quentin Tarantino, regista che forse più di tutti ha risentito dell’influsso di Sergio Leone, ricorda nel docufilm la prima volta che vide al cinema Il buono, il brutto e il cattivo, con suo padre: per Tarantino, Tuco, il brutto, interpretato da Eli Wallach è il miglior personaggio di sempre della storia del cinema.

Tarantino ha reso propria la lezione di Leone, più visibilmente di qualunque altro regista: probabilmente i film dove questo aspetto è amplificato sono i suoi due western (The Hateful Eight e Django Unchained), Kill Bill, Bastardi senza gloria e C’era una volta a… Hollywood.

sergio leone

Ciò che rendeva Sergio Leone diverso dagli altri autori era anche, tra le altre cose, l’unire diverse generazioni: infatti i suoi film, forse perché profondamente intrisi di quella sopracitata visione fanciullesca, portavano in sala i giovani ed i loro padri, coetanei o più grandi del regista.

Un omaggio sentito

Se questo fatto è di carattere più squisitamente sociologico, come l’entrata nell’uso comune di frasi come “vado, lo ammazzo e torno”(soprattutto negli anni ’70) o “sono andato a letto presto”, quello che non si può negare è che i film di Sergio Leone siano cult perché perfetti sotto ogni punto di vista.

Così come lo sono i suoi personaggi: Clint Eastwood si sente debitore, inoltre secondo Carlo Verdone, Sergio Leone ha fatto di lui un cowboy caratterizzato dall’indolenza ed ironia romana.

Sergio Leone ha inventato l’America perché ha trasferito ciò che più amava della sua città e dei miti che lo avevano affascinato in una realtà lontana, e così facendo l’ha avvicinata al pubblico non solo italiano ma mondiale.

Trovate geniali come quella di rendere cattivo in C’era una volta il West Henry Fonda, il buono per antonomasia, sono solo piccoli simboli di una mente acuta, innovatrice.

L’invenzione dello spaghetti-western è una conseguenza di una ricerca intima ed attenta verso l’arte, una speculazione figlia di un amore puro, quello di Sergio Leone verso il cinema.

L’ultimo capolavoro di Sergio Leone ed il sodalizio con Morricone

Questo aspetto è lampante nell’ultima opera del regista, C’era una volta in America, del 1984, ma si esprime anche in tante piccole sfaccettature dei lavori precedenti.

Pensare ai film di Sergio Leone sottintende pensare immagini con musica, Ennio Morricone è stato il suo braccio destro: tanto che, racconta lo stesso compositore, il rapporto professionale era tanto stretto che Sergio Leone fu contattato da Stanley Kubrick per lavorare con Morricone ma Leone non lo permise.

Sul set di C’era una volta in America si registrava ascoltando la musica, in tutte le pellicole di Sergio Leone spesso le scene venivano costruite sulle melodie di Morricone, anche queste innovative e rivoluzionarie.

Questa simbiosi così forte crea emozione in chi guarda e nell’ultima opera di Sergio Leone, ma più in generale in tutta la trilogia del tempo (C’era una volta il West, Giù la testa) la parola chiave è malinconia, ricordo.

Questo aspetto è presente anche nella trilogia del dollaro (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo), in maggior misura nel secondo film, ma ciò che la rende così importante per la settima arte è la modernità e lo sguardo unico del regista.

Dai film di Sergio Leone spettatori e registi hanno imparato tanto e tanto ancora c’è da imparare, come da tutte le grandi opere d’arte.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Ciò che alla fine trapela fuori dal docufilm è un’estrema e sincera gratitudine nei confronti del grande regista. Una commemorazione onesta, priva di inutili artifizi, che arriva- con immagini, parole e musica- dritta al punto, emozionando lo spettatore, che sente vicine le pellicole di cui si è parlato.
Redazione
Redazione
La Redazione di Moviemag.it è formata da un gruppo variegato di professionisti e appassionati di cinema. Tra studenti di cinema, critici cinematografici, giornalisti e scrittori, il nostro gruppo cresce ogni giorno, per offrire ai lettori recensioni, novità, curiosità e informazione sul mondo della settima arte. Questo profilo rappresenta la Redazione di MovieMag presente e passata al completo, compresi tutti gli autori che hanno scritto in passato per la rivista.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI
TI POTREBBERO INTERESSARE

Ciò che alla fine trapela fuori dal docufilm è un’estrema e sincera gratitudine nei confronti del grande regista. Una commemorazione onesta, priva di inutili artifizi, che arriva- con immagini, parole e musica- dritta al punto, emozionando lo spettatore, che sente vicine le pellicole di cui si è parlato.Sergio Leone - L’italiano che inventò l’America, la recensione