lunedì, 19 Aprile, 2021

Carnage

Così come la prima scena di Carnage ci mostra i personaggi da molto lontano, nello stesso modo lo spettatore guarda da lontano i protagonisti di questo film, perché fino ad un certo punto non ne conosce la vera natura. Le figure che popolano quest’opera, come se calcassero un palcoscenico (non a caso la materia di partenza è proprio una pièce teatrale), rivelano chi sono veramente solo nella seconda metà del film: ed è lì, dove il vero dovrebbe prendere il sopravvento sul falso, che il film si allontana dal verosimile per toccare corde proprie del surreale.

Carnage

Carnage del 2011, diretto da Roman Polański, è uno di quei film che si svolgono in un unico ambiente, chiuso, in cui i personaggi dialogano e agiscono relegati tra quattro muri. Viene da sé che un film di questo tipo deve avere dalla sua una buona sceneggiatura e degli ottimi interpreti e Carnage ha entrambi. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Polański insieme a Yasmina Reza, l’autrice della pièce originale, racconta un banale fatto di vita sociale che nel corso dei suoi ottanta minuti si trasforma in qualcosa di più. Con un approccio di pirandelliana memoria, i quattro protagonisti indossano delle maschere e sono trasformati in qualcosa che non sono, finché il procedere di questa recita non può fare a meno che svelare la realtà. Questa dicotomia tra il reale e l’apparente è rappresentato meglio che da chiunque altro dal personaggio di John C. Reilly, colui che più degli altri si rivela essere profondamente diverso da come ci è sembrato in un primo momento. Va riconosciuto il talento dell’attore, nell’aver saputo oscillare tra due caratteri diametralmente opposti con così tanta spontaneità.

Ma gli altri interpreti non sono da meno. Christoph Waltz interpreta il personaggio senza dubbio più sgradevole tra quelli proposti, dai modi totalmente contrari a quelli della moglie interpretata da Kate Winslet. Il personaggio che invece impersona quell’esplosione di follia che riempie l’ultima parte del film, è quello di Jodie Foster.

Carnage

Insieme alla sceneggiatura e alle interpretazioni, a tenere alto il livello della pellicola è la regia di Polański, il quale, pur nella staticità dell’ambientazione e delle svolte narrative, racconta il tutto con uno sguardo (quello della macchina da presa) dinamico, sempre diverso, capace di rinnovarsi; è una regia mai monotona, i numerosi dialoghi sono ripresi senza il costante alternarsi tra campo e controcampo, ma con soluzioni che tengono alta l’attenzione dello spettatore e integrano l’ambiente (che data la tipologia di film è quasi un personaggio a tutti gli effetti) con i dialoghi e la narrazione. Insieme ai personaggi, è anche l’ambiente a cambiare agli occhi di chi guarda, seppur in maniera minore, nel corso del film. Con il passare dei minuti, mentre impariamo qualcosa di più dei personaggi, conosciamo anche qualcosa di più dell’appartamento che condividono, il quale a sua volta si trasforma come di riflesso a quanto accade tra i quattro protagonisti. C’è un vaso di fiori, che domina sulla scena fino all’ultimo quarto del film, finché la tensione che ormai domina sulla scena finisce per ricadere anche su di esso.

Allo stesso modo, le azioni dei quattro protagonisti, riflettono le proprie conseguenze negli occhi di guarda il film, tanto che arrivati alla fine appare chiaro chi sia realmente il responsabile dell’azione che ha dato il via alla vicenda.

Carnage già dal titolo dice di voler raccontare la carneficina (figurata) a cui porta la recita che i quattro personaggi tengono in piedi dall’inizio del film. Essi mentono allo spettatore, ancor prima che a loro stessi, così come lo stesso Polański inganna lo spettatore facendogli credere di aver preso una determinata strada, per poi fare dietro front e tornare indietro. E non è una metafora, più di una volta i personaggi di Kate Winslet e Cristoph Waltz fanno credere di abbandonare la scena, per poi decidere invece di tornare indietro. C’è ancora qualcosa da raccontare, la carneficina non ha ancora raggiunto il suo apice e nel momento in cui quell’apice arriva, il film finisce. Ancora una volta Polański inganna: ha illuso lo spettatore che potesse esserci una consolazione, una svolta risolutrice, che invece non c’è. O forse c’è stata, a giudicare dall’inquadratura finale, ma allo spettatore non è stato concesso di assistervi.

Sul finale del film l’unico personaggio a cui è concessa una consolazione– un cellulare che comincia a suonare – è l’unico personaggio realmente consapevole di quanto lo circonda, consapevole di quel massacro che si sta tenendo davanti a lui, talmente consapevole da arrivare persino ad accettarlo. Forse per questo è l’unico personaggio che sin dall’inizio ha scelto di mostrarsi per com’è veramente.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Carnage è un film dall'aspetto teatrale, raccontato con maestria grazie a una solida sceneggiatura e all'elegante regia di Roman Polański, nonché sorretto dalle ottime interpretazioni dei quattro protagonisti. Si assiste ad un'opera sofisticata che dipinge caratteri diversi mettendone in evidenza le maschere e le bugie.
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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