Recensioni FilmAnnabelle - un portale per il maligno

Annabelle – un portale per il maligno

Dopo il grande successo di The Conjuring – l’Evocazione, nel 2014 arriva il primo film spinoff della saga, ovvero Annabelle diretto da John R. Leonetti.

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Il film è stato un successo commerciale, guadagnando in tutto il mondo circa 257 milioni di dollari ed essendo costato appena 6,5 milioni di dollari. Nel 2015 la rivista di cinema Empire l’ha candidato tra i migliori horror dell’anno. La storia è ispirata ai racconti dei coniugi Warren e comincia dall’inizio di The Conjuring.

Annabelle – Trama

Tre ragazze portano una bambola, un regalo per aver finito gli studi infermieristici, ai coniugi Warren e raccontano che questa ha comunicato con loro, dicendo di chiamarsi Annabelle. Quelle che erano cominciate come piccoli avvenimenti sono sfociati in vere e proprie minacce di morte. I Warren spiegano che non è la bambola a essere demoniaca, ma è solo un tramite per il maligno. Flashback a un anno prima. Mia Form (Annabelle Wallis) aspetta finalmente un bambino e suo marito, John (Ward Horton), le regala una bambola che fa parte di una preziosa collezione. Dopo l’intrusione in casa da parte di due seguaci di una setta, in casa cominciano ad accadere cose strane.

Quando nasce la figlia, Mia sì troverà a casa con la neonata, mentre una sinistra presenza si farà strada nella mente della donna, fino a raggiungere la culla.

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Annabelle

Recensione

Annabelle è ambientato un anno prima delle vicende di The Conjuring e verso la fine degli anni Sessanta. I Form sono una coppia agiata, John sta lavorando per la specializzazione in medicina, mentre Mia è una casalinga alle prese con la macchina da cucire.

L’idea di un film che ha al centro un oggetto inanimato come una bambola di porcellana non è semplice da realizzare. L’effetto shock è immediato, a neanche un quarto d’ora dall’inizio del film si assiste a un evento inatteso e violento. Annabelle catapulta subito lo spettatore in un home invasion che fa ben sperare, ma è solo la premessa del film.

Mentre Mia guarda la televisione, si vede un servizio giornalistico sulla Family di Charles Manson: una setta che ha seminato morti alla fine degli anni Sessanta. È proprio una setta ad essere al centro dell’evocazione del maligno che viene infuso nella bambola di porcellana. Un aspetto certamente intrigante, in linea con l’ambientazione temporale, ma che purtroppo non viene esplorato a sufficienza. È difficile terrorizzare, lo sappiamo bene, e Annabelle ne è la prova.

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Il metodo più facile per spaventare lo spettatore, ma che non ha un effetto duraturo nel tempo, è senz’altro il jumpscare. In questo film se ne fa un uso al limite dello sproposito e ogni momento è largamente anticipato dalla situazione. In questo modo si ha l’effetto opposto a quello che dovrebbe produrre uno jumpscare, perché il pubblico riesce a prevederlo e, quindi, non si spaventa. Annabelle non ha la stessa carica horror che ha il suo film genitore The Conjuring – l’Evocazione ed è un peccato perché la base per un thriller soprannaturale era ottima.

Annabelle – l’orrore della gravidanza

Mia è incinta ed è vittima di un episodio violento e vive in casa da sola mentre suo marito è al lavoro tutto il giorno.

L’omaggio a Rosemary’s baby è palese (d’altronde la protagonista si chiama come Mia Farrow, la protagonista del film di Polanski). Annabelle parla di un trauma e di come una donna incinta rimette a posto i pezzi della sua sanità mentale. Il film diventa una storia sulla gravidanza e sul periodo post partum, che si trascina dietro la solitudine e la depressione. Mia sente di non essere sola in casa con la figlia e allo stesso tempo non vuole dare retta ai suoi pensieri persecutori. È la moglie di un dottore, perciò affronta la vita con un approccio critico e realista.

Come per The Conjuring – L’evocazione, il male si trova tra le mura di casa, segue la coppia e si accanisce soprattutto su Mia, che non vuole fare altro che proteggere la figlia appena nata. È una lenta e progressiva discesa nella follia quella di Mia, che non ha però un punto di climax riuscito, che invece è fondamentale per film di questo tipo.

Annabelle è credibile solo fino a metà, tanto da diventare a un certo punto ripetitivo: evento soprannaturale – terrore – rassicurazioni. Prende una piega necessaria per collegarsi, nel finale, all’inizio de L’evocazione. Lo spirito maligno “Annabelle” segue la coppia anche dopo il trasloco, perché vuole possedere un’anima e saziarsi. Questo è in linea con l’universo creato da James Wan.

Annabelle

Conclusioni

In definitiva, Annabelle non riesce ad avere una storia abbastanza incisiva da poter essere annoverato come un film riuscito al 100%.Quello del film è un buon intento: sono pochi i film a parlare di gravidanza e maternità. Da notare come a trattare questo delicato momento delle donne siano sempre film di genere horror, soprattutto psicologico (si veda il sopracitato Rosemary’s Baby). Annabelle è incentrato su una bambola inanimata perciò è stata una buona sfida per John R. Leonetti.

Voler dare un taglio psicologico a una pellicola destinata a un pubblico di massa non ha sempre una buona resa e questo film purtroppo si perde nello spaventare praticamente e non emotivamente.

Il film si può recuperare su Netflix.

Annabelle – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Annabelle, pur avendo ottime intenzioni e una premessa interessante, si piega ai cliché del genere horror. Ricco di jumpscare e decisioni poco intelligenti, il film non è sicuramente equiparabile ad altri film sulla stessa linea. Carino l'omaggio a Rosemary's Baby.
Giorgia Ferraro
Giorgia Ferraro
Laureata in Dams, Hugo Cabret mi ha fatto scoprire l'amore per il cinema. Amo Bong Joon-ho, Villeneuve, Hitchcock e il giallo all'italiana degli Anni Settanta. Guardo volentieri i film d'animazione e gli horror (a volte nella stessa giornata). Per piangere un po' una commedia romantica è quello che ci vuole.

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