Ci sono uomini e pagine dimenticate dalla storia che solo il cinema riesce a riportare all’attenzione del pubblico, cinefilo e non, in forme sempre diverse e originali che tentano di unire ad una messa in scena appetibile per il suddetto anche la forza intrinseca del messaggio ivi raccontato. D’altronde, alzi la mano chi conosce il nome di Ryszard Kapuscinski. Ma la colpa dell’ignoranza, nel senso meno offensivo del termine, non è imputabile in questo caso allo spettatore bensì alla scarsa memoria che il mondo occidentale moderno rivolge ad eventi passati non avvenenti nella civiltà del progresso e oltretutto scomodi per alcune delle più grandi superpotenze mondiali. I documentaristi / registi Raúl de la Fuente e Damian Nenow (spagnolo il primo, polacco il secondo) esordiscono insieme a quattro mani nel lungometraggio, adoperando in Ancora un giorno tecniche provenienti sia dalle loro esperienze precedenti che innovativi squarci riconducibili all’animazione contemporanea, sempre più pronta a rivaleggiare con le produzioni live-action per varietà di stili e atmosfere.

Ancora un giorno

Rispondiamo ora al quesito posto poc’anzi, dicendovi che Kapuscinski è stato un famoso giornalista polacco, reporter di guerra nei posti più pericolosi del globo. Una sorta di Tiziano Terzani od Oriana Fallaci dell’Est Europa che ha trascorso gran parte della propria esistenza a lottare per i diritti dei più deboli, degli ultimi che spesso non hanno manco avuto una tomba sulla quale essere commemorati. Ancora un giorno è basato sull’omonimo romanzo autobiografico scritto dallo stesso cronista nel quale ripercorreva i tre mesi vissuti in Angola nel 1975, durante il periodo della guerra civile. Il film si concentra sui suoi tentativi di raggiungere il fronte meridionale del Paese, dove il coraggioso generale Farrusco (le cui sorti sono ignote per via della scarsezza di informazioni da quella zona nel bel mezzo del conflitto) starebbe arginando, con una ridotta truppa a sua disposizione, le forze nemiche. Nel frattempo però gli interessi delle potenze straniere, Unione Sovietica da una parte e Stati Uniti dall’altra, giocano un ruolo fondamentale per la stabilità di quell’angolo del Continente Nero, in una sorta di vera e propria guerra fredda in territorio straniero. Con l’aiuto di altri colleghi determinati a far conoscere la verità e di una coraggiosa guerrigliera autoctona, Kapuscinski si rivelerà elemento centrale per gli sviluppi della guerra.

Ancora un giorno

Vincintrice dell’European Film Awards per il miglior film d’animazione 2018, questa co-produzione tra Polonia, Spagna, Germania, Belgio e Ungheria sfrutta una tecnica animata che ricorda in egual misura il rotoscope e i tratti distintivi delle graphic-novel, rendendo le immagini disegnate incredibilmente d’effetto e adatte al realistico contesto, con una notevole cura sia per i personaggi che per gli sfondi. Ancora un giorno rapisce dal punto di vista visivo, fattore necessario per coinvolgere inizialmente il pubblico, anche più giovane, alla drammaticità di una vicenda che difficilmente si leggerà sui libri di scuola e per trasmettere appieno la forza del messaggio si affida a soluzioni forti che non risparmiamo crudezza e intensità emotiva. Perché nel corso dell’ora e mezza di visione il sangue e la violenza, seppur apparentemente edulcorati dai contorni grafici, caratterizzano diverse scene madri ed esplodono in passaggi che non sfigurerebbero in qualsiasi produzione bellica: in particolar modo il fotografare i volti di persone morenti, affinché il loro cammino terreno giunga ai posteri, è al centro di un intenso finale dove le reali diapositive si sovrappongono al tratto animato, scelta questa come vedremo a breve che permea l’intero minutaggio.

Ancora un giorno

Ancora un giorno infatti non si limita ad un semplice resoconto dei fatti ma anzi ne rielabora alcune delle fasi cruciali attraverso le interviste a chi le visse insieme al compianto protagonista: due colleghi giornalisti e lo stesso generale Farrusco, ancora in vita, ripercorrono quanto trascorso in quei drammatici giorni e ricordano con nostalgia la figura di Kapuscinski, personalità coraggiosa e senza mezze misure sempre pronta a fare la cosa giusta anche a rischio della sua incolumità. In una sorta di meltin’pot stilistico che rimanda ad un altro similare classico recente quale il mai troppo citato Valzer con Bashir (2008), passato e presente collimano così in un ispirato mix nel quale a prevalere è in ogni caso la componente d’animazione, che in talune scene esplode in vagiti visionari che lasciano senza fiato, con i cieli che si illuminano di rosso sangue, il caos che deflagra sovrano o in sogni sospesi che si ammantano di tragedia e malinconia. A tal riguardo la pellicola si concentra in particolare sul personaggio della guerrigliera Carlota, giovane donna di solo vent’anni che si è sacrificata per garantire un futuro migliore ai propri connazionali, bambini in primis: comparente in immagini di repertorio, con la folta chioma tipicamente afro, è la vera e propria co-protagonista di una narrazione che sa come e dove colpire, unendo alla raffinata e rapente estetica una sostanza pulsante e doverosa.

Voto Autore: 4 out of 5 stars