Edhel, film d’esordio del giovane regista napoletano Marco Renda è stato girato in soli 18 giorni con un budget molto limitato. Presentato al Giffoni Film Festival e vincitore di numerosi premi al Los Angeles Film Awards e all’International Children’s Film Festival in India, il film è stato etichettato con il genere fantasy, ma di fatto non lo è. Questa non è la storia di una ragazza che scopre di essere un elfo e si ricongiunge con gli altri suoi simili nel bosco. E, chi si aspetta di trovare elfi, unicorni e altre creature magiche, rimarrà abbastanza deluso. Questa è principalmente una storia di diversità e di bullismo, di crescita e di accettazione di sé, che affonda le radici nelle fiabe nordeuropee utilizzando le suggestioni e il fascino del genere fantasy per raccontare la realtà.

Edhel

Edhel (Gaia Forte) è una ragazzina nata con una malformazione al padiglione auricolare che fa apparire le sue orecchie a punta, proprio come quelle di un elfo, appunto. Affronta il disagio chiudendosi in se stessa, indossando perennemente una felpa con il cappuccio e cercando di evitare qualunque rapporto umano che non sia necessario. A scuola, viene presa in giro dai compagni. A casa, vive un rapporto difficile e conflittuale con la madre (Roberta Mattei) che vorrebbe risolvere il suo problema con la chirurgia estetica. L’unico posto in cui si sente veramente felice, è al maneggio in cui Caronte, il suo cavallo, la aspetta tutti i pomeriggi, così come faceva con suo padre prima che morisse in un incidente di gara.

In questa società dettata da canoni e modelli da seguire, dove la perfezione e l’omologazione sono la regola, la diversità e “l’imperfezione” di Edhel diventano un’anomalia, e quindi un “problema”. La scuola per lei è un inferno, è continuamente vittima di vessazioni, risatine, attacchi e prese in giro. Ma, a differenza della maggior parte dei film sul bullismo, qui non c’entra il rapporto specifico tra vittima e carnefice, più che altro è fondamentale il rapporto con se stessi, che può essere sicuramente influenzato dagli altri, ma senza che gli altri siano al centro delle proprie attenzioni o preoccupazioni. Le orecchie a punta di Edhel che la fanno sembrare a tutti gli effetti un elfo, in realtà rappresentano solo il diverso, l’altro.

Edhel

L’incontro con il mondo fantasy avviene grazie a Silvano (Nicolò Ernesto Alaimo), illustratore appassionato di questi racconti non apprezzato da suo padre, nonché bidello della scuola. Due solitudini diverse, ma complementari. Anche lui a suo modo “diverso”, la porta a conoscenza di questo posto magico, facendole credere di appartenere alla nobile stirpe degli Elfi. Ma in realtà, la sua funzione non è solamente quella di offrirle una sorta di via di fuga dalla realtà. Grazie a lui, infatti, avviene qualcosa di più. Silvano accompagna e sostiene Edhel, le offre un’arma potentissima per combattere il suo disagio che è la fiducia in se stessa, facendole considerare la sua diversità un valore aggiunto, unico e speciale.

Edhel

Il film si muove magistralmente tra il mondo reale e quello immaginifico, anche se quest’ultimo effettivamente non viene mai mostrato, ma solo sentito, accennato, sussurrato, respirato, quasi desiderato. Ma in questa illusione della sua reale esistenza alberga proprio la speranza. Quando Edhel scompare nel bosco per poi ritornare giorni dopo, tutti noi ci chiediamo: ma cosa è successo? È stata veramente nel mondo degli elfi o è rimasta solo nascosta da qualche parte? Ma questo non è importante. Perché poi, in fondo, proprio come afferma la voce fuoricampo alla fine del film – “quello che solo conta è quello che decidi di credere e cosa scegli di trovare”. Il finale decisamente aperto offre spazio all’interpretazione e alla fantasia. E, tra realtà e magia, la piccola Edhel ritrova l’importanza dei rapporti e degli affetti, imparando ad amarsi e ad accettarsi.

Edhel

La scelta di affrontare questi temi così importanti e complicati della vita reale con le suggestioni fantasy è una bella trovata originale. Edhel è un bel film e racconta una bella storia, sia per ragazzi che per adulti, senza essere retorico o troppo smielato, riuscendo ad arrivare dritto al punto. Senza il bisogno di particolari scene d’azione rumorose o straordinari effetti speciali, il film offre immagini molto suggestive con colori naturali e un contrasto equilibrato, in modo che anche nelle scene più buie si possano scorgere comunque molti dettagli. La nitidezza è di alto livello, anche nelle scene rapide in movimento, come le cavalcate sui prati.

Voto Autore: 4 out of 5 stars

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *