Assassinio sul Nilo di Kenneth Branagh è il sequel di Assassinio sull’Orient Express, film del 2017 che riportava sul grande schermo il personaggio di Hercule Poirot dopo la versione di Peter Ustinov. Questa nuova pellicola di Branagh (uscita in Italia a breve distanza da Belfast) traspone il romanzo del 1937 di Agatha Christie, Poirot sul Nilo.
Assassinio sul Nilo: trama
Poirot (Kenneth Branagh) si trova in Egitto, quando viene coinvolto nei festeggiamenti per le nozze di Linnet Ridgeway (Gal Gadot) e Simon Doyle (Armie Hammer). Presto, però, un omicidio spegne l’aria di festa e tocca a Poirot fare luce sul mistero, andando a scomodare anche il suo passato.

Assassinio sul Nilo: recensione
In un’epoca di franchise come quella che stiamo attraversando, era inevitabile che prima o poi anche il personaggio nato dalla penna di Agatha Christie sarebbe diventato il titolare di un universo cinematografico.
Già in Assassino sull’Orient Express si potevano avvertire gli indizi di questa volontà, attraverso il tentativo di modernizzare alcune dinamiche narrative del romanzo di partenza. In questo secondo capitolo tale processo è ancora più evidente. Al termine del film, appare chiaro che l’obbiettivo primario di Kenneth Branagh con questi film non è trasporre (fedelmente o meno) i romanzi di Agatha Christie sul grande schermo, bensì creare un personaggio iconico, con una propria mitologia e un proprio universo.
E così Assassinio sul Nilo si apre con un flashback che ci mostra come Poirot è diventato Poirot e si conclude mostrandoci come l’avventura appena trascorsa ha cambiato il nostro protagonista. Nel mezzo Branagh mette in scena con qualche licenza personale il romanzo già adattato per il grande schermo nel 1974 da John Guillermin.

Anche con questo film Branagh segue la strada della modernizzazione. Sia nei dialoghi, con un linguaggio che si allontana dalle opere di partenza, sia nei personaggi, abbracciando così argomenti di attualità a cui il cinema contemporaneo sta prestando particolare attenzione. Torna anche Bouc, personaggio interpretato da Tom Bateman, unico elemento che lega questo film al precedente. Ed ecco una prima sorpresa: Assassino sul Nilo non fa mai riferimento ad Assassinio sull’Orient Express, scelta curiosa se pensiamo alla forma seriale che Branagh ha scelto di dare ai romanzi di Agatha Christie.
Se quindi nel primo film, di Poirot sapevamo poco o nulla, questo secondo film diventa in realtà una vera e propria origin story del detective protagonista. Il leitmotiv del film è l’amore, richiamato esplicitamente per tutta la durata della pellicola ed è proprio attraverso il suo rapporto con l’amore che veniamo a conoscere il background di Hercule Poirot. Per impostazione ed evoluzione del personaggio sembra di assistere ad un primo film, anche se in realtà un’evoluzione in tal senso di Poirot poteva darsi solo dopo aver gettato le basi con il film del 2017. Assassinio sull’Orient Express ci presentava il Poirot di Agatha Christie, quello la cui caratterizzazione si basava per la maggior parte sul suo talento da detective. Questo nuovo film, invece, ci mostra il Poirot voluto da Kenneth Branagh, con un passato che deve essere esplorato per capire meglio il suo presente.

Sul lato registico, Branagh regala diverse sequenze interessanti. Nonostante la storia sia rinchiusa in uno spazio angusto, la regia di Branagh non è mai monotona, ma anzi riesce a coinvolgere lo spettatore, a sottolineare il tono drammatico di determinate sequenze, citando (volontariamente o meno) grandi maestri del passato.
Soprattutto, Branagh riesce a rendere l’azione coinvolgente, in un film tratto da un’opera che basava tutto il suo fascino sui dialoghi e sui ragionamenti del protagonista.
La nota dolente è invece rappresentata dall’esagerato uso dei green screen, fin troppo evidenti nella prima parte del film. L’Egitto del film, per quanto affascinante, non sembra mai reale, dall’inizio alla fine palesa la propria artificiosità.

Al contrario delle aspettative, il film si conclude senza anticipare un possibile sequel. Assassinio sul Nilo, quindi, si dimostra parte di un franchise anomalo, concentrato sul singolo film e sul personaggio, più che sui collegamenti narrativi tra le varie pellicole. D’altra parte, questo film mostra ancora una volta come Kenneth Branagh sia uno dei cineasti più completi di oggi, capace di vestire i panni di un personaggio iconico come Hercule Poirot e di non rinunciare mai ad un’ottima messa in scena.
