Recensioni FilmIl bambino nascosto, recensione del film di Roberto Andò

Il bambino nascosto, recensione del film di Roberto Andò

Il bambino nascosto” è tratto dal romanzo omonimo (pubblicato da “La nave di Teseo”) di Roberto Andò che è, appunto, regista del film. Protagonista un emozionante Silvio Orlando, nei panni di un insegnante schivo, sensibile e coraggioso. Il cast è ricco di ottimi attori di formazione teatrale: Lino Musella (“È stata la mano di Dio”, “Qui rido io”), Gianfelice Imparato (“Qui rido io”), Imma Villa, Roberto Herlitzka (in una breve apparizione, eppure a lui è affidata una battuta che è la radice quadrata dell’intero film: “Tra la legge e l’amore sceglierei l’amore”).

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Il bambino nascosto
Il bambino nascosto

Sorprendente Giuseppe Pirozzi, il bambino che recita al fianco di Silvio Orlando. Il piccolo è stato scelto dopo un lungo lavoro di casting. Perfetta l’alchimia tra i due.

Il film, drammatico, verso la fine abbraccia il noir, in alcuni momenti psichedelici molto efficaci. Una storia fitta di ombre e silenzi in cui il non detto fa rabbrividire. Spazi bianchi riempiti dalla magistrale mimica di Silvio Orlando, il suo viso è capace di attraversare in pochi istanti diversi stati d’animo: allegria, tristezza, stupore, terrore. Terrore, sì: è un pugno nel petto il suono, penetrante, fastidioso, stonato, di un citofono, che di scena in scena, potrebbe annunciare, per i protagonisti (il professore e il suo amico “inatteso” che i sicari della camorra vogliono uccidere) un pericolo imminente: una pallottola nel cuore o la morte tra la fiamme.

La pellicola è stata presentata fuori concorso al Festival di Venezia 2021.

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Il Maestro solitario in un quartiere difficile

Silvio Orlando interpreta Gabriele Santoro, un maestro di musica che suona il piano e insegna al Conservatorio di Napoli, la sua città. Il luogo in cui è nato e in cui vive. Santoro viene da una famiglia importante, di magistrati. Eppure lui si è scrollato di dosso il benessere, gli agi. Ha scelto di percorrere la strada in salita. Risiede in un quartiere difficile, dove il crimine è all’ordine del giorno. Nel suo palazzo ci sono persone che si danno alla malavita. Per la gente Santoro è il “maestro”. “Maestro” per rispetto, lo chiamano. Ma Santoro appare anche un marziano, una sorta di extraterrestre, stralunato, così diverso dall’ambiente che lo circonda e che si è scelto. Lo ha scelto forse per un celato ottimismo, riposto in qualche anfratto dell’anima, o forse solo perché preferisce lasciarsi andare, naufrago tra le onde in tempesta.

Santoro è un incompreso. Non lo capisce neanche il fratello che gli dice chiaro e tondo, gelido: “Tu già da molti anni hai fatto delle scelte incomprensibili” (è una delle scene più riuscite del film, il dialogo tra i due fratelli, seduti al tavolo di un ristorante). Santoro è solitario, malinconico. Non parla con nessuno. Eppure chi conosce bene il pericolo e l’orrore, lo invita a cambiare aria, per il suo bene: “Voi che potevate perché non ve ne siete andato da qua? Volendo siete ancora in tempo”.

È un uomo misterioso, dagli affetti segreti: il cuore lo tiene stretto per sé e per qualche altra persona che incontra lontano da occhi indiscreti. Non ha una donna, non ha figli. Il mondo di Santoro è racchiuso in pochi metri: in quel suo appartamento modesto, dove a fargli compagnia ci sono i libri, gli spartiti, lo Steinway comprato a rate. È un uomo umile che si accontenta di un mezzo piatto di spaghetti al sugo e di un disco di Schubert.

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Bibliofilo, Santoro ogni mattina mentre si fa la barba recita a memoria versi per tenere allenata la mente: ripassa l’Eneide, l’Orlando Furioso, le poesie di Kavafis. Come viene raccontato nell’incipit del romanzo (sebbene il libro non segua proprio di pari passo la sceneggiatura): “Da qualche anno aveva l’abitudine di sbarbarsi mentre declamava versi, una liturgia che (…) gli aveva suggerito un celebre neurochirurgo”.

Il bambino nascosto
Il bambino nascosto

Le forme impreviste dell’amore

“Non c’è nulla da imparare se non che l’amore si presenta in una sconcertante varietà di forme impreviste”, si legge nel libro di Andò. Storia d’amore paterno è questa tra il “Maestro” e il piccolo Ciro, ragazzino dall’infanzia rapita, un’esistenza allo sbando. Niente scuola, si presume. Non è capace neanche di parlare italiano. Detesta la tenerezza e con lo sguardo duro si sfoga cantando canzoni rabbiose. È finito nel mirino dei killer della camorra. Ecco perché un giorno trova la porta aperta al piano di sotto (l’appartamento di Santoro) e, più veloce della luce, si nasconde lì, in quelle stanze. In cui, d’istinto, crede di essere al sicuro.

Ciro è un bambino abbandonato a se stesso. La famiglia ha scelto l’illegalità e in questo modo lo ha condannato a una tragica sorte. Santoro, che in genere cerca di evitare grane, alla vista del ragazzino non riesce a voltarsi dall’altra parte. Lo tiene in casa, consapevole dei rischi. Pericoli che si ingigantiscono giorno dopo giorno. A un certo punto il cerchio si stringe e gli scagnozzi intuiscono che la chiave del puzzle ce l’ha proprio quel professore insospettabile, mite e laconico. Santoro riceve varie visite, avvertimenti. La tensione sale a poco a poco.

L’amore. Grazie a Ciro, Santoro trova un fine. Si sente padre: un padre acquisito che si sceglie un figlio da salvare anche a costo di perdere la propria vita. 

Gabriele Santoro, attraverso Ciro, percorre un viaggio salvifico e periglioso, come l’eroe cantato da Konstantinos Kavafis, suo poeta preferito: “Quando ti metterai in viaggio per Itaca/devi augurarti che la strada sia lunga/fertile in avventure e in esperienze”

“Il bambino nascosto” è un film raffinato che potrebbe deludere un pubblico in cerca di azione, ritmi sfrenati, chiasso. Eppure è questa eleganza, questo stile in punta di piedi, che lo rende così unico e meritevole.

Il bambino nascosto, trailer

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Un'amicizia speciale, un padre acquisito. Ciro, ruvido bambino di dieci anni, in fuga da una situazione orribile, e Gabriele mite professore di pianoforte che vive di poesia e musica. Diversi eppure simili nella loro solitudine. L'incontro, forzato e inatteso, li trasformerà giorno dopo giorno e per sempre. "Il bambino nascosto" è un dramma sfumato di noir che analizza le varie declinazioni dell'amore. Una storia sul coraggio e sul sacrificio: un uomo che salva la vita altrui a costo di perdere la propria.
Micol Graziano
Micol Graziano
Amo il cinema e i pop-corn.

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Un'amicizia speciale, un padre acquisito. Ciro, ruvido bambino di dieci anni, in fuga da una situazione orribile, e Gabriele mite professore di pianoforte che vive di poesia e musica. Diversi eppure simili nella loro solitudine. L'incontro, forzato e inatteso, li trasformerà giorno dopo giorno e per sempre. "Il bambino nascosto" è un dramma sfumato di noir che analizza le varie declinazioni dell'amore. Una storia sul coraggio e sul sacrificio: un uomo che salva la vita altrui a costo di perdere la propria.Il bambino nascosto, recensione del film di Roberto Andò