Il regista Spike Lee ha preso posizione in difesa del biopic Michael, prodotto da Lionsgate, dopo le critiche ricevute per la mancata inclusione delle accuse di abusi sessuali rivolte a Michael Jackson.
Durante un’intervista rilasciata a CNN, il celebre regista premio Oscar ha espresso apertamente il suo apprezzamento per il film, affermando di averlo visto addirittura due volte e di averlo trovato molto convincente. Lee ha sottolineato che molte delle critiche mosse da alcuni osservatori non tengono conto di un elemento fondamentale: la struttura temporale del racconto.
Secondo il regista, infatti, il film si concentra esclusivamente sulla prima parte della vita di Michael Jackson e si conclude nel 1988, ben prima che emergessero le prime accuse, risalenti al 1993. Per questo motivo, Lee ritiene che inserire tali eventi nel film sarebbe stato incoerente dal punto di vista narrativo. Ha quindi evidenziato come alcune critiche derivino più da aspettative personali che da un’analisi effettiva dell’opera. Allo stesso tempo, ha ricordato che il pubblico ha comunque dimostrato grande affetto per il film, contribuendo al suo successo a livello globale.
Nel corso dell’intervista, Lee ha anche parlato con nostalgia del cantante, scomparso nel 2009, ricordando il legame personale e professionale che li univa. Ha esteso lo stesso sentimento anche a Prince, morto nel 2016, definendo entrambi artisti straordinari e persone di grande valore umano.
Il rapporto tra Spike Lee e Michael Jackson era infatti molto stretto: il regista ha diretto il videoclip del brano They Don’t Care About Us e ha realizzato documentari dedicati alla sua carriera, tra cui Bad 25 e Michael Jackson’s Journey From Motown to Off the Wall.

Michael: l’accoglienza da parte del pubblico
Nonostante le recensioni contrastanti da parte della critica, Michael (qui la recensione) ha ottenuto risultati molto positivi al botteghino, superando i 400 milioni di dollari di incassi a livello mondiale e diventando uno dei biopic musicali di maggior successo. Tuttavia, la produzione del film non è stata priva di difficoltà.
Secondo alcune fonti, il progetto ha subito importanti modifiche a causa di un problema legato alla gestione dell’eredità artistica di Jackson. Inizialmente, le accuse di abuso erano previste nella parte finale della storia, ma un accordo legale con uno degli accusatori impediva che venisse rappresentato in opere future. Questo ha costretto la produzione a rivedere il finale, con ulteriori riprese durate circa 22 giorni e uno slittamento dell’uscita dal 2025 al 2026.
Infine, i realizzatori stanno valutando la possibilità di sviluppare un sequel, che potrebbe approfondire le fasi successive della vita del cantante, ampliando ulteriormente il racconto della sua complessa figura artistica e personale.
