Recensioni FilmMichael – Recensione del biopic sulla vita di Michael Jackson

Michael – Recensione del biopic sulla vita di Michael Jackson

Michael, l’attesissimo quanto acclamato – e discussobiopic sul re del pop Michael Jackson è finalmente approdato al cinema. Diretto da Antoine Fuqua (Training Day, The Guilty e la saga The Equalizer) e prodotto da Graham King (Bohemian Rhapsody) per Lionsgate e GK Film, il film ripercorre gli inizi e la scalata verso il successo del cantante e ballerino americano.

A interpretare Michael Jackson è Jaafar Jackson, nipote di Michael Jackson e figlio di Jermaine Jackson, uno dei fratelli con cui formavano la storica band dei Jackson 5. Il film ha già incassato 18,5 milioni al box office internazionale, registrando un successo straordinario e superando diversi film tra cui il già citato Bohemian Rhapsody.

- Pubblicità -
Michael

Michael – Trama

Michael segue la vita e la carriera di Michael Jackson dal suo esordio da bambino con i Jackson 5 negli anni sessanta, ai suoi successi come artista solista a partire dagli anni settanta con l’album Off the Wall, passando per il periodo in cui raggiunse l’apice negli anni ottanta con l’album Thriller fermandosi al Bad World Tour.

Il biopic si concentra sia sulla sua brillante creatività ed immagine pubblica (ad esempio le azioni di beneficenza) che sulla sua vita privata, segnata da momenti di difficoltà con il padre e gli incontri con alcuni personaggi chiave della sua carriera quali Berry GordyDiana Ross, Quincy Jones e l’avvocato John Branca che aiuterà MJ a distaccarsi professionalmente dal padre Joseph (Colman Domingo).
In virtù di ciò, il film insiste su questo aspetto per mostrare certi aspetti non molto approfonditi della vita privata del cantante americano, e su quanto abbia influito sul suo percorso.

Michael

Michael – Recensione

Intendiamoci: Michael è esattamente il genere di biopic che dovevamo aspettarci. Seppur non vengano narrate le vicende legate a diverse controversie sulla sua vita privata – un esempio di narrazione cinematografica al riguardo è il documentario Leaving Neverland – questo film restituisce egregiamente il ritratto di un uomo nato con uno scopo ben preciso: sognare e ispirare il mondo con la musica poiché intesa come potente mezzo per unire le persone.

Una missione che, inizialmente, non è stata affatto semplice sia per il periodo in cui MJ nacque, dove la comunità di colore faceva fatica ad affermarsi nella società a causa di un forte clima razzista, sia per il padre Joseph che pretendeva molto da lui e dai suoi fratelli, usando spesso la violenza come metodo per trasmettere la propria autorità.

Il film sfugge da diverse opinioni della critica secondo cui sia, in realtà, un tentativo di difendere la sua figura. Per comprendere fino in fondo l’arte di un individuo bisogna tornare al passato per andare oltre certi stereotipi, oltre l’immagine dell’artista. Infatti, Michael riesce perfettamente a fare un distinguo tra le due figure, inducendo lo spettatore a concentrarsi sul lato più emotivo dei personaggi.

Certo non mancano alcune imperfezioni, quali un uso spropositato della CGI e un racconto leggermente impreciso su alcuni aspetti della vita del re del pop. Nonostante ciò, il film restituisce una rappresentazione sentita dell’artista al fine sia di far rivivere ai fan di lunga data la sua impronta nella musica, sia per farlo conoscere alle nuove generazioni.

- Pubblicità -
Michael

Una luce che risplende nel mondo

Certe volte per far sì che la propria luce lasci un segno bisogna uscire dal buio, e questo spesso comporta fare delle scelte dolorose, come quella di distaccarsi dalla famiglia. Dopo aver chiuso definitivamente i rapporti con il padre nel 1984 in occasione del Victory Tour, Michael Jackson raggiunge l’apice del successo e si aggiudica la tanto agognata indipendenza non per mero egoismo, bensì per soddisfare una necessità profonda: diffondere tutto l’amore che non ha mai ricevuto attraverso la musica.

Nonostante la sceneggiatura inerente al rapporto padre-figlio non incide più di quanto avrebbe dovuto, per via di determinati cliché che non scavano a fondo sul loro rapporto, il biopic riesce a costruire una narrazione ben equilibrata e lontana dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il cantante americano, mostrando il lato umano di un individuo che riconosce di non essere come tutti “gli altri”.
Il film offre una rappresentazione dell’artista che illumina lo sguardo dello spettatore scena dopo scena, in perfetta analogia con la reale e potente presenza che Michael Jackson trasmetteva, una volta salito sul palco. In questo senso, il regista punta tutto sulla mitologia pop del cantante, mostrando una luce che, forse, è davvero irripetibile.

Ciò non riguarda solo l’ambito musicale: Michael Jackson è stato un individuo capace di rivoluzionare anche la moda e il linguaggio dell’arte pop, lasciando un segno pure come filantropo al di là delle molteplici controversie e accuse che, in qualche modo, hanno cercato di infangare il suo nome. Nonostante ciò, l’eredità di MJ persiste nel tempo e ispira ancora diverse generazioni di artisti.

- Pubblicità -

Conclusioni – Michael è così semplicizzato?

Da un certo punto di vista, il film non detiene i canoni del classico biopic completo, analogamente a quanto fatto in Blonde su Marylin Monroe e A complete unknown dove veniva mostrato anche il contesto socio-politico che Bob Dylan ha vissuto e narrato nelle sue canzoni. Sebbene Michael si soffermi sull’immensa genialità e sul grande spirito creativo del cantante americano, il film non intende assolutamente ridurre a semplice macchietta il personaggio di Michael Jackson.

In virtù di ciò, Jaafar Jackson interpreta perfettamente il cantante senza risultare ridondante, regalando una performance incredibilmente autentica e una recitazione sempre misurata sia nei dialoghi, che nei travolgenti passi di danza. Non è un film che vuole difendere a tutti i costi Michael Jackson bensì lo mostra per ciò che è sempre stato, facendo luce sul lato emotivo dell’individuo dietro l’icona.

Dunque, non è errato sostenere che Michael sia un biopic che non osa molto. Semmai, sarebbe sbagliato pensare che il film sia un’occasione sprecata o un classico film-concerto. Grazie a una combinazione di equilibrio e intensità emotiva, il film risulta godibile sul piano estetico e musicale e lascia alcune riflessioni sull’impatto che il re del pop ha avuto nell’immaginario collettivo, senza risultare ridondante.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Interpretazioni
Sceneggiatura
Emozioni

SOMMARIO

Michael è un film che lascia una forte sensazione di incanto verso l’artista, ma anche un ritratto sensibile e umano della persona dietro l’icona. Nonostante qualche imprecisione nella sceneggiatura e la evidente strategia narrativa vincente, il biopic esalta la genialità del cantante americano grazie alla performance autentica del nipote Jafaar Jackson
Federico Ferrara
Federico Ferrara
Vivo immerso nel cinema e nei libri da quando sono piccolo, al punto da aver sviluppato una passione per la critica e per il giornalismo culturale. In un film guardo particolarmente la fotografia, la sceneggiatura e i movimenti dei personaggi per capire fino in fondo la narrazione e come orienta il nostro sguardo.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Michael è un film che lascia una forte sensazione di incanto verso l’artista, ma anche un ritratto sensibile e umano della persona dietro l’icona. Nonostante qualche imprecisione nella sceneggiatura e la evidente strategia narrativa vincente, il biopic esalta la genialità del cantante americano grazie alla performance autentica del nipote Jafaar JacksonMichael – Recensione del biopic sulla vita di Michael Jackson