Gli Incredibili 10Pixar compie 40 anni: scopriamo i migliori 10 film

Pixar compie 40 anni: scopriamo i migliori 10 film

Il 2026 è l’anno nel quale il leggendario studio di animazione californiano Pixar compie quarant’anni. Dai primissimi cortometraggi degli anni ’80 al loro trentesimo lungometraggio, Jumpers – Un salto tra gli animali (Hoppers in originale); la Pixar ha fatto sognare grandi e piccini. I nomi che l’hanno resa grande sono stati Pete Docter, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich e Brad Bird; che si sono alternati alla regia di ogni lungometraggio fino all’uscita di Ribelle – The Brave nel 2012. Registi che hanno saputo restituire allo studio un’identità precisa, che forse negli ultimi dieci anni ha un po’ perso; conformandosi sempre di più allo stile della casa madre (la Disney).

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Non è un caso che i registi presenti in questa lista sono solo i cinque sunnominati, che hanno regalato al mondo idee e immaginari difficilmente scalfibili. Dalla vita segreta dei giocattoli di un bambino al mondo popolato da mostri al di là dell’armadio. Ci hanno permesso di attraversare l’oceano per ritrovare un figlio scomparso, o l’intero universo per ritrovare noi stessi. Difficile immaginare, nella storia del cinema tutto, uno studio capace di mantenere un livello qualitativo così alto per così tanti anni (forse in Oriente, in una via poco battuta di Tokyo, un duo di animatori ha realizzato qualcosa di ancora più grande).

La seguente sarà una classifica celebrativa, ma anche con uno sguardo nostalgico, rivolto al passato; con la speranza che quelle vette artistiche (superate solo da un nonno che ha deciso di oltrepassare le nuvole con i suoi palloncini) possano un giorno ritornare. C’è però una precisazione da fare: vista l’importanza cruciale per la storia del cinema, Toy Story del 1995 (primo film dello studio e primo film totalmente in CGI uscito nelle sale di tutto il mondo) è fuori classifica. Pietra angolare del cinema d’animazione e non solo.

10. Inside Out (2015) – Pete Docter

Inside Out è il film Pixar più recente della classifica, datato 2015 (qui la recensione). Forse l’ultimo grande lavoro dello studio, che successivamente ha incontrato i favori della critica – e del pubblico, visti gli incassi – soprattutto con i sequel delle sue saghe più famose. L’idea è semplice: seguire le peripezie delle emozioni (antropomorfizzate) che governano la mente di una bambina. Dall’infanzia, fino ad un periodo cruciale della primissima adolescenza: il trasferimento in un’altra città.

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Il film è un ritratto elegante degli scombussolamenti emotivi della protagonista, Riley, che diventerà pian piano sempre più apatica. I personaggi principali, le cinque emozioni, sono forse le ultime grandi creazioni della Pixar capaci di imprimersi nell’immaginario collettivo per estetica e carattere: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Un’avventura divertente per il pubblico dei più piccoli ma estremamente stratificata per il pubblico degli accompagnatori. Quegli adulti ai quali il film, mediante le figure dei genitori di Riley, si rivolge in maniera esplicita.

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9. Toy Story 2 (1999) – John Lasseter

Toy Story 2 è il primo sequel della storia della Pixar. Più di dieci anni prima dei successivi (il terzo capitolo della stessa saga e il secondo capitolo di Cars). Un periodo lontano dal trend dei sequel delle loro saghe più iconiche. Toy Story 2 è un tassello fondamentale per la storia dello studio. Dopo un primo capitolo rivoluzionario che però, proprio per limiti tecnici, rimaneva confinato in una storia essenzialmente casalinga, il secondo espande il territorio sia geografico che tematico.

Un collezionista trova per caso Woody in vendita al mercatino organizzato dalla mamma di Andy. Lo ruba, completando la collezione dei personaggi di Woody e gli amici del West (serie televisiva di cui Woody era il protagonista) con l’intenzione di venderla ad un museo di giocattoli a Tokyo. Buzz, Rex, Mr. Potato e gli altri partiranno in un’avventura per riportare il loro amico a casa. E come sempre per la saga dei giocattoli, il tema principale è l’amicizia: entrare a far parte di un gruppo solo perché è scritto così, o lottare per rimanere col proprio padroncino, nonostante la consapevolezza che un giorno si dimenticherà di te?

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8. Alla Ricerca di Nemo (2003) – Andrew Stanton

Il racconto di Alla Ricerca di Nemo è il racconto di un padre che deve accettare la crescita del figlio. Per farlo, dovrà affrontare un viaggio lungo centinaia di km nel grande blu, l’oceano, fino a Sydney. Forse il grande merito della pellicola sta nel fatto che in poco più di un’ora e mezza lo spettatore ha realmente la sensazione di aver assistito ad un’avventura epica, quasi omerica. Ma ancora di più: nonostante il quantitativo di situazioni, di personaggi e di luoghi; ogni singolo elemento del film è rimasto nell’immaginario collettivo.

Lo squalo, le meduse, le tartarughe, il pesce degli abissi, la balena. Ma anche gli amici che Nemo incontrerà nell’acquario del dentista, o la stessa Darla. Senza dimenticare, ovviamente, il personaggio di Dory, che buca lo schermo e che sarà la protagonista del sequel, Alla Ricerca di Dory, del 2016. Una profonda riflessione sul senso dell’essere padre e dell’essere figlio. Un viaggio oceanico per ricongiungersi con chi, poi, occorre lasciar andare.

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7. A Bug’s Life (1998) – John Lasseter

A Bug’s Life un gioiello troppo spesso dimenticato della primissima fase della storia dello studio. Forse perché uscito tra i primi due capitoli di Toy Story; forse perché nell’immaginario collettivo si confonde con un film Dreamworks ad esso coevo, Z La Formica. Al di là di tutto, però, A Bug’s Life deve essere riscoperto dalle nuove generazioni a tutti i costi. Riprende elementi dalla favola di Esopo La cicala e la formica (nel film una colonia di formiche è costretta a raccogliere il cibo per l’inverno anche per delle cicale) ma anche dal capolavoro di Kurosawa I sette Samurai.

Un racconto che riflette, certo, sul tema della diversità e del sognare in grande. Ma soprattutto sul tema della sopraffazione e del sopruso. Se la vicenda personale del protagonista Flik tiene le redini della storia, il sottotesto delle formiche sfruttate dalle cicale che si sentono superiori è forse ancora più forte. Di nuovo, come con Toy Story, la Pixar “abbassa” la macchina da presa ad un’altezza ancora inferiore rispetto all’avventura dei giocattoli: distanze piccole diventano insormontabili, come per i bambini stessi. Questo artificio tecnico permette un’identificazione più forte per il pubblico di più piccoli, che sentirà il tema sociale ancor più vicino.

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6. Gli Incredibili (2004) – Brad Bird

Se qualcuno dovesse stilare una classifica dei migliori film sui supereroi mai fatti, Gli Incredibili dovrebbe rientrarci di diritto (qui la recensione). Assieme ai Batman di Nolan e di Burton, allo Spiderman di Raimi e all’Hellboy di Del Toro, la “normale famiglia” di Brad Bird (leggendario regista de Il Gigante di Ferro che poi dirigerà Ratatouille) si inserisce nel solco delle riletture del genere. A differenza dei precedenti, però, la creazione della Pixar non ha un corrispettivo cartaceo.

Sicuramente la riflessione de Gli Incredibili prende a piene mani da Watchmen di Alan Moore. Le tematiche sono la legittimità dei supereroi, la loro normalizzazione. Ma anche, e soprattutto, la diversa idea di giustizia di Mr Incredible e Elastigirl. Dalla sua, oltre alle tematiche, il film di Bird ha un’estetica retrofuturistica che è un chiaro omaggio agli anni ’60. Ma l’avventura, in fin dei conti, è un’avventura sul senso ultimo della famiglia: accettare e convivere con le profonde differenze dell’altro, rendendole dei punti di forza.

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5. Toy Story 3 (2010) – Lee Unkrich

Capitolo che mette la parola fine alla trilogia originale della prima creatura della Pixar, la saga di Toy Story. Una chiusura perfetta, punto d’arrivo di una storia che non poteva non concludersi così. Molti, infatti, non hanno ben accolto la decisione della Pixar di continuare la saga col quarto capitolo (uscito nel 2019) e col quinto, in uscita questo giugno. Toy Story 3 è solo in apparenza il racconto di una fuga. I nostri protagonisti finiranno in un asilo e il loro obiettivo sarà quello di ritornare da un Andy ormai diciassettenne (che però non gioca più con loro).

Il luogo, l’asilo, è il luogo del ricambio generazionale. I giocattoli non finiscono mai per essere abbandonati perché non hanno padroni. Chi cresce lascia il posto a chi è ancora piccolo. Ma il brano di Randy Newman recita, sin dal primo capitolo, “Tu hai un amico in me”. Buzz e Woody hanno, sotto la pianta del loro piede, il nome del loro padroncino. La fuga significa ritorno. E ritorno significa fare i conti con la realtà di un padroncino ormai diretto al college. Ma i conti con questa realtà dovrà farli lo stesso Andy, con un finale che è un passaggio di testimone definitivo.

4. Ratatouille (2007) – Brad Bird

Ratatouille è la storia di un topo che ha un talento nella cucina ma che, vista la sua natura, non può mostrarlo al mondo, pur vivendo in una delle capitali dell’alta cucina, Parigi. Per caso, o per fortuna, incontrerà uno sguattero che lavora nel ristorante di August Gusteau, Alfredo Linguini. Manovrandolo mediante i capelli riuscirà ad esprimere il suo talento. Il motto che risuonerà come un monito durante tutto il film, “chiunque può cucinare”; non è semplicemente una frase motivazionale. Il film è una riflessione sulle possibilità infinite dell’arte (qui la recensione)

La storia dell’emancipazione del protagonista, Remy, dalla sua condizione sociale per poter arrivare ad esprimere tutto il suo talento; è solo il tramite per giungere al confronto con il temuto critico gastronomico Antoine Ego (lo stesso che fece perdere la stella al ristorante di Gusteau). All’assaggio della pietanza, una ratatouille; e allo scoprire il suo artefice, Ego ripensa al mestiere del critico e al significato ultimo dell’arte. La Pixar riflette su se stessa e sul suo operato: una Pixar matura, lontana dagli esordi del primo Toy Story; che ripensa all’infanzia (Ego, mediante l’assaggio, pensa al sé bambino) e rivendica la sua poetica. Emozionare.

3. Monsters & Co. (2001) – Pete Docter

Cosa si trova al di là della porta dell’armadio? Quell’oscurità che intimorisce i bambini nel buio della notte, quando per sbaglio l’anta rimane socchiusa. La risposta della Pixar è la seguente: la città di Mostropoli, la cui fonte di energia principale sono le urla dei bambini del nostro mondo. Il tutto rappresentato nel capolavoro Monsters & Co. La storia seguirà Sully, un mostro spaventatore (spaventando i bambini le loro urla vengono incapsulate), e Mike; il suo “agente”; alle prese con una bambina che, per caso, si introduce a Mostropoli (il ché è assolutamente vietato, pena la contaminazione).

Il quarto lungometraggio della Pixar fa parte di quella sfilza di titoli che proponevano mondi “alternativi”, partoriti da una fantasia sfrenata che potesse dialogare attivamente con l’immaginazione dei bambini. Un’idea semplice ma efficace, impreziosita da tematiche come l’accettazione e la paura del diverso. La chiave di lettura fondamentale è proprio il rapporto tra i mostri e i bambini: i secondi sono il terrore dei primi, e viceversa. Nel mondo rovesciato, il bambino rappresenta l’ignoto, e dunque fa paura. La conciliazione tra bimbo e mostro rappresenta lo sguardo innocente che trascende ogni sovrastruttura.

2. Up (2009) – Pete Docter

UP è sicuramente il film più genuinamente poetico della storia dello studio; con un titolo che riesce a racchiuderne il senso nella più elegante semplicità (qui la recensione). Il racconto di un burbero vecchietto, Carl, radicato nelle sue convinzioni e nel suo passato; che decide di esaudire il desiderio della defunta moglie Ellie, raggiungendo le Cascate Paradiso (in Sud America) spostandosi con la sua intera abitazione sollevata da milioni di palloncini. Una favola, un sogno; ed è esattamente così che il decimo lungometraggio della Pixar va inteso.

Piaciuto moltissimo alla critica dell’epoca, tanto da aggiudicarsi ben cinque nomination agli Oscar (tra cui quella a Miglior Film, che non accadeva per un film d’animazione da La Bella e la Bestia); Up è il racconto dell’essenzialità della liberazione. Liberarsi dalla rabbia, dal risentimento, dal rimpianto di un’esistenza vissuta senza avventure “strabilianti”, ma colmo dell’avventura più grande che si possa desiderare: la vita stessa. Up è tutto qui: nel sollevarsi.

1. Wall-E

Wall-E (qui la recensione) è l’apice della storia della Pixar e uno degli apici dell’animazione occidentale degli ultimi decenni, un capolavoro assoluto dell’animazione. Il racconto di una Terra nel lontano 2805, di un robot netturbino rimasto solo, di un’umanità perduta nello spazio non è solo un racconto futuristico; ma una riflessione profonda sulla natura dell’essere umano. Come tutte le vette toccate dalla fantascienza, Wall-E sfrutta la desolazione del nostro pianeta, la solitudine e il viaggio interstellare per imbastire un discorso sul presente e sulle sue problematicità.

Ma Wall-E va al di là del suo messaggio “sociale”. Va al di là del ritratto nichilistico di un futuro in cui l’umanità non saprà far fronte all’inquinamento da essa stessa causato. Va al di là della profonda critica all’isolamento causato dall’automatizzazione. Wall-E è il racconto dello sguardo di un robot rivolto alle stelle. Di una danza, nelle profondità dello spazio, tra due anime così diverse e allo stesso tempo così simili. Il nono lungometraggio Pixar riflette sul senso di meraviglia da dover riacquisire per ricordarsi di “essere umani”, e lo fa attraverso degli occhi “artificiali” (quelli di un robot), capaci di far riaprire quelli naturali di un’umanità nel benessere più totale, ma alla deriva nel nulla.

Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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