Toy Story – Il mondo dei giocattoli è un film d’animazione del 1995 diretto da John Lasseter e scritto dallo stesso regista assieme a Pete Docter, Andrew Stanton, Joss Whedon e Joe Ranft. Il primo film nella storia del cinema ad utilizzare l’animazione digitale e capostipite dell’Epopea Pixar, torna al cinema in occasione del trentennale dal 20 al 25 settembre.

Toy Story – Il mondo dei giocattoli, trama
Nella stanza del bambino Andy vive un gruppo dei giocattoli parlanti e senzienti e capitanati dallo sceriffo Cowboy Woody, giocattolo preferito di Andy. Durante la festa di compleanno del ragazzo, Andy riceve in regalo un nuovo incredibile giocattolo: lo Space Ranger Buzz Lightyear, che ben presto scatenerà la gelosia di Woody e la sua paura di essere rimpiazzato.

Toy Story – Il mondo dei giocattoli, recensione
Il film che segna un prima e un dopo nella storia del cinema d’animazione. Un’opera iconica che ha segnato generazioni di appassionati e dato vita ad un franchise di grande successo con ben tre sequel e uno spin-off. Tutto partì dal 1995 quando la Pixar (all’epoca non ancora di proprietà della Disney) decise di sfruttare l’innovativa tecnica della computer grafica e del digitale per riscrivere il mondo dell’animazione tradizionale, realizzato fino a quel momento dai disegni realizzati a mano.
Toy Story fu immediatamente un grande successo sia di pubblico (con un incasso totale di 394,4 milioni di dollari) che di critica, che subito afferrò la rivoluzione messa in atto da casa Pixar, creando un nuovo modo di concepire i cartoni animati e che ad ora è diventato di uso comune per le maggiori produzioni del genere. E a distanza di 30 anni dalla sua uscita (il 22 novembre 1995), il film torna al cinema per un breve periodo così da riportarlo alla memoria sia a chi l’ha già più volte apprezzato, e anche a chi potrà scoprirlo per la prima volta.
Un film che ancora oggi a trent’anni dall’uscita, sorprende per prodigio tecnico nella fluidità e nella resa visiva dell’animazione digitale e che ha fatto da apripista e d punto di riferimento per quasi tutto il cinema animato a venire, che da Toy Story in poi ha costruito il periodo d’oro della CGI.

Verso l’infinito e oltre
Toy Story – Il mondo dei giocattoli è un film d’animazione che nella cornice della sua rivoluzione formale, funziona nell’estrema semplicità del suo racconto, che nella sintesi emotiva e nella scrittura della sceneggiatura e dei personaggi colpisce per empatia e capacità di essere entrato e rimasto nell’immaginario. Lasseter (Direttore creativo della Pixar per oltre 30 anni) firma una commedia animata che miscela azione, ironia e sentimenti.
Un film che è il primo passo anche di un racconto che ovviamente umanizza i giocattoli, ma è anche il primo capitolo di una saga che narra la crescita e la formazione di Andy, padroncino di Woody e dei suoi amici. In Toy Story – Il mondo dei giocattoli, Andy è un bimbo di 7 anni e vive la sua fase di pura creatività e fantasia data dall’infanzia, un inno all’immaginazione fanciullesca e a quello che ognuno può aver vissuto con i propri giocattoli preferiti.
Ovviamente però Toy Story non sarebbe mai potuto essere quello che è stato senza l’incisività dei suoi protagonisti principali. Woody e Buzz (doppiati in originale da Tom Hanks e Tim Allen e nella versione italiana da Fabrizio Frizzi e Massimo Dapporto) sono entrati nell’immaginario collettivo del cinema animato e non solo.

I giocattoli sono come noi
Tra frasi indimenticate come (Hanno avvelenato il pozzo o Verso l’infinito e oltre), Toy Story – Il mondo dei giocattoli mette in scena non solo una delle più belle e simpatiche nascite di un rapporto d’amicizia, ma esplora con cuore anche la paura di non essere più utili e abbandonati oppure la consapevolezza di sè rispetto a quello che si credeva di essere, dimostrando una maturità tematica che poi diverrà marchio di fabbrica dei futuri progetti della Pixar.
Un film dalle ampissime trovate visive e anche spettacolare (la sequenza dell’inseguimento finale resta divertentissima) e dall’emozione semplice ma tanto intensa e che funziona anche per l’indimenticata colonna sonora del mitico Randy Newman con la sua You’ve Got a Friend in Me (versione italiana di Riccardo Cocciante), e che trova modo anche di lanciare un messaggio: il rispetto, l’amicizia, la gentilezza e la cura verso gli altri (che siano giocattoli o umani) sono le cose migliori che si possono avere.
