Miss Stevens è un film indipendente del 2016 debutto alla regia di Julia Hart. Con una trama semplice e una sceneggiatura delicata, Hart tenta di raccontare l’incomunicabilità che spesso pervade le relazioni umane. In particolare si concentra sul rapporto adulto-adolescente e insegnante-alunno nel contesto scolastico. La pellicola vede la partecipazione tra gli altri di Timothée Chalamet (A Complete Unknown, Dune) prima di diventare una stella del cinema e di Lily Rabe, che ci offre un’interpretazione intima e toccante. Pur guadagnandosi critiche positive è risultato un flop al botteghino ricevendo una distribuzione limitata. La pellicola riporta al centro la semplicità, raccontando una storia di crescita, resilienza, solitudine e condivisione. Prodotto anche da Jordan Horowitz, produttore di La La Land, Miss Stevens è un film da riscoprire.

Miss Stevens: Trama
Miss (Rachel) Stevens (Lily Rabe) è un’insegnate di 29 anni che insegna inglese in una scuola superiore della California. Forse spinta dalla passione teatrale, si offre volontaria per accompagnare tre studenti ad una competizione teatrale che si terrà nel fine settimana. Così Margot (Lili Reinhart), perfezionista e studente modello, Sam (Anthony Quintal), in cerca di amore e divertimento e Billy (Timothée Chalamet), sensibile e talentuoso, partono per un viaggio che si rivelerà un’opportunità di crescita e maturazione emotiva. Miss Stevens dovrà fare i conti con la sottile linea che separa vita privata e lavorativa all’interno di un ruolo, quello dell’insegnante, che dovrebbe essere una guida nella delicata fase adolescenziale.

Miss Stevens: Recensione
Tre studenti, un’insegnante e una competizione teatrale. Un semplice pretesto per raccontare qualcosa di più grande. Hart mette in scena una storia con una grande onestà emotiva, data dal modo in cui i personaggi vengono costruiti e interpretati. Al centro abbiamo Miss Stevens, un’insegnate che tenta di fare da supporto ai ragazzi, ma che in realtà è in un periodo della sua vita in cui si sente fragile e sola, cercando di riempire questo vuoto con l’alcool o il sesso.
A comprendere il suo stato emotivo e a guardare dietro la corazza c’è Billy. Con un disturbo comportamentale e l’obbligo di assumere dei farmaci che mitigano i suoi picchi emotivi, è l’unico che cerca un vero contatto con l’insegnante, ostinandosi a creare delle crepe nell’animo di Miss Stevens. Billy conosce la tristezza e vedendola negli occhi di Rachel cerca in tutti i modi di starle vicino, urlandole silenziosamente “Non sei sola”.
Miss Stevens viene divorata da un conflitto interiore: lasciarsi andare o mantenere il controllo? Logorata da questo dubbio, cerca di allontanare lo studente riportandolo al suo posto. Billy che si sente tradito e illuso si lancia in un monologo teatrale che riflette quasi perfettamente il suo stato.

Tra cinema e teatro
Hart gioca con la sceneggiatura intrecciando cinema e teatro. Mette a nudo i personaggi sul palco, là dove riescono a esprimere ciò che nella realtà non sanno dire. Così Timothée Chalamet da una prova formidabile unendo due personaggi in un monologo tratto da Morte di un commesso viaggiatore. Alla fine, Biff e Billy, pur venendo da contesti diversi, hanno dei grandi tratti in comune, come la vulnerabilità e il bisogno di amore e riconoscimento. Così, attraverso le parole di Arthur Miller, Billy riesce a mostrare la sua parte interiore, grazie allo spazio sicuro che solo la recitazione può regalare. Questa è una delle scene più toccanti per via della grande interpretazione di Chalamet. Attraverso la sua recitazione minimalista, infatti, fa vivere il personaggio, donandogli espressività, sensibilità e senso di riscatto.
Insomma, Miss Stevens è un film sulla fragilità e il bisogno di condivisione. Una pellicola che sottolinea come anche gli insegnanti, spesso percepiti come persone compiute, abbiano le loro fratture e come anche gli adulti possano essere guidati dai ragazzi, che vedono il mondo ancora attraverso le emozioni.

L’incomunicabilità nelle relazioni umane
“Non trova curioso, Miss Stevens, che trascorriamo quasi ogni giorno insieme parlando di tante cose diverse, ma non ci conosciamo veramente tra di noi? Cioè, non per davvero”.
Così esordisce Margot, puntualizzando un tema importante del film, ovvero di come le nostre relazioni nella vita di tutti i giorni possano essere superficiali, in particolare nel contesto scolastico. A volte si vede la scuola come una semplice fabbrica di sapere, ma Julia Hart ci vuole dimostrare il contrario. Mettendo in crisi i ruoli tradizionali di Maestro e studente e portando all’esasperazione il rapporto tra i due, ci invita a guardare l’educazione dal punto di vista di un rapporto umano, in cui entrambe le parti contribuiscono ad un dialogo che sia reale e veritiero.
Questo gli studenti lo capiscono e ne lamentano la mancanza. Si avvicinano così a Miss Stevens, interessandosi della sua vita privata e provando ad accorciare quella distanza che esiste tra la figura autoritaria e lo studente. In particolare, Billy incarna questa necessità di confronto riducendo il concetto ad una semplice frase, una di quelle con cui gli adolescenti se ne escono dimostrando di essere dei piccoli adulti, ossia: “Solo perché le persone sono persone, dover parlare con loro non significa poter davvero parlare con loro”.

Conclusione
Miss Stevens è un film intimo. Attraverso le sue inquadrature misurate e una sceneggiatura che lascia spazio al silenzio disegna perfettamente l’interiorità dei personaggi, restituendoci temi importanti e universali.
