Mond è il secondo lungometraggio della regista kurda naturalizzata austriaca Kurwuin Ayub, artista già premiata alla Berlinale del 2022 con il suo film di debutto Sonne, che qui si cimenta in una storia di formazione, immersa in un thriller, sempre al femminile, in cui rivela due elementi sbalorditivi e potenti.
Da un lato la faccia nascosta del suo mondo di origine, ossia una civiltà apparente che segrega le donne, le sottomette al volere maschile, ipotecandone il futuro. Dall’altro il potere attivo del comune sentire femminile.

Mond – Trama
Sarah (Florentina Holzinger) esperta lottatrice di arti marziali, fuori dai giri grossi di gare e show, donna indipendente, brava, determinata, ma inquieta, viene contattata insperatamente per un nuovo lavoro. Allenare tre sorelle di una ricchissima famiglia giordana; offerta difficile da rifiutare per un ex campionessa, che ora allena in palestra atleti casuali e svogliati. Così Sarah parte, per ritrovare uno slancio individuale che la sua vita di sorella-pecora nera, senza figli, senza casa degna, senza marito d’ordinanza, con lavoro di ripiego dopo le coppe del professionismo e personalità poco incline alla stabilità domestica convenzionale, sembra averle appannato.
Non è tutto oro quello che luccica
Location da favola, hotel lussuoso tutto compreso, trasporti personali inclusi, villa da capogiro, di cui però non si conosce indirizzo, contratto di segretezza per difendere la privacy con cui ci si impegna a non spifferare fuori quanto visto tra quelle mura, Sarah è assunta. La donna si trova di fronte tre giovani ragazze molto diverse da ciò che si sarebbe aspettata, tre anime in trappola. Segregate in casa, escono dietro permesso del fratello sempre sorvegliate passo passo. Possono fare gite comandate in luoghi controllati, pregare, guardare la TV, cucinare, ma vivono senza telefono, senza internet, senza contatti esterni, sotto l’ossessiva e probabilmente pericolosa supervisione del fratello, manager degli affari di famiglia e dei suoi scagnozzi.

Desiderano crescere, vivere, vedere il mondo, confrontarsi, ma, ciascuna con il proprio carattere differente, esercita questa naturale e castrata pulsione in modo diverso. Sarah deve decifrare i loro silenzi, i comportamenti anomali, gli indizi casuali e i gridi di aiuto volontari, il mistero di una quarta sorella forse prigioniera all’interdetto piano di sopra.
Questa sfida è la più significativa della sua vita: la costringe a fare i conti con la parte selvaggia di se stessa, quella che non tira dritto, che non è indifferente, che non si rassegna e non si placa, non china la testa se non per indossare medaglie, non conosce vie di mezzo, non sembra adattarsi al resto della comunità che marcia compatto e spedito verso una collocazione prestabilita e che, di conseguenza, è parte solitaria ed isolata.
Mond – Recensione
Sarah infatti approda sull’altra faccia della luna: scopre in parte ciò che tutto il pubblico teme da subito, ma senza averne le prove, sapientemente snocciolate della regista durante la storia e giunge a ritrovare il senso profondo della parola “sorellanza”, rischiando in prima persona e schierandosi.
Un atto di ribellione, di presa di posizione che la colloca nuovamente in trincea, dalla quale la sua vita austriaca di ex professionista l’aveva in qualche modo allontanata. Esce dalla sua insoddisfacente nebbia Sarah, si ricorda perché è al mondo e che significa imparare ad autodifendersi con il corpo, e cerca un contatto, rispetto ad un muro di gomma di bugie ed ossequio che la attrae e la spaventa.

Due facce della luna: la femminilità oppressa e “civile”, la femminilità ribelle ed isolata
Mond (in austriaco per l’appunto luna), Premio Speciale della Giuria al Festival di Locarno 2024, è un’opera diretta e netta, di solida costruzione, che domina la sua storia e resta impressa. Dal riscatto di spirito di un’atleta che soffre ad aver accantonato i giorni di gloria, al risveglio della sua anima umana, incapace di soffrire ingiustizie e privazioni della libera autodeterminazione.
Da una parte della luna, c’è il disegno di una femminilità non prona, scomoda nella società borghese, scomposta e piena di energie, ferita dai suoi stessi sogni appassionati che, però, non ha mai abiurato, a prescindere dalla china. Dall’altra la denuncia-non denuncia di una sottomissione femminile silente, irragionevole e disperata, che accade in molti civili paesi arabi (la Giordania è sicuramente uno di questi) in cui dietro una facciata di accondiscendente invidiabile normalità, si celano situazioni invivibili ed oppressioni per la maggior parte delle minoranze e degli individui più deboli, donne in primis.
Schierarsi come esercizio di solidarietà
Può trattarsi di un esempio malavitoso di famiglia araba, ma la sostanza non cambia: sono le donne, le figlie femmine a pagare. Con anni di vita fisica e mentale. Sarah sente questa minaccia e contemporaneamente progredisce nella consapevolezza di non poter voltarsi dall’altra parte. Così matura la sua scelta di non restare più all’angolo del ring, né di nascondersi dietro un bicchiere.

Questa storia in cui è incappata ha bisogno della sua storia: la vita delle sorelle è anche la sua, le difficoltà e le urgenze hanno lo stesso sapore di lecita libertà. Mond quindi disegna un’eroina che scende di nuovo in campo con la consapevolezza di volere e dovere fare la cosa giusta: ristabilire l’ordine delle priorità, umane, prima ancora che razionali.
Efficace controllo del dettaglio e adrenalina sostenuta
Un film femminile, che sa bene innescare l’adrenalina e centellinare i dettagli, generalmente schematico nell’individuazione dei buoni e dei cattivi, ma capace di giuste sfumature che calibrano tendenze manichee ed eroiche. Mond vola fin troppo leggero fino alla sua conclusione, un cambio di direzione improvviso, non spiegato ma comprensibilissimo, che si poggia su uno sviluppo tradizionale ma solido, volto ad aggiungere pressione e sconcerto man mano che le reali condizioni di vita delle sorelle vengono alla luce.

Mond – Cast
La recitazione è controllata, essenziale ma funzionale; i volti delle sorelle sono giovani uccelli insofferenti al nido, mentre la Holzinger restituisce un ottimo personaggio di carne, rimbalzi emotivi, impennate di nervi e sfoghi fisici significativi. Le è passata la vita in faccia, non nel verso giusto, e questo si legge con dolente naturalezza. Il suo corpo è un campo di battaglia a cielo aperto: sguardo, naso imperfetto, persino orecchie “masticate”.
Particolari che raccontano di una lotta che non ha mai smesso di agitarsi e che appartiene ad un’anima in cerca di se stessa nei pugni che sferra, nello spettacolo che offre, nella diffidenza con cui squadra, nella chiusura con cui approccia gli altri, nella sua non paura degli uomini, nei suoi balli da sola scatenati in pista. Ma anche nei sorrisi cui si lascia andare improvvisi e gratificanti.

Cura e fiducia da lei duramente conquistate sono il goal del suo personaggio, da trasmettere alle tre sorelle schiacciate e disorientate, coabitanti di uno spavento e di una frustrazione quotidiane, sensazioni che decidono per loro, mentre altre autorità difficili da contrastare impongono cosa indossare, cosa studiare, dove recarsi, quanto pregare, quale domani immaginare.
Le tre attrici sono ritratti funzionali e nervosi di un’adolescenza vissuta in cattività, un’età malata, addolorata, che cerca cinicamente di farsi grande, spudorata, distante, superiore, eppure fragilissima, che sembra non sentire né capire, ma ha il polso molto più vicino alla situazione di quanto non si creda.

Mond è una storia di sorelle di destini, apparentemente lontani, sostanzialmente molto vicini, che trovano nonostante i rispettivi vissuti, gli abusi, e il buio cui altri vogliono costringerle, la forza di fidarsi ed affidarsi, di ascoltare altre persone, di collaborare, trovando un senso alla modernità debilitante, irragionevole e bellicosa che ci schiera e ci esaspera ogni singolo giorno.
