Marie Antoinette di Sofia Coppola (Priscilla, Il giardino delle vergini suicide) è un film sorprendente su una delle figure femminili più celebri della storia; un racconto in stile pop che riesce a delineare il profilo di una regina sui generis, dall’arrivo alla Corte di Versailles fino alla caduta rivoluzionaria del 1789. Kirsten Dunst, nei panni di Maria Antoinette, è perfetta: ironica, esplosiva, piena di vitalità, fuori dagli schemi; una figura regale che fugge dall’etichette di corte perché estranea a quel tipo di vita.
Il film colpisce per il suo modo di immergersi con precisione nella vita monarchica francese del Settecento, pur con un occhio moderno, una rivisitazione attuale che restituisce certe idiosincrasie e contraddizioni della famiglia reale. Di più, Sofia Coppola racconta anche la fatica di stare al mondo per una donna che da un giorno all’altro viene incoronata Delfina di Francia, provando a raccontarne le sue pulsioni, paure, insicurezze e anche piccole conquiste.
Marie Antoinette – La trama

Siamo in Austria, nel 1768. Maria Antonietta viene promessa in sposa, a poco più di 13 anni, al Delfino di Francia, per confermare l’alleanza politica tra i due paesi. Maria Antonietta viene mandata in Francia, nella corte di Versailles, dove vigono rigide regole formali a cui la regina non può sottrarsi. Viene celebrato il matrimonio con il futuro Re di Francia, Luigi XVI (Jason Schwartzman).
Le prime difficoltà per Maria Antonietta arrivano quando il matrimonio non riesce ad essere consumato, mettendo a rischio la permanenza a corte di Antonietta, pena la mancanza di un erede al trono. Nel frattempo, la regina impara a muoversi abilmente nella vita di corte, tra dame, balli, gioco d’azzardo e divertimenti.
Marie Antoinette – La recensione

Marie Antoinette è un film riuscito da tutti i punti di vista. La regia della Coppola si muove con abilità alternando campi lunghi e ampie vedute di Versailles, alla messa in scena degli interni, decisamente più fluida e con movimenti di macchina più articolati. La colonna sonora aggiunge un tocco glamour e pop all’intera pellicola, con la scelta di brani contemporanei Sofia Coppola sottolinea la mentalità progredita di Maria Antoinette, scegliendo brani provenienti da gruppi come i Cure, i Radio Dept., e gli Strokes.
La delicatezza con cui la Coppola ci porta per mano durante la pellicola fa sì che lo spettatore entri in sintonia con la psicologia della Delfina, sposandone i dubbi e le difficoltà. Anche il rapporto tra Maria Antoinette e Luigi XVI, che non sono di certo innamorati, ma che nutrono, invece, una stima reciproca, è ottenuto per gradi, in modo che ognuno dei due possa imparare a piccoli passi qualcosa dell’altro.
Di certo, Maria Antoinette non è priva di desideri e passioni, così che anche questo aspetto della sua vita personale s’incroci con quello più formale di corte. Ed è qui che c’è spazio anche al racconto di una mondanità, quella reale, che è incapace di leggere i segnali della storia che accadono sotto gli occhi di tutti. Mentre incombe la presa della Bastiglia, il Re sceglie di aiutare economicamente i rivoluzionari americani, sottraendo denari alle casse dello stato e aumentando le tasse al suo popolo.
Emblematico la morte di Luigi XV (interpretato da Rip Torn), che muore nel 1774 lasciando la coppia della già debole corona. Sottolineando, ancora una volta, lo iato creatosi tra una generazione di regnanti che ha posseduto realmente la forza per regnare, e una generazione, invece, che ha imparato solo a vivere bene godendosi le ricchezze monarchiche.
Marie Antoinette – Una regina in evoluzione

Entrata a corte all’età di 14 anni, il film percorre quel passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. Lei, che è stata sottratta alla vita famigliare austriaca per suggellare un patto di amicizia tra stati. La prima sequenza del film mostra la giovane entrare in una tenda, spogliata letteralmente delle sue vesti, per uscirne invece da Delfina di Francia. Anche il processo della vestizione, che si ripete ciclicamente ogni mattina, denota quel senso di inadeguatezza che Antoinette si ritrova a vivere costantemente.
“Tutto questo è ridicolo”, dice la futura regina; “Tutto questo, madame, è Versailles” le risponde Judy Davis che interpreta la contessa che la deve istruire sulle regole del luogo. In tutto ciò, la Dunst ammicca a chi le sta intorno con guizzi di simpatia che rivelano la sua “unicità” di regina.
Anche se lo scoglio più grande del suo matrimonio non sembra trovare soluzione, alimentando i sospetti e le voci intorno al palazzo. Tutti si chiedono perché la coppia non riesce a fare un figlio, addossando frustrazione e sensi di colpa alla Delfina. Anche la madre, la Sovrana d’Austria Maria Teresa, invia in continuazione lettere durissime in cui avverte che la mancanza di un figlio rischia di farle perdere il trono. Così anche la regia, diventa più cupa, con lunghe carrellate e zoom che isolano sempre più la Delfina di Francia.
La regina pop

I problemi coniugali però non impediscono la regina di dedicarsi alla vita frenetica di corte, tra balli in maschera, prelibatezze d’ogni sorta, acconciature bizzarre, tessuti pregiati ed eccessi di gola. Così anche il film cambia ritmo, le sequenze classiche della prima parte del film lasciano lo spazio ad un montaggio serrato, con colori più sgargianti, brani new wave, atmosfere pop che raccontano la trasformazione di Antoinette.
L’apice di questa esplosione visiva avviene nella festa in maschera a Parigi dove Antoinette può finalmente essere chi vuole senza che nessuno la riconosca. Sulle note di Hong Kong Garden di Siouxsie & The Banshees, la regina, insieme ai suoi amici, balla, si diverte e flirta con un giovane conte, il Conte Fersen. Qui, Antoinette sperimenta un amore passionale, istintivo, che gioca sul filo sottile di una maturità finalmente pronta ad esplodere e una consapevolezza dei sentimenti.
L’avvento della Rivoluzione francese
Poi una grande svolta nella vita della regina. Dopo un’ora e venti minuti dall’inizio i due regnanti riescono a fare l’amore e ad avere due figli. La regina diventa madre, si rifugia in una campagna luminosissima, tra piaceri tranquilli, giri in barca sul lago e ambientazioni bucoliche. La fuori però, regna il caos. La Rivoluzione francese è alle porte.
Anche i colori del film, da sgargianti e variopinti, mutano in scenografie plumbee, sintomatiche dell’ora della rivoluzione che sta per arrivare. Il tono diventa più cupo, le generazioni dei vecchi regnanti non ci sono più. Al loro posto sono subentrati dei figli più insicuri, meno autorevoli e, anche autoritari. È la fine di un mondo, la monarchia, che si appresta a lasciare il passo ad una nuova borghesia. Ed ecco che si chiude il cerchio, dai titoli di testa color rosa shocking si passa alla deposizione della monarchia con l’uso della violenza, tra forconi alla finestra e la Delfina costretta a genuflettersi sul balcone davanti ai suoi (fu) sudditi; a fare da sottofondo le note oscure di All Cats Are Grey dei Cure, per invocare un de profundis obbligato a ciò che è stata la corona francese.
