On Falling visto nella sezione FreeStyle della scorsa Festa del Cinema di Roma, è l’esordio convincente anglo-portoghese di Laura Carreira, un ritratto angolare, quasi prototipico, di una giovane donna immigrata, lavoratrice, schiacciata dalle indisponibilità e dai limiti che la sua vita da precaria le impone. Una società distratta, isolata ed isolante, consumistica, in cui quadrano i conti e non i rapporti umani, protagonista una straniera non realmente integrata in affanno su ogni dettaglio del quotidiano che resiste alle sue stesse primarie necessità, per inseguire un sogno che non si sa se esiste o anche solo una normalità che si stenta a definire tale.
On Falling – Trama
Aurora (Joana Santos), giovane portoghese emigrata in Scozia, lavora in un’azienda simile alla nota Amazon, nella città di Glasgow. Poca luce solare, parecchio freddo, casa condivisa con molti coinquilini, stanzetta con il minimo indispensabile, nessun auto privata, nessuna spesa superficiale, pochissima attività sociale, Aurora non vive, sopravvive.
Decide di tentare un colloquio di lavoro che possa dare una svolta alla monotonia provante ed asfissiante del suo quotidiano: è un’opportunità nel campo sociale, avrebbe a che fare con le persone, quelle stesse che per natura, lingua, difficoltà organizzative ed economiche, frequenta e conosce poco.

Cerca di ritagliarsi un attimo di tregua dal magazzino per presentarsi al colloquio; riesce in modo non ortodosso a svicolare una mattinata lavorativa; spera di farla franca; deve essere il suo giorno fortunato; si coccola con una fetta di torta prima del grande evento, un lusso inconcedibile per una come lei; giunge al colloquio agognatissimo, ma di fronte alle domande sui chi sia e cosa sogni, Aurora non trova le parole.
La sua esistenza non conosce il piacere della vita, non ha sostantivi, ricordi, emozioni legate a momenti piacevoli trascorsi, da sola o in compagnia. Non ha una personalità da lasciare brillare, non le è stato permesso di costruirla e lasciarla fiorire.
On Falling – Recensione
On Falling, ossia sulla caduta-sul cadere- sul cadendo, è un dramma sociale e personale, che esplora le contraddizioni crudeli della comunità capitalistica, l’abbandono a se stessi, ad un bisogno che a malapena si riesce a soddisfare senza emettere suono o lamento, alla non reazione di una generazione rassegnata e sacrificata, che perde, a forza di privarsi di tutto, anche la fantasia di volere altro, di essere qualcosa di diverso.
L’infinita tristezza e profondità con cui si attraversa un dramma silente, il più delle volte invisibile, che discrimina chi riesce a fare esperienze di vita, da chi deve sempre e solo cavarsela, senza il lusso di un orizzonte a lungo termine.
Dramma sociale e personale, più intimo di Loach, ma meno arrabbiato
Carreira, come il Loach che più amiamo, disegna una routine su misura per la sua brava protagonista, intrappolandola in un nulla codificato, un’essenziale monastico, fatto di pasti saltati, di panini da frigo, di bustine di zucchero con cui evitare di svenire, di cene salvate da una gentilezza improvvisa, imprevista eppure sperata, di docce fredde, bollette anticipate da saldare a qualche anima pia, passaggi in macchina ottenuti da amicizie a termine, un transitorio esistere che stringe la cintura e scarnifica i nervi e l’immaginazione.

Sembra quella di Aurora, immigrata dal Portogallo in cerca di qualcosa di meglio, una vita sospesa in attesa della fine, una bara di vetro sporco entro cui tumularsi aspettando la rovina, una rinuncia progressiva a tutto, perché quasi nulla è alla sua portata di mano.
Il comportamento sviluppato è quasi ossessivo, ripetitivo fino alla malattia, anche se l’apparenza resta rispettabile, dignitosa e non lascia trapelare nessun disagio. Persino l’amore come bisogno essenziale è travisato, negato, frainteso, sbagliato: accoccolarsi sulla spalla di un coinquilino russo che l’ ha invitata in un pub vicino casa, assieme a molto altri amici, è un gesto subito bruciato, abbandonato, schivato dalla controparte, che non capisce, non vuole, non sa.
Isolamento, disagio, sogni e bisogni di una giovane immigrata qualunque
L’amore è per chi vive, non per chi sopravvive. Aurora è sola, disperatamente sola con i suoi codici a barre, il cartellino da timbrare, lo stipendio inadeguato, una città che non ha odore, colore e calore. Distesa su un letto di foglie, nell’alba successiva al suo straziante colloquio di lavoro così a lungo desiderato, un passante la raccoglie, come uccellino caduto dal nido, come abbraccio mancato, simbolo dell’indifferenza che si allerta un minuto dopo che è successo l’irreparabile.

Ma Aurora si risveglia, lei che aveva gioito convinta la mattina del suo colloquio, vestendosi bene per la prima volta da sempre, concedendosi il superfluo come mai avrebbe permesso a se stessa, sorridendo quando spesso le ombre troneggiavano sulla sua fronte, ora questa stessa ragazza torna al suo ovile, sul filo preciso della vecchia routine: è stato uno errore di sistema, un inceppo nella catena automatica.
La sua alzata di testa è un intoppo che come capita, così viene cancellato. Essere numero e non persona, nonostante gli sforzi folcloristici di una multinazionale per farti sentire a casa tra i suoi hangar disorientanti, mentre si arricchisce sfruttandoti fino alla follia, inneggiando alla retorica di una squadra unita quando non esiste cooperazione, a volte nemmeno durante le ore di contratto.
Denuncia amara e sfiduciata di un sistema non accogliente ed arbitrario, che calpesta ed ignora volutamente il singolo, imprigionandolo e togliendogli possibilità di espressione. Conti se hai un peso economico, sociale, anche solo se emani soddisfazione e felicità. Ma chi possiede questa autentica fortuna?

Dialoghi essenziali, scene ripetute, solida premessa che accumula una lentezza di sviluppo, in parte per mancanza di volo nella scrittura, in parte per necessità di inchiodare il pubblico ad una realtà faticosa e alienante, che raggeli anche gli spiriti più volenterosi di adattarsi.
On Falling – Cast
Però On Falling colpisce, grazie anche all’interpretazione della sua protagonista: la Santos è un Amelìe che non ce l’ha fatta, un’anima effimera, che attraversa la grandezza e la felicità di altre anime senza trovare né percepire la propria. E’ una vittima del sistema, cui non può che affidare la sua sorta, composta, elegante, interdetta, sospesa, poco ingombrante, ordinata ed anonima, come devono essere i pedoni del grande esercito pronto allo sfracello.
On Falling nella sua genuina crudele rappresentazione, crea anche delle sbavature liriche, esistenziale, che riportano il discorso su un piano di comune fragilità e piccolezza dell’essere umano: particolare che dovrebbe portare a dare una mano non a ritrarla.
