8 Femmes è un musical dark-comedy diretto da François Ozon, il grande successo è valso un remake italiano dal titolo 7 donne e un mistero. Adattamento dell’omonima pièce teatrale del 1958 di Robert Thomas, il film – uscito nel 2002 – vede un cast composto dalle principali stelle femminili del cinema francese. Le interpretazioni hanno portato alle attrici l’Orso d’argento per il miglior contributo artistico al Festival di Berlino di quello stesso anno. La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Ozon e da Marina de Van.

8 Femmes: trama e cast
Il punto forte di 8 Femmes è quindi sicuramente rappresentato dal cast che dà vita ai personaggi. Ci troviamo in Francia negli anni ‘50 alla Vigilia di Natale. La famiglia si prepara a festeggiare la ricorrenza e per l’occasione è tornata dall’Inghilterra Suzon (Virginie Ledoyen). La ragazza è accolta in casa dalla madre Gaby (Catherine Deneuve), dalla zia Augustine (Isabelle Huppert) e dalla donna Mamy (Danielle Darrieux). A completare il quadro familiare c’è la sorella minore di Suzon, Catherine (Ludivine Sagnier). Ad assistere la famiglia ci sono la governante Chanel (Firmine Richard) e la nuova domestica Louise (Emmanuelle Béart). La serenità viene turbata quando Louise, entrando nella stanza del padrone di casa, il marito di Gaby, lo trova riverso con un coltello conficcato nella schiena. La morte dell’uomo sembra non poter essere che opera di una delle donne che si trova in casa.
Si scopre però che la notte prima l’uomo aveva ricevuto la visita di un’altra donna, la sorella Pierrette (Fanny Ardant). Per venire a capo del giallo, isolate a causa della neve e della recisione, le protagoniste sono costrette a confessare ipocrisie e menzogne reciproche. Si scoprirà che i rapporti tra Gaby e il marito non erano idilliaci come la donna aveva descritto e che l’uomo era prossimo alla bancarotta. Ognuna di loro sembra avere un valido motivo per l’omicidio. Ma sarà un doppio colpo di scena a dipanare l’ingarbugliato filo del racconto.

8 Femmes: la recensione
Ozon costruisce 8 Femmes attorno alle sue interpreti. Un film che sacrifica – in qualche modo – la regia sull’altare delle interpretazioni delle sue protagoniste. Ognuno dei personaggi si racconta attraverso una canzone, illuminata da un faro quasi teatrale. Come teatrale è tutta la costruzione della scena e della storia stessa. Gli eccessi, non solo visibili ma anche ricercati, di interpretazioni elaborate sono incoraggiati. Ognuna delle attrici vive allora – almeno – un momento di centralità assoluta, ma il maggior pregio di Ozon è far funzionare assieme un cast così composito. A ognuno dei personaggi è associato un colore, quindi un tratto caratteriale peculiare che attraverso le interpretazioni prende vita e corpo. Il regista non rinuncia a richiami più o meno espliciti alla grande cinematografia francese. Ozon rimette assieme Catherine Deneuve e Danielle Darrieux nel ruolo di figlia e madre come in Josephine di Jacques Demy.
8 Femmes è un film che esplode nei momenti giusti, nel valore del suo cast che quasi sovrasta la stessa struttura narrativa. La tensione delle scene viene costruita in modo da funzionare attraverso scambi brevi di battute, senza mai lasciare un momento morto. Fanny Ardant, Isabelle Huppert e Catherine Deneuve si elevano nella dimensione dei loro personaggi, che sembrano cuciti in modo sartoriale per ciascuna di esse. Nel gioco di opposizioni e richiami, sono soprattutto il personaggio di Pierrette e quello di Augustine a spiccare per la loro marcata contraddittorietà. Il regista si concentra sulla costruzione scenica e sull’uso dei colori, per portare lo spettatore agli anni ’50 della sua storia. Salvo rare eccezioni, la storia si svolge in un salone in cui assistiamo alle vicende delle protagoniste. Uno spazio che si fa talvolta teatro, talvolta aula di tribunale in cui ciascuna di loro pronuncia la propria arringa difensiva.

Le dive del cinema francese
8 Femmes costituisce un esempio quasi irripetibile di cast veramente stellare. Ozon mette assieme le dive del cinema francese di ieri e di oggi. Catherine Deneuve torna al musical che attraverso i film di Demy (Josephine ma anche Gli Ombrelli di Cherbourg) l’avevano resa famosa già negli anni ’60. È lei, di sicuro, l’attrice che più di ogni altra ha rappresentato e rappresenta tutt’ora il cinema francese. Accompagnata in questo film da attrici che si affermeranno poi successivamente come Virginie Ledoyen e Ludivine Sagnier nel ruolo delle figlie.
Ma sono soprattutto Fanny Ardant e Isabelle Huppert a contenderle e condividerne la scena. Idealmente, si tratta delle due attrici delle generazioni successiva a quella di Deneuve più iconiche del cinema francese. Non sempre la condivisione della scena tra interpreti così importanti porta a risultati positivi spesso accade anzi il contrario. La critica ha dimostrato di aver apprezzato particolarmente l’interpretazione di Isabelle Huppert. Probabilmente per merito della capacità dell’attrice di calarsi in un ruolo che sembra agli antipodi del suo percorso. Mentre le altre sembrano interpretare il proprio ruolo richiamando al passato, Huppert si costruisce, in modo perfetto ma distante da quello che ha già fatto.

