Felicità è un film di genere drammatico diretto da Micaela Ramazzotti. L’opera prima della regista è stata presentata alla sezione orizzonti Extra alla 80° edizione Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
Prodotto da Lotus Production con Rai Cinema, Felicità è stato distribuito da 01 Distribution. Micaela Ramazzotti, nel suo debutto alla regia, ha firmato anche la sceneggiatura del film insieme a Isabella Cecchi e Alessandra Guidi, senza rinunciare al ruolo di attrice.
Felicità è disponibile in streaming su Sky.
Felicità – cast

Come già anticipato, Micaela Ramazzotti interpreta la protagonista Desirè Mazzoni. A seguire troviamo Matteo Olivetti nel ruolo del fratello Claudio Mazzoni, Max Tortora nel ruolo del padre Max Mazzoni, Anna Galiena che interpreta la madre Floriana Mazzoni. Nel cast troviamo anche Sergio Rubini (Bruno), Beatrice Vendramin (Ludovica), Marco Cocci (Riccardo Montero), Massimiliano Franciosa (Luciano), Isabella Cecchi (Psichiatria clinica privata), Giovanni Veronesi (sé stesso).
Trama
Desirè lavora sui set come parrucchiera. Convive con Bruno, un docente universitario narcisista, che continua a farla sentire inadeguata e sbagliata. La famiglia di origine invece è composta dal fratello Claudio e dai genitori Max e Floriana, che pensano di agire nel bene dei figli ma risultano essere invece manipolatori ed egoisti. Desirè combatte contro tutti per amore del fratello, cercando di fargli riconquistare la felicità perduta e tirandolo fuori dalla rovina psichiatrica e finanziaria.

Felicità – recensione
Felicità recupera (o tenta di recuperare) delle tracce della commedia all’italiana, soprattutto per il ruolo del padre Max, che sembrerebbe volersi avvicinare a dei tratti di Alberto Sordi.
Nonostante la sincerità dei personaggi, Felicità non riesce a trovare una sua dimensione perché nel film c’è troppa carne al fuoco. A partire dai genitori egoisti e opprimenti, il fidanzato narcisista, il fratello con disturbi psichiatrici e gli sbalzi d’umore e la debolezza di Desirè.

I problemi psichici del fratello Claudio probabilmente contribuiscono alla perdita di credibilità ed empatia nel film. Il mondo di Claudio sembra restare in ombra rispetto a quello che è il contesto esterno e nonostante sia la chiave di tutto il film, le emozioni vengono quasi a mancare.
Il personaggio del padre, Max Mazzoni, sembra essere un pò forzato: dal razzismo, all’egoismo, alle finte malattie che inventa per ottenere ciò che vuole da Desirè. Lui, come altri personaggi, ricade spesso nella volgarità e nella banalità. I maggiori limiti di scrittura sono infatti legati alla caratterizzazione dei personaggi che, nonostante le sincere interpretazioni, non riescono a trovare la dimensione che vorrebbero. I diversi ruoli in generale sembrerebbero avere poche sfumature e l’ottimo cast l’ottimo cast non viene sfruttato al meglio dalla regista.
Felicità – Genitori sotto accusa
I genitori vengono dipinti come mostri, un uomo e una donna che hanno cresciuto Desirè e Claudio con scarsa considerazione. Desirè viene umiliata e sminuita (anche rispetto al fratello Claudio) ed usata da questi solo per estorcerle soldi.
Il film sembra agire in maniera efficace su questo tema difficile. Mette in scena infatti una metafora perfetta di come possono essere difficili e dannosi i rapporti familiari (per un figlio) se privi di un vero e proprio legame affettivo.
Racconta quindi la storia di una famiglia disfunzionale, con dei genitori incapaci di regalare libertà e amore ai propri figli.

Violazione continua
Desirè è costantemente violata e circondata da mostri che non fanno altro che usarla. Come già anticipato i primi a farlo sono i genitori, ma non solo. Il fidanzato Bruno si vergogna di lei sminuendola e insultandola costantemente per i suoi problemi linguistici e sta con lei probabilmente solo per un’attrazione fisica. Di fatto è pronta a lasciarla appena trova la donna giusta con cui avere un figlio.
Anche a lavoro si ripresenta lo stesso problema: deve difendersi costantemente da avance sessuali da parte di colleghi e attori. E non finisce qui perchè le stesse violazioni che subisce da adulta, si scopre che le ha conosciute fin da bambina, abusata dallo zio.
Un contesto devastante, in alcuni casi anche troppo forzato, che la porta a trovare la forza e l’energia per aiutare il fratello.
Il debutto alla regia e la scelta del titolo
Micaela Ramazzotti afferma di sognare da anni la regia. La storia di due fratelli fragili con una famiglia tossica era da tempo in cantiere e ha iniziato a scriverla ancor prima di avere un produttore.

La regista ha spiegato inoltre, durante un’intervista, la scelta del titolo del film: «L’ho scelto perché è una parola che sta sulla bocca di tutti noi, quasi sempre durante la giornata, sia ai bambini che ai grandi, è una parola che mi piaceva, è facile, si ricorda. […] La felicità per quanto riguarda il mio film viene dal meraviglioso termine greco eudaimonìa che è il percorso che una persona fa per arrivare a quella famosa felicità, salire su quel benedetto treno. Perché la felicità insomma, oggi come oggi, è difficile trovarla, bisogna quasi inventarsela. Invece l’eudaimonìa è una conquista, un percorso che uno fa, uno stile di vita, è un andargli incontro.»
