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Alps di Yorgos Lanthimos

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Diretto da Yorgos Lanthimos e presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2011, “Alps” è un dramma asettico e respingente. Come in tutta la filmografia del regista greco, emergono le storture e le aberrazioni che si celano dietro l’animo umano. Soprattutto quelle tanto care al suo cinema, che insieme al suo fidato sceneggiatore Efthymis Filippou ha vinto al Festival l’Osella per la Migliore Sceneggiatura.

Il senso di abbattimento delle convenzioni cinematografiche è perfettamente chiaro in questo lavoro del regista di “Povere Creature“. Dopo “Dogtooth” è chiaro che Lanthimos è un perfetto indagatore degli abissi dell’animo umano, e anche in questa distopia, emergono delle situazioni atipiche, per non dire bizzarre.

Alps: il cast

Il cast è composto da Angeliki Papoulia (Infermiera/Monte Rosa), Aris Servetalis (paramedico/Monte Bianco), Johnny Vekris (allenatore/Cervino), Ariane Labed (ginnasta), Stauros Psyllakis (padre dell’infermiera) e lo stesso sceneggiatore Efthymis Filippou (venditore di lampadari).

Ariane Labed

Alps: trama e recensione

Il film segue le vicende di un gruppo di persone che si autodefiniscono “Alps”. Questo gruppo offre un servizio insolito: sostituire i defunti interpretando i loro ruoli per aiutare i parenti a elaborare il lutto. Il leader del gruppo, montando un’attività illegale, guida i membri attraverso una serie di impersonificazioni complesse e spesso disturbanti.

Mentre esplorano le vite dei defunti, i membri del gruppo iniziano a confrontarsi con le proprie identità e le loro relazioni personali. Tuttavia, il confine tra realtà e finzione diventa sempre più sfocato, portando a conseguenze inaspettate e drammatiche per tutti gli “Alps”.

“Alps” è un’opera cinematografica audace e provocatoria che offre uno sguardo unico sulla natura dell’identità e delle relazioni umane. Yorgos Lanthimos dimostra ancora una volta la sua maestria nel creare un’atmosfera surreale e inquietante che riesce a catturare.

Alps 2

Sperimentazione narrativa e visiva in “Alps”

Il film si distingue per la sua sperimentazione narrativa e visiva, con una regia fredda e distante. Essa riflette perfettamente il senso di alienazione dei suoi personaggi. Tuttavia “Alps” ha una narrazione oscura, con una mancanza di spiegazioni dettagliate sulla natura del gruppo e sulle reali motivazioni che lo muovono.

Nonostante ciò, la pellicola offre una riflessione stimolante su temi universali come l’identità, la perdita e la relazione tra individuo e società. È un’opera che richiede pazienza e apertura mentale da parte dello spettatore, ma che ricompensa con una visione unica e profondamente provocatoria della condizione umana.

Uno dei principali punti di forza di “Alps” è la sua audace sperimentazione sia a livello narrativo che visivo. Yorgos Lanthimos si distingue per la sua capacità di rompere le convenzioni cinematografiche e offrire un’esperienza unica agli spettatori. Nel film, questo si traduce in una narrazione surreale e distante, accompagnata da una cinematografia che enfatizza il senso di alienazione dei personaggi.

Angeliki Papoulia Alps

La relazione identitaria tra individuo e società

“Alps” affronta temi complessi come l’identità, la perdita e la relazione tra individuo e società. L’idea dei “Alps”, un gruppo che sostituisce i defunti per aiutare i vivi a elaborare il lutto, offre uno spunto intrigante per esaminare la natura dell’identità umana e il modo in cui le relazioni influenzano la nostra percezione di noi stessi e degli altri.

Nonostante il carattere distaccato dei personaggi, gli attori offrono interpretazioni coinvolgenti e convincenti. La loro abilità nel comunicare emozioni rese piatte e ambigue attraverso espressioni facciali e gesti corporei contribuisce a creare un’atmosfera surreale e inquietante che permea l’intero film.

“Alps” è un film che richiede più visioni per essere compreso pienamente. La sua complessità e profondità offrono spunti di riflessione che persistono anche dopo la visione del film. La mancanza di risposte definitive riguardo alla natura dei “Alps” e ai loro motivi alimenta discussioni e analisi tra gli spettatori.

Il racconto distante e la mancanza di sviluppo emotivo dei personaggi possono rendere difficile per lo spettatore stabilire un collegamento emotivo con la storia. Questo potrebbe portare alcuni spettatori a sentirsi distaccati o alienati rispetto agli eventi che si svolgono sullo schermo.

Alps

Conclusioni

L’approccio sperimentale di Lanthimos alla narrazione può rendere il film difficile da seguire o interpretare per alcuni spettatori. La mancanza di spiegazioni dettagliate riguardo alla natura e agli scopi del gruppo “Alps” può lasciare lo spettatore con più domande che risposte, creando una sensazione di frustrazione o confusione.

Sebbene il film affronti tematiche complesse, il suo incedere oscuro e surreale potrebbe rendere difficile per alcuni spettatori cogliere appieno il significato e l’importanza di tali temi. Una maggiore chiarezza tematica avrebbe potuto rendere il film più accessibile e coinvolgente per un pubblico più ampio.

“Alps” dimostra (se ce ne fosse ancora bisogno) la forte capacità sperimentale di Yorgos Lanthimos come regista. Attraverso il suo approccio unico alla narrazione e alla cinematografia, il film sfida le convenzioni cinematografiche tradizionali e spinge i confini dell’arte cinematografica. La sua audace esplorazione di temi complessi e la sua capacità di creare un’atmosfera surreale e inquietante evidenziano la sua maestria nel creare opere che stimolano la mente e suscitano discussioni intense.

“Alps” rimane un esempio straordinario di cinema d’autore che merita di essere esaminato e discusso per la sua originalità e profondità.

Il trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

"Alps" di Yorgos Lanthimos è un altro pezzo del puzzle sperimentale che la filmografia di questo grande regista greco ha costruito nel corso degli anni. Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2011.
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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