DrammaticoMay December, gioco degli specchi tra Portman e Moore

May December, gioco degli specchi tra Portman e Moore

May December (2023), ultimo film di Todd Haynes, ha per protagoniste due attrici straordinarie che quest’anno sono state escluse dalle Nomination agli Oscar: Natalie Portman e Julianne Moore.

Sarà che quest’anno è stato sfortunato, con tante attrici straordinarie in competizione per la statuetta, ma le performance di entrambe le attrici avrebbero, a nostro avviso, meritato una nomination.

Il film è comunque candidato agli Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale. Nei cinema italiani uscirà giovedì 21 marzo.

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May December, la trama

La storia di May December è ispirata a una vicenda reale: quella di Mary Kay Letourneau, insegnante originaria di Seattle che nel 1996 fu accusata di aver adescato un suo alunno di 13 anni, Vili Fualaau. Alunno che poi divenne suo marito.

I loro 21 anni di differenza sono costati a lei sei anni e mezzo di carcere. Il loro matrimonio è durato a lungo, ma ha avuto un epilogo triste: nel 2020, all’età di 58 anni, Letourneau è morta di cancro. Meno di un anno dopo il divorzio.

Questa è la storia alla quale si ispira la trama del film.
La celebre attrice Elisabeth Berry va a conoscere la donna che dovrà interpretare in un film: lei è Gracie Atherton‑Yoo, finita sui giornali nei primi anni Novanta per aver avuto una relazione con un adolescente di 13 anni di origini coreane, Joe, che poi è diventato suo marito e che le ha dato dei figli.

L’irruzione di Elisabeth nella vita della famiglia Yoo stravolgerà tutti gli equilibri mettendo in discussione rapporti e identità dei suoi componenti.

May December, un esempio di metacinema

In May December, oltre che la storia di una coppia, si racconta anche il cinema stesso: una delle protagoniste è un’attrice, che si trova a doversi confrontare e, necessariamente, rispecchiare nella donna reale che dovrà impersonare sul grande schermo.

Il rispecchiamento, inevitabilmente, produrrà in sé un cambiamento, così come lo produrrà nella sua fonte di ispirazione.

La domanda, a quel punto, sarà: riuscirà la nostra attrice ad uscire dal ruolo che dovrà interpretare o ne sarà fagocitata suo malgrado?

Natalie Portman in una scena del film

Il rispecchiamento, nel nome di Bergman. Con un tocco di Aronovski

Il rispecchiamento tra personaggi femminili è un tema carissimo al cinema. In May December, il riferimento più evidente è a Ingmar Bergman e al suo Persona (1966).

Un momento clou, in tal senso, è il momento in cui Gracie trucca Elisabeth, mettendole il suo rossetto preferito. E’ in quel momento che anche due volti diversi come quelli di Portman e Moore sembrano fondersi e confondersi in qualcosa di nuovo.

Elisabeth vorrà somigliare sempre di più a Gracie – nel trucco, nella voce, nell’abbigliamento – e provare quello che ha provato lei. Anche visitando di persona il posto nel quale è nato l’amore tra lei e Joe, il retrobottega di un negozio per animali. Lei, della cui vita non sappiamo nulla, si nutre della vita dell’altra: ingurgitando scene di vita, vecchie foto, lettere segrete.

Tra le due si ingaggia una sottile competizione, che non viene mai esplicitata ma resta sempre lì, nell’aria. E che si gioca sul tema del doppio, riportando alla mente il ruolo che fu di Portman in Il cigno nero di Darren Aronofsky (2010)

Non manca una spiccata componente thriller, legata al disvelamento dei misteri che circondano la vita coniugale di Gracie e Joe.

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Una scena di Persona (1966) di Ingmar Bergman
Una scena di May December
Il tema dello specchio in The Black Swan (2011)

Gracie, una “casalinga disperata” di Todd Haynes

Se c’è un autore che è in grado di raccontare la disperazione delle donne nelle mura domestiche quello è proprio Todd Haynes.

Negli anni, complice la collaborazione con Julianne Moore, ci ha presentato personaggi di donne dolenti che con la casa hanno sviluppato una sorta di simbiosi. Alludiamo a Carol White, la borghese malata di asma di Safe (1995) e alla casalinga perfetta anni Cinquanta Cathy Whitaker di Lontano dal paradiso (2002), entrambe impersonate da Moore.

Sono personaggi caratterizzati da un complesso e tormentato mondo interiore che, però, si guardano bene dal mostrare all’esterno. Sono sposate e borghesi, sì, ma i loro matrimoni sono perfetti solo in apparenza.

In questo senso, la scandalosa Gracie Atherton‑Yoo di May December può essere considerata a tutti gli effetti una loro erede, sebbene più spregiudicata. Dopotutto, ha sopportato la gogna pubblica per essersi innamorata di un uomo di 26 anni più giovane di lei, per di più minorenne.

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Per lei, negli anni, la vita borghese diventa un rifugio: si sente utile e realizzata solo quando realizza composizioni floreali o prepara squisite torte su commissione. Così può dirsi serena e felice, a dispetto delle sue ardite scelte di vita. Scelte che hanno prodotto una spaccatura nella sua famiglia. Tutto ha avuto inizio quando Gracie aveva 36 anni, un marito e un figlio, che da allora non le ha più rivolto la parola.

Sui legami e i rapporti familiari con la famiglia di origine della donna regna il mistero. Circolano voci, riferite dal primo figlio di lei, ma non verrà mai chiarito se sono veritiere. Il regista tiene volutamente sulle spine sia noi che Elisabeth, che non avrà mai realmente un quadro totalmente chiaro della donna che dovrà interpretare.

Una scena di Safe (1995)

Le dinamiche di potere secondo Todd Haynes

Stando a quanto dichiarato dal regista, May December è anche un film sulla volontà femminile, che di per sé significa potere. Queste le parole di Haynes: “In altri miei film esploro aspetti di soggetti femminili che si trovano in contrasto con il loro ambiente sociale.

Ma ciò che trovo molto diverso in questa sceneggiatura è che queste donne al centro della storia hanno una tale volontà e un tale potere sugli uomini e sulle famiglie della loro vita e perseguono davvero i loro desideri unici e a volte inquietanti“.

Sul personaggio più vulnerabile della storia, Haynes non ha dubbi: “C’è anche la figura più vulnerabile di questo film che secondo me è Joe. Quello che mi è piaciuto molto nella sceneggiatura di Samy è stato il fatto che ha creato un primo e un secondo atto in cui è circondato dalle dinamiche di potere tra queste due donne.

Possiamo aprire un po’ la porta a ciò che scopriamo di Joe. E in un certo senso possiamo identificarci con lui”.

Charles Melton in una scena di May December

Joe, il padre bambino

Se in May December tra Elisabeth e Gracie scorre un’energia potente e inevitabile, lo stesso accade, più sotto traccia, anche tra il personaggio di Portman e Joe, che quando si incontrano sono coetanei (come fa notare Elisabeth).

Il conflitto interiore del ragazzo è forse l’aspetto più interessante del film. Joe è di origini straniere (nella realtà polinesiane, qui coreane): questo aspetto è determinante per comprendere il personaggio e le sue scelte. Con il tempo, si è convinto di aver scelto liberamente Gracie e si è assunto da giovanissimo le sue responsabilità di marito e padre, ma inizierà a rendersi conto di aver bruciato troppo le tappe.

Di fatto è diventato uomo, sia sessualmente che sentimentalmente, quando ancora era un bambino: questo aspetto viene rappresentato in modo delicato ed efficace dall’ottimo Charles Melton, perfetto nel ruolo di questo uomo-bambino iper-responsabilizzato caratterizzato da un contegno tutto orientale. E ora, a soli 36 anni, Joe si ritrova padre di due figli pronti a spiccare il volo per il college.

La metafora del suo essere una crisalide il cui sviluppo graduale è stato bloccato trova riscontro, forse in modo scontato, nell’hobby preferito di Joe: quello di proteggere lo sviluppo completo, dall’uovo alla pupa, di alcuni esemplari di farfalle monarca. Farfalle che sono il suo doppio.

Charles Melton in una scena del film
Una scena di May December

Parole, musica, immagini

Abbiamo accennato al fatto che l’unico Oscar al quale è stato candidato May December è quello per la Sceneggiatura Originale, opera di Samy Burch. Questa è la prima sceneggiatura di un lungometraggio per questa autrice, che ha lavorato soprattutto come direttrice casting, montatrice e regista di alcuni cortometraggi.

Ed è scarna, molto evocativa, potente. Il perfetto contraltare è una musica possente, proveniente direttamente dalla colonna sonora firmata da Michel Legrand per il capolavoro di Joseph Losey, Messaggero d’amore (1971).

La fotografia è quella, inconfondibile, dei film di Todd Haynes: una fotografia che alterna primissimi piani a piani lunghissimi, che aspira all’onniscienza e rende lo spettatore capace di scrutare le vicende nel loro complesso e nel dettaglio allo stesso tempo.

May December, le conclusioni

May December è un film haynesiano per molti aspetti: dalle tematiche alla fotografia curatissima, passando per i personaggi femminili tormentati e imperscrutabili.

Il focus è sulla natura di una relazione, quella tra Gracie e Joe, ma anche sugli effetti prodotti su di essa dall’ingresso di un’estranea.

L’arrivo di Elizabeth, che mette in crisi gli equilibri duraturi ma precari del loro rapporto, produce dinamiche di potere tra le due donne: ad avere la meglio, per il semplice fatto di avere desiderato e ottenuto chi voleva pagando un prezzo salatissimo, sarà Gracie.

Joe, il personaggio più vulnerabile e innocente della storia, è un ragazzo diventato uomo tutto di un colpo che scopre di voler uscire dal bozzolo invisibile che lo ha sempre avvolto. E lo fa attraverso la consapevolezza del suo percorso.

Qui non c’è una verità da scoprire: le verità sono molte. E una volta venuti in contatto con esse, si rischia di non riuscire a tornare indietro.

May December non è forse il miglior film di Todd Haynes, ma è senza dubbio un’ottima prova di regia e, soprattutto, uno splendido duetto tra attrici.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

May December è un film haynesiano per molti aspetti: dalle tematiche alla fotografia curatissima, passando per i personaggi femminili tormentati e imperscrutabili. Il focus è sulla natura di una relazione, quella tra Gracie e Joe, ma anche sugli effetti prodotti su di essa dall'ingresso di un'estranea. L'arrivo di Elizabeth, che mette in crisi gli equilibri duraturi ma precari del loro rapporto, produce dinamiche di potere tra le due donne: ad avere la meglio, per il semplice fatto di avere desiderato e ottenuto chi voleva pagando un prezzo salatissimo, sarà Gracie. Joe, il personaggio più vulnerabile e innocente della storia, è un ragazzo diventato uomo tutto di un colpo che scopre di voler uscire dal bozzolo invisibile che lo ha sempre avvolto. E lo fa attraverso la consapevolezza del suo percorso. Qui non c'è una verità da scoprire: le verità sono molte. E una volta venuti in contatto con esse, si rischia di non riuscire a tornare indietro. May December non è forse il miglior film di Todd Haynes, ma è senza dubbio un'ottima prova di regia e, soprattutto, uno splendido duetto tra attrici.
Redazione
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