venerdì, 23 Aprile, 2021

45 years

Ad una settimana dalla festa per il loro quarantecinquesimo anniversario (45 years) di nozze, la coppia navigata di ex-professori di filosofia, Kate (Charlotte Rampling) e Geoff (Tom Courtenay) Mercer, abituata ormai a vivere placida nella perfetta e pacifica routine di campagna inglese, viene scossa dall’arrivo di una notizia.

E’ stata ritrovata Katia, la fidanzata con cui Geoff aveva una relazione prima di incontrare Kate, ragazza con la quale l’uomo visse anni splendidi, selvaggi e appassionati, rimastagli nel cuore non meno della voce acuta e sottile con cui svanì precipitando nel dirupo di un ghiacciaio svizzero su cui entrambi si erano avventurati per raggiungere l’Italia: quarantacinque anni dopo, la neve si è sciolta e il ghiaccio l’ha rivelata intatta, addosso ventisette anni di bellezza e segreti, esattamente com’era quando perse la vita lasciando Geoff , che l’amava sopra ogni cosa, solo.

45 years

Da questo momento in poi la vita dei due coniugi non è più la stessa: sottile e progressiva si insinua la memoria di Katia, l’altra donna, una persona che probabilmente non ha mai abbandonato del tutto la fantasia e il cuore di un uomo ormai anziano, la cui moglie coetanea si ritrova a domandarsi cosa sappia veramente di chi gli dorme accanto e cosa abbia legato se stessa all’individuo con cui ha scelto di condividere metà vita.

Tornano il fumo, come insana abitudine del tempo che fu, i silenzi che eludono domande e le risposte che schivano problemi; se prima ogni spostamento del malfermo Geoff era rimesso a Kate che l’accompagnava in macchina fino in città per ogni occorrenza, ora l’uomo sale da solo sugli autobus, si ferma stanco e smarrito sulle panchine in strada, si rinchiude in mansarda tra i ricordi della sua vita precedente alla ricerca di chissà quale vampa di giovinezza, si informa sui ghiacciai svizzeri, è insofferente di cene, appuntamenti e chiacchiere con amici vecchi e nuovi e tra le sue preoccupazioni latita il prossimo anniversario di matrimonio.

45 years

Vive come ipnotizzato da una ferita mentale ed emotiva che sembra inghiottirne la lucidità, inchiodandolo più al mondo dei morti che a quello dei vivi. A Kate resta il delicato compito di sostenere l’enigma: affrontare o tacere; recriminare o perdonare.

Ispirato in modo spericolatamente libero al racconto In another country di David Constantine, il film porta la firma britannica e la classe lineare di Andrew Haigh, già apprezzato regista di Weekend, lungometraggio del 2011 sulla nascita di un amore omosessuale, e vanta numerose candidature a diversi premi, non ultimo il David di Donatello per il miglior film dell’Unione Europea, ed una partecipazione in concorso al Festival di Berlino 2015, che è valsa a Charlotte Rampling, leonessa magnetica di tenerezza inquieta e struggente e al collega Tom Courtenay l’Orso d’argento per le migliori interpretazioni femminile e maschile e per l’attrice la prima candidatura agli Oscar 2016.

45 years

Delicatissmo e composto menàge di coppia non più giovane, la storia vibra di trattenuta fibrillazione per la riscoperta di una verità emotiva che non ha trovato definizione nel passato ed ora sembra chiedere il conto non per quanto accaduto ieri, ma per quanto è in corso oggi: il ricordo di ciò che è stato è in grado di far prendere decisioni condizionanti per la vita presente, in modo più o meno consapevole; e di queste mancate scelte o insospettabili convinzioni bisogna rispondere a se stessi e agli altri, soprattutto se si ha qualcuno affianco.

Così Kate vede sgretolarsi l’individuo che ha sempre amato, perdere la forma che aveva o che lei gli aveva conferito e assumere contorni sfocati: lui non è più la sua certezza, i sentimenti reciproci sono messi alla prova in modo silente ma non meno destabilizzante e mandano in confusione il rapporto; non solo perché in questa emblematica settimana di preparazione all’anniversario, forse il marito non sembra amare più la moglie come ieri accadeva e come oggi si richiederebbe, ma perché forse, quello stesso marito che pronuncerà il discorso in suo onore davanti a tutti gli amici invitati per consacrare in gloria i primi quarantacinque anni del loro matrimonio, forse, proprio quel marito lì, non l’ha mai amata.

45 years

Nel dilemma c’è una differenza, e non di poco conto; uno sfregio non esclude l’altro, lo potenzia. Ma Haigh, in pieno esercizio di eleganza inglese, sa che una distanza così non si può spiegare; la devi solo attendere.

Così è più il non detto a tessere le linee di questo rapporto prigioniero del passato che il detto: la parola è un impaccio doloroso, mentre il gesto libera la tensione stratificata; ogni battuta compone e ricompone il disordine e la fragilità che i due protagonisti, perfetti comprimari, non lasciano scappare mai esplicitamente, persino quando si guardano occhi negli occhi.

Come se la verità non ci potesse albergare con il suo intero peso una volta raggiunta una certa età: meglio non dirsela, meglio raccontarsi che sì, la scelta che si è fatta è quella giusta, la casa, il cane, non avere figli, la carriera, tutto doveva essere così e non altrimenti.

45 years

L’ambiente che circonda la coppia ne assume le geografie sentimentali: è una campagna in pieno autunno, con i colori, il profumo ed il retaggio della bella stagione conclusa, esattamente come sono moglie e marito; il vento in sottofondo costante, sussurra presenze-assenze di una certa importanza, che generano ansie e confronti. Si alternano interni compassati ad esterni centellinati, fotografati in una luce bianca, a volte rarefatta come lo stallo di ghiaccio che ha scoperchiato il segreto inconsunto su cui ci sembrava si fondasse un solido amore.

Ritmo lento e schematicamente cadenzato in una sorta di cronaca quotidiana della fatidica settimana in cui tutto cambia: non ci sono guerre, conflitti fisici, scenate o grida di cui tanto non può fare a meno certa contemporaneità; è una crudele rivoluzione copernicana che avanza inesorabile in punta di piedi, non fa rumore eppure sposta l’orizzonte in un bilico pericoloso più di ogni schianto.

45 years

E ci si barcamena tra il penoso equilibrio di Geoff sperduto nel mantenere la situazione sotto controllo o nel riprendere ad oltre settant’anni il filo della storia più importante e più breve della sua vita, senza perdervi il senno, e lo straniamento insicuro e sofferente con cui Kate prova a bandire la sensazione odiosa di non essere mai stata abbastanza, di aver rappresentato la sostituta di un’altra, di non essere appartenuta, veramente, a nessuno.

Magistrale l’ascolto di cui i due attori danno esempio in scena: Courtenay, smarrito ed ostinato cavaliere british, vulnerabile e scontroso, scompare tra le immagini di ciò che era o avrebbe potuto essere, stretto in una rincorsa impari con la sua giovinezza, sul punto di crollare più volte, ma sempre sorretto o schiaffeggiato dall’amore ordinario, quieto, imperterrito della Rampling, che attraverso le geometrie parlanti del suo corpo e dei suoi sguardi, si impone con garbo e rigore come l’ostacolo alla dissoluzione del marito, lo scudo alla morte interiore ed esteriore che darebbe il colpo di grazia al loro micro mondo quotidianamente costruito con toccante, fraterna, devozione reciproca.

45 years

Finale perfetto e lancinante, trabocca di verità e comunica a pieno la compiuta dinamica dei sentimenti: lui tenuto su da due fili, lei “bambola” caduta.

L’amore e la sua verità sono il campo minato della pace borghese, non hanno peso specifico preponderabile e non risparmiano gli anni che si accumulano; stravolgono l’ identità di chi vi si imbatte e quella di chi spergiuriamo sia sincero; sono, come suggeriva Smoke gets in your eyes, la canzone dei Platters suonata al matrimonio di Kate e Geoff, il fatidico fumo negli occhi.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Alla vigilia del loro 45.anniversario, Kate e Geoff vengono a sapere che il corpo di Katia, ex fidanzata amatissima da Geoff, precipitata in un dirupo di ghiaccio, è stato ritrovato intatto. La relazione tra i due coniugi non sarà più la stessa. Crudele eleganza inglese, essenzialità dolorosa, per un dramma sentimentale profondo, che parla poco, ascolta molto, in costante equilibrio tra resistenza e resa. Orso d'argento come miglior interpreti alla coppia Rampling-Courtenay; prima nomination agli Oscar per la Rampling con questo ruolo.
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.
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