martedì, 19 Ottobre, 2021

Your Name Engraved Herein

È il 1987 e dopo 38 anni a Taiwan viene abolita la legge marziale. In un anno di profondo mutamento per il paese, si sviluppa la storia d’amore tra Birdy (Tseng Jing-Huan) e Jia-Han (Edward Chen), che si conoscono in un collegio maschile, in cui, come dice uno degli stessi docenti, la legge marziale vige ancora. In quell’anno i cambiamenti avvengono anche nella scuola, quando è costretta ad aprire anche alle donne portando scombussolamenti non solo alla scuola ma tra i due inseparabili amici. Jia-Han comincia a capire che cosa è lui e che cosa vuol dire gelosia, mentre il più ribelle Birdy si adatterà a una relazione con la compagna Ban-Ban.

Uscito nel 2020 e diventato presto il più grande successo di pubblico a Taiwan per un film LGBT, Your name engraved herein è il primo successo internazionale del regista Kuang-Hui Liu, conosciuto anche come Patrick Liu, che è arrivato a essere rapidamente distribuito anche da Netflix. E in effetti, lo merita tutto. Nonostante prima di lui solo un altro regista Taiwanese avesse raggiunto così tanta fama per un film LGBT, ovvero Ang Lee con il Banchetto di nozze, una frizzante commedia degli equivoci del 1993. Your name engraved herein è però tutt’altro che una commedia e passa in modo un po’ farraginoso dall’intimismo realistico al melodramma urlato.

La prima metà infatti funziona molto bene. La tensione tra i due ragazzi non è mai enfatizzata ma risulta palpabile, dai piccoli gesti, dalle piccole richieste di aiuto, dalla complicità, sicuramente presente, dei due attori. Come ambientazione e effetto nostalgia ricorda molto da vicino Chiamami col tuo nome, per cui ci si avvicina come stile e rimembranza degli anni ’80, ma anche nel cercar di ricavare, questa volta in un ambiente austero come quello del collegio maschile, un piccolo Eden di libertà a disposizione solo dei due giovani, continuamente rimbeccati da una società ancora pesantemente presente. Man mano che il film va avanti però, le emozioni non riescono a stare più sotto la superficie e fuoriescono prepotenti, soprattutto, non sorprendentemente, nel caso di emozioni di repressione e di vergogna, che ci si possono aspettare dal tipo di ambientazione.

E’ interessante notare però il rapporto tra i due personaggi e come l’autore gioca con le aspettative. Birdy è il ribelle tra i due. Più volte nel film viene detto che chi si chiama Birdy è un tipo strano. È il tipico outsider che si ribella più volte allo status quo (per esempio la scena che vede coinvolta Ban-Ban nella banda) e ad espliciti atti di violenza omofoba. Quindi, quando il protagonista Jia-Han, più remissivo di Birdy, prende coraggio proprio grazie alle azioni dell’amico a esplorare e accettare più a fondo i suoi sentimenti, la reazione contraria di Birdy arriva come un pugno nello stomaco, a noi e allo stesso Jia-Han. Si ha quindi verso metà del film non solo un cambio di tono notevole, dal dimesso al mélo, ma soprattutto un’inversione completa di ruoli e di personalità. Birdy diventa improvvisamente quello più titubante, mentre Jia-Han prende progressivamente coraggio e accetta finalmente chi è veramente.

La scena finale ha generato opinioni contrastanti. Alcuni la vedono come immensamente triste, un testamento nostalgico di ciò che non potrà mai essere. Invece potrebbe essere interpretata come un ritorno all’euforia dell’adolescenza, non tanto dei corpi, ormai invecchiati, ma delle anime e della positività di quei due vecchi innamorati che finalmente possono vivere in un mondo che li accetta con la gioia tipica della giovinezza, in quanto giovani, finalmente, dentro, come mai lo sono potuti essere. Sono due interpretazioni entrambe valide, ognuna delle quali non prescinde infatti dal tono agrodolce e dimesso del finale, sospeso e ambivalente come quello in Lost in Translation. Il finale rientra sicuramente tra le scene più potenti, anche se gli esempi non mancano: in scene come quella nella doccia, o quella al mare, la macchina da presa non si stacca dal disagio della situazione, e costringe lo spettatore a osservare e a caricarsi di tutte le emozioni, anche contrastanti, della scena.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
performance
emozioni

SINOSSI

Un ritratto drammatico che alterna momenti di delicata intimità ad altri di emozioni che erompono come vulcani, Your name engraved herein è un potente inno all'amore, nonostante qualche caduta di tono.
Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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