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Una pallottola spuntata – Prima del ritorno c’era solo il caos (e Leslie Nielsen)

Con l’arrivo nelle sale del quarto capitolo della saga, appare difficile non tornare con la memoria alle origini di Una pallottola spuntata, fenomeno comico che ha saputo ridefinire la parodia cinematografica tra gli anni ’80 e ’90.

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Uscito nel 1988 e diretto da David Zucker, The Naked Gun: From the Files of Police Squad! (o Una pallottola spuntata) è la più celebre pellicola del trittico comico firmato Zucker-Abrahams-Zucker (alla loro opera seconda dopo “L’aereo più pazzo del mondo”) e capace di rivoluzionare per sempre la comicità slapstick americana. Protagonista assoluto è Leslie Nielsen, nei panni dell’iconico tenente Frank Drebin, un poliziotto tanto zelante quanto disastrosamente incompetente.

Il film, nato come espansione cinematografica della sfortunata ma geniale serie televisiva del 1982 Police Squad! (il cui titolo, sulla scia del successo del film, divenne “Quelli della pallottola spuntata”) e prodotto dalla Paramount Pictures, riscosse un successo clamoroso al botteghino, ma il suo impatto sulla comicità visiva e verbale è ciò che lo ha reso, ancora oggi, un punto di riferimento per chiunque provi a far ridere con intelligenza, senza però prendersi troppo sul serio.

Una pallottola spuntata – Trama

Il focus della storia ruota attorno al tenente Frank Drebin (interpretato brillantemente da Leslie Nielsen), un membro della Squadra di Polizia di Los Angeles il cui atteggiamento serio e impassibile si contrappone in modo comico alla sua goffaggine e alla sua totale incapacità nel gestire le situazioni più disparate. La vicenda prende il via quando Drebin viene incaricato di proteggere la regina d’Inghilterra Elisabetta II (Jeannette Charles), in visita negli Stati Uniti e minacciata da un complotto terroristico che potrebbe trasformare un rinomato evento sportivo come una partita di baseball in un’autentica tragedia.

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Tra inseguimenti rocamboleschi, equivoci esilaranti e situazioni paradossali, il tenente si troverà spesso a combinare disastri peggiori del crimine che cerca di sventare, trascinando sul suo cammino una lunga serie di personaggi bizzarri e caricaturali. Il suo modo di agire, apparentemente metodico ma in realtà intriso di puro caos, si presta a smontare uno a uno i cliché dei film polizieschi e dei thriller d’azione, trasformando ogni scena in una parodia irriverente e brillante. In questo contesto, Una pallottola spuntata si conferma così un capolavoro della comicità slapstick, capace di unire satira, parodia e umorismo fisico in un ritmo incalzante che ancora oggi diverte e conquista il pubblico.

una pallottola spuntata

Una pallottola spuntata – Recensione

Per poter sviscerare la potenza demenziale de “Una pallottola spuntata” non si può però non partire dalla sua punta di diamante, il tenente Frank Drebin, interpretato con grazia e assoluta iconicità da Leslie Nielsen, un attore fino a pochi anni prima legato a ruoli di ben altro registro in un terreno cinematografico più serioso come quello del thriller politico o della fantascienza. Proprio il passato dell’attore canadese – naturalizzato statunitense – spinse il trio registico, composto da David Zucker, Jerry Zucker e Jim Abrahams, a sceglierlo; gli stessi fratelli Zucker, inoltre, inserirono nel cast del primo Una pallottola spuntata anche la loro madre Charlotte, nel film nei panni della signora Dominique, e il giocatore di football americano O. J. Simpson nel ruolo dell’agente Nordberg.

Tale scelta di casting, riflette perfettamente l’approccio creativo del trio, oltre che l’obiettivo di quest’ultimo: costruire una commedia in cui l’assurdo convive con un’ambientazione poliziesca standardizzata ma anche eterogeneamente popolata da personaggi che, pur inseriti in situazioni grottesche, vengono trattati con lo stesso rigore del filone dell’azione e del thriller che tanto hanno reso celebre negli anni la saga dell’agente zerozerosette. Il risultato è un universo narrativo in cui l’umorismo non nasce da battute esplicite o dalla ricerca del comico fine a sé stesso, bensì dall’imperturbabile serietà con cui i protagonisti affrontano eventi via via più improbabili. È proprio in questo contrasto – tra l’aderenza formale ai codici del genere e il caos crescente che li travolge – che Una pallottola spuntata trova la sua cifra stilistica più riconoscibile e duratura.

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L’arte del caos

Uno degli elementi capaci di rendere in tal senso Una pallottola spuntata un caso unico nella storia della commedia è il suo irresistibile stile comico fondato su una miscela di slapstick fisico, giochi di parole, gag visive a cascata e un ritmo narrativo serratissimo. La regia di David Zucker adotta qui la grammatica del cinema d’azione e dei polizieschi “seri”, per poi sabotarla dall’interno: inquadrature studiate, montaggi tesi e musiche solenni creano un’atmosfera apparentemente drammatica che diventa il terreno ideale per far esplodere l’assurdo. Non ci sono tempi morti, e ogni scena contiene più livelli di humour, dal gag immediato a quello meno intuitivo presente sullo sfondo.

Tra le scene iconiche, impossibile non citare l’episodio allo stadio, in cui Drebin, nel tentativo di sventare l’attentato alla regina, finisce per spacciarsi per un cantante dell’inno nazionale e, poco dopo, per un arbitro di baseball, trasformando la tensione del climax in una sequenza di trovate visive che sono entrate di diritto nella memoria collettiva. Altrettanto memorabili le scene di inseguimento iniziale, tra cui la parentesi iniziale che, accompagnando i titoli di testa della pellicola, traccia il tessuto dei film polizieschi anni ’70 con un crescendo di situazioni improbabili, mantenute però in una messa in scena rigorosa.

Una pallottola spuntata

In conclusione

Una pallottola spuntata resta, a più di trent’anni dalla sua uscita, un esempio raro di commedia capace di unire intelligenza, ritmo e versatilità. La sua forza non risiede solo nelle gag irresistibili, ma nella costruzione di un mondo coerente in cui ogni elemento – dalla regia ai personaggi secondari – lavora per alimentare il contrasto tra serietà apparente e caos totale. È proprio questa combinazione a renderlo ancora oggi un punto di riferimento, capace di far ridere nuove generazioni senza perdere il proprio smalto. Con il quarto capitolo della saga in arrivo, il film di David Zucker dimostra quanto un certo tipo di comicità, se ben orchestrata, possa davvero superare il tempo e le mode.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Una pallottola spuntata è un demenziale quanto esilarante mix tra risate, gag dell'assurdo e tasselli di caos puro
Redazione
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