HomeRecensioni FilmUn giorno di ordinaria follia: l'illusione dell'uomo perbene

Un giorno di ordinaria follia: l’illusione dell’uomo perbene

Un giorno di ordinaria follia è un film del 1993 diretto da Joel Schumacher (8mm – Delitto a luci rosse) e presentato alla 46esima edizione del Festival di Cannes. Il titolo originale, Falling Down, richiama perfettamente l’arco narrativo del protagonista che progressivamente sprofonda in una spirale di rabbia, disperazione e violenza. A interpretare questo personaggio estremamente complesso e sfaccettato è un magistrale Michael Douglas. L’attore riesce a dar vita ad un essere umano in lotta con le sue stesse pulsioni animali, imprigionato tra il desiderio di “tornare a casa” e un mondo che sembra fare di tutto per impedirglielo. Schumacher dirige un film enigmatico, ingannandoci con quelle stesse “scorciatoie cognitive” con cui siamo soliti interpretare la realtà. Così la pellicola ci invita a rivedere le nostre certezze, scontrandoci con un uomo che fa della “normalità” il suo costume e della rabbia il suo unico modo di esprimere il disagio.

Michael Douglas

Un giorno di ordinaria follia: Trama

Los Angeles. William “Bill” Foster (Michael Douglas) fino a poco tempo prima era uno dei classici americani medi degli anni ’90. Macchina, giacca e cravatta, lavoro sicuro e moglie e figli che lo aspettano a casa. Ma ora è un uomo in decadimento. Ha perso il lavoro in un’azienda che fabbrica missili per il Dipartimento della difesa, ha divorziato dalla moglie Elisabeth (Barbara Hershey) e non vede la figlia Adele da tempo per via di un ordine restrittivo. Una mattina, incolonnato nel traffico, decide di scendere dall’auto e “tornare a casa” per il compleanno della figlia. Una serie di eventi faranno scatenare la sua rabbia e la sua frustrazione che lo porteranno a compiere una serie di atti estremi. Un poliziotto (Robert Duvall), all’ultimo giorno prima della pensione, si mette sulle sue tracce.

Michael Douglas

Un giorno di ordinaria follia: Recensione

Un giorno di ordinaria follia si apre con un primissimo piano di Bill Foster, per poi allargarsi sempre di più per presentarci il nostro protagonista. Un uomo bianco di mezza età, con capelli corti brizzolati e occhiali, indossa una camicia bianca a maniche corte con un taschino, in cui sono riposte ordinatamente diverse penne. Porta una cravatta perfettamente annodata, che completa il suo aspetto curato e preciso. L’emblema di una persona a cui affideresti le chiavi di casa per permetterti un rilassante fine settimana al mare. Ecco perché involontariamente siamo propensi a tifare per Bill fin dal principio. La sua apparente normalità ci rassicura. E così, finiamo per giustificare tutto ciò che verrà in seguito, fino alla definitiva frattura delle nostre certezze, nel momento in cui comprendiamo la follia che si cela dietro l’illusione della normalità.

La sceneggiatura intreccia una serie di eventi che porteranno la frustrazione di Bill sempre a un livello successivo, trasformandolo in una bomba a orologeria. La società ha contribuito al suo decadimento. Si sente smarrito e abbandonato e persino la sua casa, simbolo di sicurezza e stabilità, gli è stata negata per via di un ordine restrittivo che lo tiene lontano dalla sua famiglia.

Così, nel bel mezzo del traffico mattutino di una torrida giornata d’estate, in un chiaro omaggio alla scena iniziale di 8 1/2 di Federico Fellini, qualcosa nella mente di Bill si spezza. Il desiderio, che ben presto si trasforma in un bisogno irrinunciabile, di rivedere la moglie e la figlia lo spinge a intraprendere un viaggio verso “casa”, degno di un’Odissea moderna, in cui la sua frustrazione si trasforma progressivamente in rabbia, spingendolo a picchiare, minacciare e perfino uccidere chiunque osi ostacolarlo.

Pubblicità
Un giorno di ordinaria follia

Violenza e giustizia

Un giorno di ordinaria follia, con i suoi attacchi ai grandi simboli americani, estendibili alla cultura occidentale, si configura come una critica alla società moderna, dove l’individuo è lasciato solo a confrontarsi con un mondo in continuo cambiamento. Bill diventa il simbolo del cittadino medio, impotente di fronte a una realtà che lo esclude e lo sostituisce.

Una coca-cola che costa 85 centesimi, quando negli anni ’60 ne bastavano 50. Un’hamburgheria che smette di servire la colazione proprio mentre sei in fila perché sono scoccate le 11:30. Comprare un burger, illuso da un menu che lo mostra grande e succulento, mentre nella realtà assomiglia più a un toast. Cantieri stradali perenni, file infinite, malintenzionati che vogliono derubarti. Bill si sente messo all’angolo e non ne può più di seguire le regole solo per ritrovarsi continuamente deluso e frustrato. Non possiamo restare impassibili di fronte al suo disagio; al contrario, ci riconosciamo nella sua sete di giustizia. Ma è qui che scatta il cortocircuito, perché Bill va oltre il semplice dissenso e comincia a farsi giustizia da solo. Dopo aver trovato una borsa piena di fucili, Bill riesce a imporre la propria volontà, ottenendo ciò che vuole, esaudendo quel bisogno di ascolto negato da troppe persone.

Aggressività e violenza si intrecciano al bisogno di riscatto, trascinando Bill in una spirale dalla quale non può più fermarsi. Così ci troviamo di fronte a domande esistenziali: è davvero necessario ricorrere alla forza per farsi ascoltare? La violenza è l’ultima via rimasta?

Un giorno di ordinaria follia

Normalità illusoria e giustificazione

La pellicola ci induce volontariamente a stare dalla parte di Bill. Eppure, a un certo punto, ci rendiamo conto che sotto la maschera dell’uomo oppresso dal mondo intero, si nasconde un personaggio violento, aggressivo e vendicativo. I vestiti, la postura e l’atteggiamento schermano i nostri sensori, che non riescono a cogliere la velata ombra interiore che lo abita. I campanelli d’allarme vengono confermati dall’ex moglie, la quale afferma l’indole violenta del marito e la paura che questo stia venendo per ucciderli.

Pubblicità

Una moglie lasciata sola da quello stesso stato che pretende di farsi paladino della giustizia, ma incapace di cogliere il grido d’aiuto di una donna. D’altra parte, abbiamo un poliziotto prossimo alla pensione, in cerca di Bill, che trova in questo caso un motivo di riscatto personale dopo una vita passata a reprimere i propri desideri.

Bill porta dentro di sé un disagio che cresce inesorabile, silenzioso, senza che nessuno sembra in grado di cogliere. È soffocato dall’immagine impeccabile della “brava persona” che mostra al mondo.

Ed è qui che una domanda sorge spontanea: “Siamo sicuri di riuscire a distinguere i buoni dai cattivi?

Un giorno di ordinaria follia

Conclusione

Un giorno di ordinaria follia” è un film che intreccia numerosi temi e dà vita a un protagonista enigmatico, la cui trasformazione accompagna e sostiene l’intero sviluppo della storia. Una pellicola che non si ferma alle apparenze, ma scava nell’animo dei suoi personaggi, rivelandone fragilità, contraddizioni e zone d’ombra.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Enigmatico, controverso, violento.
Cristian Bucolo
Cristian Bucolo
Adoro il cinema e la scrittura. Ho sempre sognato di innamorarmi ballando il tip-tap, fare viaggi interstellari, cercare tesori dell’Antico Egitto o viaggiare nel tempo. Ho pensato che non avrei mai provato l’emozione di queste esperienze, ma poi ho scoperto la settima arte e la recitazione. Adoro i film di Damien Chazelle, la comicità nelle sceneggiature di Billy Wilder e mi affascinano le pellicole di John Huston. Credo che il cinema possa farti guardare il mondo da un’altra prospettiva e scrivendo vorrei poter contribuire a diffondere questa visione.

ULTIMI ARTICOLI

Enigmatico, controverso, violento.Un giorno di ordinaria follia: l'illusione dell'uomo perbene