The Wandering Earth

Il 2018 è stato un anno intenso per l’industria cinematografica della Cina continentale. Il box office da record con 60 miliardi di yuan, la produzione popolare si è estesa ad una varietà di generi mai vista finora nelle sale, una nuova generazione di autori si è affacciata all’orizzonte, e il cinema nelle sale parla sempre più lingue straniere. Ma è stato anche un anno altrettanto turbolento dal punto di vista della legislazione di settore, scosso dalle misure restrittive sugli incentivi fiscali provinciali, non conformi al modello nazionale, che hanno paralizzato l’industria del cinema a vari livelli e per lunghi periodi. Troppo grande per fallire, il mercato locale ha dovuto cominciare a fare i conti con gli effetti collaterali della crescita e dello sviluppo straordinari degli ultimi anni e ha quindi dovuto inventarsi nuove modalità produttive. Fra queste si è affermata l’idea di realizzare il primo kolossal fantascientifico della storia di questo Paese.

The Wandering Earth

S’intitola The Wandering Earth, è basato sulla novella omonima di Liu Cixin del 2000 ed è uscito in sala lo scorso febbraio, durante il Capodanno cinese 2019. Un vero e proprio film-evento, questo diretto da Frant Gwo, che in breve tempo ha sbancato il botteghino e ottenuto di essere distribuito sul mercato internazionale da Netflix. Ora il film è visibile proprio su questa piattaforma e si presenta come un oggetto anomalo, evidentemente modellato su cult americani del genere disaster movie come The Day After Tomorrow (2004) di Roland Emmerich e Sunshine (2007) di Danny Boyle, ma con una strizzatina d’occhio a lavori più recenti come Snowpiercer (2013) di Bong Joon-ho e Valerian e la città dei mille pianeti (2017) di Luc Besson, già di per loro derivativi. L’anomalia si rivela nel momento in cui lo collochiamo in questo panorama e ne rileviamo, al di là dei cliché della distopia e di certi elementi convenzionali, le ben più curiose peculiarità.

The Wandering Earth

Infatti, mentre l’intreccio si rivela poco originale, i personaggi ricalcano quelli delle pellicole sopra citate e non solo, effetti speciali e scenografie non stupiscono e il ritmo nel complesso non tiene, altrove The Wandering Earth si rivela interessante e quasi sorprendente. In particolare, colpisce l’esplicita posizione governativa di alcuni momenti narrativi come quello che vede i protagonisti precipitarsi in direzione dei territori equatoriali alla ricerca di materie prime come la Repubblica Popolare sta facendo in Africa nella realtà. Oppure, se appena pratici di cultura cinese, fa sorridere constatare come vengono scelti i fortunati che a un certo punto della storia vanno a vivere nelle città sotterranee: pescati a sorte. Non c’è spazio per quel classismo che il cinema hollywoodiano ama mettere alla berlina, non sono i ricchi a passare avanti. Il capitalismo com’è concepito in Cina ha a che fare sì con l’affermazione personale ma non con una forma di sopraffazione. Semmai la lotteria diventa metafora conciliatoria (e ridicolmente propagandistica) di una sorta di predestinazione.

The Wandering Earth

Al tiro delle somme, potremmo anche consigliare The Wandering Earth agli appassionati del genere ma non senza mettere in guardia questi ultimi nei confronti dell’esplicita destinazione territoriale della pellicola. Il film di Frant Gwo, noto per il romanzo di formazione romantico My Old Classmate (2014), si presenta come un prodotto facilmente esportabile perché girato in inglese ma al tempo stesso è profondamente legato all’autoracconto, assai retorico, di un determinato sistema sociopolitico. Lo spettatore designato di questo film è quello medio cinese e su questo non c’è alcun dubbio. Per il resto, ci si diverte a riconoscere i riferimenti visivi e a raccogliere ciò che di buono rimane della lunga tradizione sci-fi. Alcuni passaggi, almeno sul piano dei costumi e degli ambienti, ricordano Hellboy (2004) di Guillermo Del Toro, ma è solo l’ennesima conferma che laggiù hanno un debole per il fantasy e il mistero, l’avventura e il pericolo. E per i sentimentalismi.

Voto Autore: 2.5 out of 5 stars