The Vigil, un film da riscoprire
Il nome di Keith Thomas è salito alla ribalta perché scelto come regista di Firestarter, remake tratto dal libro L’incendiaria di Stephen King. Probabile che questa decisione, arrivata negli ultimi mesi del 2019, sia nata proprio dall’aver visto The Vigil, il suo esordio prodotto da Blumhouse. Uscito in Italia il 10 settembre 2020, in piena pandemia, probabile che ne sia stato vittima e di conseguenza passato in sordina e sottovalutato. The Vigil è un horror etnico-religioso che affonda le proprie radici nella tradizioni ebraiche più profonde, senza dubbio un punto di partenza originale da cui trarre spunti interessanti. Provoca brividi sinceri e sarà impossibile distogliere lo sguardo, perché avvincente come pochi altri film recenti appartenenti al genere.
The Vigil: la trama
Yakov è un uomo di religione ebraica la cui fede, però, vacilla da tempo. Dopo aver perso il fratellino minore, evento di cui si ritiene responsabile, si è allontanato dalla sua comunità. In evidenti difficoltà economiche, accetta la proposta del rabbino Shulem di fare da shomer all’anima di un defunto, ruolo che aveva già ricoperto in precedenza e da cui può ricavare del denaro. Nella religione ebraica lo shomer è colui che veglia il morto in casa la notte prima del funerale, così da confortare la sua anima con le preghiere. Si reca quindi in casa Litvak per fare da guardiano al defunto Ruben. In casa trova solo la vedova, anziana e malata da tempo. La donna va a dormire, Yakov deve restare lì solo cinque ore che si riveleranno le più lunghe e terrificanti della sua vita.

Jakov, da solo contro il suo passato
Il film di Keith Thomas non ha sbavature né mancanze, è un horror che centra l’obiettivo per cui è nato. Incute timore, anche i più coraggiosi non potranno fare a meno di provare un brivido lungo la schiena e immedesimarsi in Jakov che, da solo e al buio in una casa sconosciuta, dovrà affrontare il trauma più grande del suo passato e il motivo all’origine dei suoi disagi. Il protagonista, sulle cui spalle poggia l’intero film, è ben caratterizzato e interpretato da Dave Davis. Il malessere che si porta dietro non viene subito svelato, ma dei flashback nei momenti di svolta della trama riveleranno il suo senso di colpa. Jakov crede d’essere la causa della morte del suo fratellino, entrambi presi di mira e discriminati da quelli che oggi definiremmo bulli. Quel dolore è ciò di cui il demone si nutrirà la notte della veglia. In casa Litvak si aggira il Mazik, termine con cui nel Talmud si indicano demoni invisibili dannosi che una persona potrebbe incontrare nella quotidianità. L’entità maligna, dapprima legata al defunto Ruben, è ora desiderosa di “nutrirsi” di Jakov il cui passato irrisolto lo rende preda facile del Male.

Ispirato al capolavoro di William Friedkin
Keith Thomas ha rivelato in varie interviste d’aver voluto creare un nuovo Esorcista, ma con le tradizioni ebraiche invece che con quelle cristiane. The Vigil è un horror che gioca molto sull’atmosfera e ne fa il suo punto di forza. Inoltre l’idea di esplorare una cultura di cui molti ignorano riti e tradizioni lo rende particolarmente originale e atipico nel panorama contemporaneo del genere. Girato quasi interamente in un unico ambiente, casa Litvak, ne riesce ad utilizzare tutti gli spazi con cognizione di causa, ma pur essendo abbastanza arioso registicamente parlando crea situazioni davvero angoscianti e claustrofobiche, soprattutto nei momenti in cui il campo è interamente occupato in primo piano dal viso di Jakov. Un contributo fondamentale è dato dalla fotografia particolarmente cupa che rende palpabili i momenti clou del film. Si nota come tutti gli elementi tecnici e stilistici si incastrano e sostengono a vicenda e il risultato è un film efficace e pauroso senza strafare. Il finale non è poi così liberatorio come il confronto tra Jakov e il demone farebbe presupporre, quasi a voler dire che, anche se affrontato, il dolore resta sempre in minima parte dentro e con noi.
